domenica, 05 aprile 2009
....in realtà ci sarebbero ancora tante cose di cui parlare. Il punto è che hanno poca attinenza con la dipendenza affettiva, o sulla dipendenza in generale... o forse sono attinenti ma in un modo "diverso", in un modo che a prima vista non vedevo correlato.
E' che parlare della dipendenza non è semplice. L'immagine che normalmente si ha è quella del tossico.... quella di qualcuno che ha bisogno di un qualcosa in un modo così netto e immediatamente deleterio..... un bisogno palesemente malsano.... la cosa è un tantino più complessa e variegata, ci sono infinite sfumature sull'argomento.
Ad esempio il fattore tempo. E' facile individuare da una necessità immediata (in-com-pulsiva) una dipendenza, ma più questa necessità viene "diluita" nel tempo e più è difficile riconoscerla.
Un esempio semplice e pratico con l'alcool: c'è la megasbronza dopo un evento no, e c'è il cronico bicchierino giornaliero.
Indubbiamente, trai due, per "sfogare" è meglio il secondo modo, rimane comunque la questione che indipendentemente dal modo di sfogarsi, c'è qualcosa da smaltire.
Su cosa si vuole agire, cosa curare: l'effetto o la causa?

giovedì, 28 agosto 2008

26/98/2008 21:07


Solito posto ma con una grossa differenza: sono rimasto solo io, tutti i miei amici sono partiti.

Ho davanti nove giorni, qui in questo posto che dal punto di vista degli svaghi non è proprio il massimo.... se poi ci levi anche le persone, rimane solo il sole, il mare e la spiaggia..... che poi il problema non è il giorno, ma la sera.... di sera non c'è più nulla e nessuno.

Mi sa che mi tocca cambiare lo stile delle giornate spostando il baricentro verso la mattina.

Non è che non sapessi che sarebbe andata a finire così, lo sapevo e come..... e non è che non posso tornare su a Milano quando mi pare..... ci sono molte cose che potrei fare per evitare sti nove giorni in questo posto, ma penso che sono solo nove giorni e se riesco a cavare fuori qualcosa di buono qui, posso riuscirci quasi-ovunque. Inoltre tornare su al nord vuol dire riprendere le solite cose e in fin dei conti ho tutto l'anno per farlo.... qui ci sono quelle quattro cose che su non ci sono:

sole, spiaggia, mare e soprattutto niente da fare.

Un po' di “sano vuoto” ci vuole, quando mi ricapita una situazione in cui ho così tanto tempo per riflettere, leggere, osservare al tramonto i colori delle nuvole fondersi con quelli del mare?

E' una buona occasione per raccogliersi, ascoltarsi.... riprendere progetti che richiedono una quantità e qualità del tempo che difficilmente riesco a recuperare durante l'anno.

Il vuoto, l'assenza di agenti esterni (persone, impegni, preoccupazioni, etc), è una condizione che spesso provoca paura, senso di smarrimento, ma è l'unica possibilità per prendere contatto con sé stessi ed imparare cose che se no non impareresti.

Per il momento ho, addirittura, deciso di riposarmi un po' e non intraprendere ulteriori viaggi esplorativi, voglio godermi al massimo questa situazione di vuoto. Di giorni a disposizione ne ho ancora un bel po', se mi tornerà la voglia mi rimetterò al volante nei primi giorni di settembre, quando in giro non dovrei trovare più nessuno ed i parcheggi costeranno di meno.... ;-)

lunedì, 16 giugno 2008
E' arrivato il momento di incominciare ad illustrare le "nuove rivelazioni", come ho già scritto sono una camionata, quindi mi scuso in anticipo per la forma, ma ora mi preme scrivere tutto il più presto possibile.

Corpo ÷ Mente

Una notte stavo tornando a casa un bel po' provato (...) e sentivo.... sentivo il tatto della mia mano sul cambio, guardavo avanti e vedevo strade, case, senza l'interferenza del pensiero.
Il rumore dei pensieri razionali era ovattato ed io ero vuoto.
A poco, a poco, mi sono riempito di ciò che vedevo e sentivo, come fosse acqua calda che poco alla volta mi trasmetteva un senso di calore e comunione col mondo.
Si era "accesa" la parte destra del cervello*.

(*= Non ho il tempo di parlarne in modo approfondito ma, a mio parere, ci sono delle strettissime correlazioni tra parte sx e dx del cervello, Yin e Yang, e i due livelli di coscienza individuati da Alexander Lowen)

Il cervello è diviso in due parti: sinistra (sx) e destra (dx), a cui corrispondono due diverse modalità di pensiero (qui è spiegato in modo più dettagliato).
Per farla molto breve:
la modalità sx è quella astratta-teorica, la mente;
la modalità dx è quella fisica-sensoriale, il corpo.

L'uomo ha bisogno di stimoli per vivere. Gli stimoli arrivano al cervello attraverso il corpo. Se c'è poca coscienza del proprio corpo, se non si è in contatto con il proprio corpo, con il proprio sentire, vedere, entrano meno stimoli.

Un giorno ero in compagnia del mio nipote microbo: Claudio, 4 mesi e mezzo. Ad una certa attacca a piangere, essendo già apposto con pappa e cacca, lo porto a fare un giro. Di solito i bambini li prendi in braccio girati verso di te, con il loro petto appoggiato al tuo petto, con Claudio no.
Schiena verso di me, occhi sgranati ad osservare qualsiasi cosa, l'orecchio di fianco alla mia bocca, teso ad ascoltare la mia cronaca del giro...... Con lui funziona così, o gli mostri qualcosa, oppure metti su della musica...... ha bisogno di ricevere stimoli se no sclera, diventa inquieto.

