lunedì, 09 giugno 2008
Non puoi deviare il corso di un fiume alla foce, dove la corrente è più forte. Non c'è diga che tiene..... alla foce.
Hai una sola possibilità, risalire la corrente.
Percorrere tutti gli affluenti..... tutti. Deviare il corso di ogni affluente alla fonte.
Basta dimenticarsi anche un solo affluente per mancare l'obbiettivo. Il fiume ci metterà di più a tornare così com'era, ma sarà solo una questione di tempo.

Non serve a niente imporre a sé stessi questa o quella regola, così facendo non si fa altro che imporre a sé stessi un limite, così facendo non fai altro che reprimerti.
Reprimersi di certo non aiuta a migliorare la tua vita o a stare meglio:
cercare di risolvere un problema, adottando una "soluzione" che introduce un secondo problema (il reprimersi) vuol dire ritrovarsi con due problemi invece di uno...... quindi peggiorare la situazione.
Questo modo di fare non cambia (realmente) niente, non ti porta a risolvere nulla.

Molte persone, quando stanno male, trovano il coraggio di affrontare i propri problemi. Il dolore e soprattutto: la paura di provare ancora più dolore, spronano ad andare oltre.
Il problema è che, spesso, nel momento in cui si raggiunge anche solo un piccolo miglioramento ci si adagia, ci si accontenta di quel centimetro di merda in meno.
Ho visto tante persone fare questo errore e ritrovarsi non molto tempo dopo a stare ancora peggio di prima. Io per primo.
La verità è che c'è bisogno di toccare il fondo per imparare la lezione:
andare fino in fondo non è una qualità aggiunta alla tua vita, è una necessità per poter vivere senza farsi del male, giorno, dopo giorno.

Un tipico esempio è quello di chi incomincia a prendere psicofarmaci, si sente un po' meglio, non fa nient'altro per migliore la sua vita, dopo qualche mese il corpo si abitua, ci si assuefa ed ecco che bisogna aumentare la dose...... a questo punto ci hai guadagnato una dipendenza in più e un altro problema da risolvere.
C'è modo e modo di fare le cose. C'è modo e modo di utilizzare certi "strumenti"..... non basta possedere un trapano per saperlo utilizzare senza farsi del male.....
Le istruzioni servono.
L'attenzione serve.
L'impegno per concludere qualcosa di buono è necessario, non è un "di più".

Risalire la corrente, arrivare alla radice e comprendere il perché, è l'unico modo per iniziare a cambiare veramente.
lunedì, 03 dicembre 2007
Spesso si parla di emozioni, ma quante persone si sono prese la briga di approfondire l'argomento?
Mi sono ritrovato ad interessarmi di emozioni perché stavo vivendo un periodo in cui ero particolarmente emotivo. Quattro mesi fa, in un post, dicevo che volevo un ammortizzatore emotivo..... ricordo perfettamente il momento in cui scrissi quelle parole: era l'alba ed ero in treno.... lo ricordo come se fosse ieri, anzi come se fossero passati due minuti. Ci sono momenti che rimangono indelebili.....
.... purtroppo.
Emotività, emozioni, ad un certo punto è arrivato il momento di approfondire l'argomento. Non avevo mai letto un libro di neuro-biologia..... come si dice: c'è sempre la prima volta.

Tutti parlano di emozioni, io stesso molte volte le ho citate, eppure, spiegare, comprendere cosa siano le emozioni, capire il loro funzionamento e la loro funzione, non è cosa semplice. Attualmente l'unica emozione che è stata potuta studiare in modo approfondito è la paura (vedi "Il cervello emotivo: alle radici delle emozioni " by Joseph LeDoux - Baldini e Castoldi).
L'emozioni sono reazioni fisiche e psichiche, a cavallo tra la parte conscia e inconscia del cervello, che avvengono a velocità massima. Sono le reazioni più immediate, più intense, sono talmente rapide e complesse che è impossibile bloccarle. Le emozioni sono il tramite, il filo, il mezzo che ci collega alla realtà in modo attivo.
La realtà viene percepita attraverso i sensi, per fare un esempio: grazie alla vista noi possiamo distinguere forme, colori, dimensioni, profondità, distanza, etc, etc; se davanti a noi si presenta una figura di colore giallo a strisce nere, ciò che ci fa distinguere quella figura come una tigre è la vista, ma ciò che fa scattare una reazione su di noi (che sia un sussulto al cuore, un nascondersi, oppure una clamorosa fuga a rotta di collo) è l'emozione provata.
Senza l'emozioni, tutto ciò che c'è attorno, tutto ciò che ci accade, avrebbe una tonalità neutra. Il viso di una bambino avrebbe un certo colore, una certa forma, una certa consistenza, ma non sarebbe ne bello, ne brutto.
La funzione dell'emozioni è quella di valutare la realtà allo scopo di garantire la sopravvivenza dell'individuo. Ad esempio comprendere se ci si ritrova in una situazione pericolosa e "spingere" l'individuo ad avere una reazione in modo da preservarsi.

