giovedì, 24 settembre 2009
Leggo questa frase:

"La nostra è una società composta da individui notoriamente infelici:
isolati, ansiosi, in preda a stati depressivi e a inpulsi distruttivi,
incapaci di indipendenza, in una parola
esseri umani ben lieti di poter ammazzare il tempo che con tanto accanimento cercano di risparmiare."


(Erich Fromm - Avere o essere? - 1976)

E mi tornano in mente alcune frasi di una canzone:


[...] abbiamo perso l'euforia primigenia che provammo un giorno nel sentirci vivi
...
Pensiamo a consumarci nel farci dar retta alle nostre ricchezze,
le nostre miserie.
Anni di duro lavoro... che cosa c'è di male?
fanno tutti così,
ed io non sono diverso... non poi così diverso.

E' come quando
 non c'è più niente da fare, se non aspettare, che arrivi un altro giorno
Un altro giorno..

Abbiamo perso la memoria del ventesimo secolo
Recitiamo la speranza cosicchè qualcuno un giorno o l'altro si ricordi di noi.
....
E come sciocche comparse in un melodramma in TV giochiamo a mosca cieca con la vita,
 di cui non ci importa niente.

Di cui non ci importa niente.
(L'impero delle tenebre - il teatro degli orrori - 2007)


.... e penso che l'unica cosa che veramente interessa alle persone è anestetizzarsi, non provare dolore, non pensare al fatto che la propria vita non stia andando come la si era immaginata.
Personalmente ciò che mi interessa è uscire da questo meccanismo (di cui anch'io mi sento parte).... trovare l'uscita.
giovedì, 28 agosto 2008

20:45 16/08/2008

Mi ritrovo dopo un anno nello stesso posto in cui ho dato avvio al processo di ripacificazione con la solitudine..... e osservo le differenze, osservo quanto sono cambiato.

Stare solo è servito per prendere maggiormente coscienza di me, ritrovarsi nel silenzio, chiudere con tutti gli infiniti modi di fuggire. Trovare il coraggio di ascoltarsi, di conoscersi, di vedere i propri limiti, i propri errori. Scoprire che la propria felicità dipende da quanto si è capaci di prendersi cura di sé..... e se non ti conosci è pressochè impossibile farlo.

Dopo un anno sono cambiato: migliorato? Peggiorato?

Credo di essere un po' più completo, più capace di prendermi cura di me stesso.... ma dopo un anno incomincio ad osservare gli effetti collaterali: il mio modo di interpretare ciò che mi accade è cambiato, io sono cambiato, i rapporti con le altre persone sono cambiati ed alcuni non hanno più motivo di esistere. Tanti rapporti, alcuni molto lunghi, altri molto importanti, ora non hanno più senso.


Un giorno tocchi il fondo, da quel momento trovi l'energia per iniziare un processo di recupero-salvezza-rinnovamento-crescità. Processo che ti da tutta una serie di frutti e mai penseresti che questo processo un giorno ti sotrarrà qualcosa, di quel poco rimasto della tua vecchia vita.


Più il tempo passa e più mi tocca lasciare andare via cose della mia vecchia vita.

C'è una regola che muove tutto quello che uno fa.

Io sono cambiato, di conseguenza la mia regola è cambiata, è tante cose costruite secondo la vecchia regola, ora, non hanno più senso.


Durante quest'anno ho dovuto lasciare andare via due persone da cui non avrei mai voluto fare a meno....

le ho viste allontanarsi, affondare, sempre di più, inghiottite da quel nemico comune che come un gorgo le ha risucchiate giù. Sparite.

Dover lasciarle andare, con l'unica consolazione di sapere che la risoluzione dei loro problemi non dipendeva da me.