La sensazione provata quella sera, quel senso di calore e comunione col mondo è qualcosa che conosco molto bene.
Tu che stai leggendo, cosa senti quando stai bene?
Io sento un calore riempirmi, la stessa sensazione di quella sera mentre tornavo a casa percorrendo una strada che conosco a memoria...... in quella situazione "anomala" mi sono sentito bene, sereno, in pace, senza che fosse accaduto nulla di rilevante.
L'unica differenza era che ero riuscito a chetare quella vocina che non smette mai di parlare..... i pensieri, la mente, per un breve periodo hanno lasciato posto al sentire, al vedere, al corpo.

Ad intuito mi viene da dire che quando si è scollegati con il corpo, la mente ha più "spazio" e tende ad andare su di giri (paranoia, inquietudine, ossessione....). Quando invece è il corpo ad avere più spazio la mente tende ad essere "sotto di giri", assente.

Penso che mente e corpo debbano essere equilibrati e con le proprie scelte si cerca, inconsciamente, di ristabilire questo equilibrio..... anche in modi molto contorti.

In che occasioni è successo di riuscire a calmare la vocina dentro, mettere da parte i pensieri del passato, del futuro e vivere il presente?

Alcune volte si cerca di abbassare il peso della mente stordendosi con l'alcool e la cannabis.
Altre volte si cerca di innalzare il peso del corpo, aumentando l'intensità degli stimoli fisici, vedi: sport estremi, situazioni adrenaliniche, sesso, cocaina.
giovedì, 12 giugno 2008
I due post precedenti non si basano esclusivamente su mie teorie personali. Non è totalmente farina del mio sacco. Non sono un genio che c'è arrivato da solo.
Per chi volesse approfondire consiglio:
Piccola nota:
Di libri nella mia vita ne ho letti tanti, da un anno e mezzo sono approdato alla psicologia (prima non ne sapevo nulla) ed ho letto moltissimi libri. Non tutti i libri sono uguali e non c'è bisogno di leggere centinaia di libri, basta beccare quelli giusti.
I tre libri elencati sono giusti.


I primi due servono ad allenare la mente per trovare i perchè. Servono a prendere coscienza, ad essere consapevoli di sé..... ma non ti aiutano nel cambiare/migliorare le cose.
Il terzo serve ad allenare la mente nel riconoscere le gabbie che continuamente ci creiamo, riconoscerle e capire come uscirne.
Questo libro cambia totalmente il modo di vedere le cose..... ti apre gli occhi.


Io credo sia importante prendere coscienza di sé, ma conoscere solo i perché non basta.
Da un punto di vista pratico l'analisi da sola non serve a niente.
Però, l'utilizzo esclusivo dell'approccio cognitivo comportamentale non mi convince. Cambiare in meglio la propria vita sarà utile, ma senza consapevolezza rischia di rimanere limitato all'intervento del terapeuta... col rischio di doverci tornare ogni qualvolta esca un problema nuovo.
Per come l'ho ricostruita serve, sia il perché, sia il come; e servono contemporaneamente.
lunedì, 09 giugno 2008
Non puoi deviare il corso di un fiume alla foce, dove la corrente è più forte. Non c'è diga che tiene..... alla foce.
Hai una sola possibilità, risalire la corrente.
Percorrere tutti gli affluenti..... tutti. Deviare il corso di ogni affluente alla fonte.
Basta dimenticarsi anche un solo affluente per mancare l'obbiettivo. Il fiume ci metterà di più a tornare così com'era, ma sarà solo una questione di tempo.

Non serve a niente imporre a sé stessi questa o quella regola, così facendo non si fa altro che imporre a sé stessi un limite, così facendo non fai altro che reprimerti.
Reprimersi di certo non aiuta a migliorare la tua vita o a stare meglio:
cercare di risolvere un problema, adottando una "soluzione" che introduce un secondo problema (il reprimersi) vuol dire ritrovarsi con due problemi invece di uno...... quindi peggiorare la situazione.
Questo modo di fare non cambia (realmente) niente, non ti porta a risolvere nulla.

Molte persone, quando stanno male, trovano il coraggio di affrontare i propri problemi. Il dolore e soprattutto: la paura di provare ancora più dolore, spronano ad andare oltre.
Il problema è che, spesso, nel momento in cui si raggiunge anche solo un piccolo miglioramento ci si adagia, ci si accontenta di quel centimetro di merda in meno.
Ho visto tante persone fare questo errore e ritrovarsi non molto tempo dopo a stare ancora peggio di prima. Io per primo.
La verità è che c'è bisogno di toccare il fondo per imparare la lezione:
andare fino in fondo non è una qualità aggiunta alla tua vita, è una necessità per poter vivere senza farsi del male, giorno, dopo giorno.

Un tipico esempio è quello di chi incomincia a prendere psicofarmaci, si sente un po' meglio, non fa nient'altro per migliore la sua vita, dopo qualche mese il corpo si abitua, ci si assuefa ed ecco che bisogna aumentare la dose...... a questo punto ci hai guadagnato una dipendenza in più e un altro problema da risolvere.
C'è modo e modo di fare le cose. C'è modo e modo di utilizzare certi "strumenti"..... non basta possedere un trapano per saperlo utilizzare senza farsi del male.....
Le istruzioni servono.
L'attenzione serve.
L'impegno per concludere qualcosa di buono è necessario, non è un "di più".

Risalire la corrente, arrivare alla radice e comprendere il perché, è l'unico modo per iniziare a cambiare veramente.