L'emozioni hanno radici che affondano nell'inconscio e rami che si propagano nella parte conscia del nostro cervello. Ripensate ad un momento nella vostra vita in cui avete avuto veramente paura....... è facile ricordarsi un momento così, ed è facile ricordare come ci si sentiva...... quell'intensità, quel sentire la paura in tutto il corpo, quel sentirsi risuonare qualcosa dentro in modo così totale, è qualcosa che arriva a profondità che vanno ben oltre il semplice ambito del conscio.
L'emozioni pescano nell'inconscio ed è per questo che riescono ad avere un'intensità ed una velocità così forte, ma si propagano anche nella parte conscia. Grazie all'esperienze cognitive costruttive, si può modificare il modo di reagire a certe emozioni.
Una persona che continua a rimanere in uno stato di dipendenza, è una persona che non ha imparato abbastanza da poter gestire in modo positivo le proprie emozioni. E dato che l'emozioni servono a valutare la realtà in modo corretto, non gestire le emozioni in modo positivo ha come conseguenza il non essere capace di valutare la realtà.

Che cos'è l'equilibrio, cosa vuol dire condurre una vita equilibrata?
E' un po' come con l'alimentazione, abbiamo bisogno di tutta una serie di sostanze: vitamine, minerali, proteine, grassi etc. Ci servono tutte, con una certa quantità, tutti i giorni o comunque costantemente secondo determinati cicli.
Non si vive di solo cibo, abbiamo bisogno anche di emozioni, abbiamo bisogno delle sostanze che vengono prodotte quando un'emozione viene generata. Abbiamo bisogno di tutte le emozioni e infatti le ricerchiamo.... perfino la paura e la tristezza, non ci sarebbe gioia senza tristezza. Ne abbiamo bisogno perchè definiscono i limiti del nostro sentire.
Ne abbiamo bisogno per testare continuamente il nostro sentire, ne abbiamo bisogno per sentirci vivi.
Il problema con le emozioni nasce quando si prova solo certe emozioni per un lungo periodo senza provare le altre: o ci si assuefa, o si somatizza, con tutte le spiacevoli conseguenze del caso.
Tanto per fare un esempio: il tipo di psicofarmaco più venduto è l'ansiolitico, ossia un farmaco che serve a limitare gli stati d'ansia. L'ansia è un emozione secondaria (ossia è la risultante della combinazione di due emozioni primarie).
Una persona "funziona bene" quando prova tutte le emozioni, con un intensità accettabile e con una frequenza corretta.
Quante volte, in un momento in cui si è tranquilli, ci si ritrova a pensare a qualcosa che ci fa soffrire, o arrabbiare, qualcosa che magari è lontana nel tempo..... dobbiamo provare tutte le emozioni (tristezza compresa), per sentirci vivi, per sentirci capaci di sentire.

Abbiamo tutti bisogno di provare emozioni, di provare tutte le emozioni, sono il nostro collegamento con la realtà, sono ciò che ci fa sentire vivi, sono ciò che ci fa riconoscere il bello, il brutto, il male e il bene. Sono ciò che ci fa sentire parte di un mondo, di un entità più grande, ma contemporaneamente soli e unici. Chi consciamente, chi inconsciamente, cerchiamo tutti di provare emozioni, impostiamo la nostra vita in modo da trovarci in situazioni in cui provare emozioni..... e così si va a teatro, allo stadio, ci si invischia in una relazione extraconiugale, ci si invischia in una tossicodipendenza, ci si tuffa da un ponte alto 150 metri, si fa i figli..... a volte si fanno tante cose belle, a volte si combina solo stronzate.
L'equilibrio lo raggiungi quando il tuo modo di vivere riesce a farti  provare tutte le emozioni, con un'intensità accettabile e con una frequenza corretta, senza fare del male ne a te, ne a nessun altra creatura.
venerdì, 13 luglio 2007
E' da un po' che mi è chiaro che il dolore, la depressione, servono a qualcosa. Sarà l'aiuto dei farmaci, sarà l'esperienza (quella positiva), ma sto tornando in contatto con me stesso e il dolore mi accarezza dolcemente per spingermi nella direzione giusta, l'unico dolore fastidioso che sto provando è quello di un paio di costole che mi sono probabilmente incrinato.... ma questa è un'altra storia.
Capita di trovarsi a contatto con persone che ti fanno male, anche se non vorrebbero. Persone a cui vuoi bene e che ti vogliono bene. Capita che ci si rende conto che l'altra persona ti fa male e comprendendo che i suoi comportamenti sono la manifestazione di un suo disagio interno, li si accetta. Si accetta di farsi fare del male.... perché in fondo si sa che quella persona ti vuole bene e non lo fa apposta a farti male.
Mi viene in mente mia madre ed io quando avevo quattro anni, li ho imparato ad accettare che la persona che amavo di più mi facesse del male.
Mi torna in mente una frase sentita durante una riunione in Co.Da.:
"ho il diritto di non partecipare attivamente o passivamente alle follie di chi mi sta vicino"
Potrebbe sembrare una frase scontata, ovvia, ma non è così. Per quanto tu possa comprendere chi hai vicino, non esiste che tu debba accettare e soffrire per i suoi comportamenti compulsivi. Ognuno si deve fare carico della responsabilità dei propri errori. Ognuno deve salvarsi da solo, non si può delegare la propria salvezza ad un'altra persona, non si può affidare la propria vita a qualcun altro.
mercoledì, 11 luglio 2007
Prima o poi arriva il momento in cui bisogna abbassare le mani e arrendersi. Arriva il momento in cui bisogna ammettere che la situazione è ingestibile e c'è bisogno di un aiuto organizzato. Se ti rompi una gamba non puoi pretendere di giocare una partita e devi ammettere che non puoi neanche camminare. Evito di cercare di fare il supereroe come al solito, evito di sopravalutare le mie capacità, per poi ritrovarmi a stare peggio. Da una vita continuo a fare questo errore e va sempre peggio. Negare i miei bisogni, le mie difficoltà, m'ha portato solo a creare un'immagine di me indistruttibile. Io non sono indistruttibile e un giorno mi sono rotto in mille pezzi. Non riesco a valutare quand'è il momento di riposarmi e tirarmi fuori da situazioni dannose.
Ho capito che non ce la faccio da solo quindi ammetto la sconfitta e da bravo bambino ricomincio da zero.
sabato, 07 luglio 2007
I pensieri vengono influenzati dall'umore, di fatto è impossibile vedere la realtà per quello che è, viene tutto "filtrato" dalla mente.
Non è così scontato capire veramente che cos'è bene e che cos'è male. Riflettendoci un attimo, se fosse così semplice capire cosa ci fa bene e cosa no, non si arriverebbe a stare male.
In buona fede, uno fa ciò che ritiene giusto, ci crede veramente che sia la cosa giusta.... poi accade di incominciare a stare male. Il corpo sa. La mente può sbagliare, può valutare facendosi influenzare dall'umore, dal passato, dalle paure..... ma prima o poi i nodi vengono al pettine: il dolore, quello fisico, arriva e a quello non si può mentire, non puoi non sentirlo, non puoi non prenderne atto.
Tornare a casa e chiedersi seriamente se è il caso di riprendere ad usare psicofarmaci. Arrivare a questo punto e chiedersi come ci sono arrivato..... come ci sono arrivato? Ma soprattutto: come uscirne?
L'uscita c'è e c'è sempre stata, è davanti a me.... è che certe decisioni sono difficili, serve solo un po' di coraggio.