Lasciare andare queste due persone è stato il passo più difficile che ho mai fatto.

martedì, 15 luglio 2008
E' un periodo che purtroppo ho poco tempo per scrivere qua sul blog. Sul mio quadernino ci scrivo di continuo, ma pochi "pezzi" finiscono anche sul blog.
E' passato un anno dalla ricaduta, due quadernini.... Un anno in cui non ci sono state ricadute e di fatto ho imparato molte cose. Certe cose le impari solo affrontando la solitudine, solo da solo.... poche storie: è così.
Tempo fa durante una riunione in Co.DA. ho detto che mi mancava il toccare il fondo.... qualcuno è rimasto congelato dall'affermazione. Mi manca la lucidità, la determinazione, quella forza mischiata a pura disperazione che ti mette nella condizione di provare il tutto e per tutto..... quello smettere di cazzeggiare.
In questo anno ho imparato molte cose, ma soprattutto ho imparato che c'è qualcos'altro di totalmente diverso da imparare. Era da un po' che avevo l'impressione di girare a vuoto, cosa di cui non mi sarei accorto tanto facilmente se non avessi letto "Change", in seguito a determinati eventi è risultato più che evidente che da un po' sto girando a vuoto (diciamo pure che sto in parte cazzeggiando).
Ho passato questi ultimi giorni a rimettere in ordine le idee, stabilire una gerarchia di priorità e quindi mi sono posto un paio di domandine fondamentali:
che cos'è veramente importante? .... e perchè?

E' un periodo che sono molto inquieto, cosa che ha i suoi pro e i suoi contro.... l'inquietudine, l'ansia, ti può annichilire così come ti può spingere dove normalmente non metteresti naso.
Credo che il nostro inconscio usi molti "canali" per comprendere la realtà, molti di più del conscio che ha determinate "rivelazioni", ci arriva sempre con un certo ritardo.  Capita di sentirsi improvvisamente inquieti, senza sapere il perché, poi quando si scopre il perchè l'inquietudine, l'ansia, si scioglie via.
L'inquietudine è un segno, c'è qualcosa che il mio inconscio ha compreso, qualcosa di cui non sono ancora conscio.
Ma il punto è che questa volta è veramente grande. Il primo istinto sarebbe di scappare (perchè detto fra noi fa pure un po' male), ma so che sarebbe un errore..... mi torna in mente la sera del saggio di teatro, quando entrando in scena ho guardato negli occhi tutte le persone del pubblico..... e a pensarci bene ho fatto la stessa cosa anche con i prof della commissione di laurea il giorno della discussione......
...... in fin dei conti anche l'inquietudine va gustata, anch'essa fa parte della vita.

Questo post era giusto una piccola parentesi, ci sono un tot di cose di cui devo scrivere, ma ora la priorità è tornare sui miei passi e riordinare le idee..... ho perso di vista le cose importanti.
mercoledì, 11 giugno 2008
Ci tengo ad essere particolarmente esplicito, questa volta mi tocca.... anche perché è molto probabile che questi saranno gli ultimi post.
Quando parlo di "deviare il corso di un fiume", mi riferisco al "correggere" la traiettoria della tua vita; mi riferisco al risolvere i propri problemi.
Erich Fromm sosteneva che per risolvere i propri problemi, era necessario risolvere l'intero sistema di problemi.....
E' come se la propria vita fosse un albero cresciuto in condizioni sfavorevoli, che per ricevere la luce di cui aveva bisogno, per sopravvivere, s'era stortato crescendo in modo contorto e squilibrato.
I rami sono storti, ma anche il tronco lo è..... forzare i rami e il tronco significa rischiare di spezzare l'albero.
Ciò che può far la differenza è cambiare quelle condizioni che hanno determinato la crescita malforme. In condizioni favorevoli l'albero di certo non si raddrizza come per magia, ma da quel momento in poi cresce diritto. Senza forzature.

Da qualche parte c'è un origine dei propri problemi. Ciò che è successo nel passato non può essere cambiato, va accettato e compreso.
Non si fanno certi errori per caso..... in tutto quello che si fa c'è un desiderio più o meno conscio di cercare lo star bene. Perfino la vendetta nasce da questo desiderio...... E' che a volte si scelgono soluzioni contorte, soluzioni apparenti....
Quante volte vi è capitato di impegnarvi totalmente nella soluzione di un problema senza ottenere un risultato positivo?
A me molte volte.
Su un problema ci sono rimasto per otto anni. Otto anni per l'impegno e il coraggio che c'ho messo sono veramente tanti.
Un giorno (il 18-12-2006) mi sono sbloccato di colpo.... non è che prima ero stupido e tutto d'un tratto ho smesso di esserlo. Di tentativi ne avevo fatti tanti, molto tempo a riflettere, parlare, cercare, eppure niente..... più cercavo di cambiare la situazione e più il panorama rimaneva fondamentalmente invariato.
Le mie soluzioni erano solo apparenti, di fatto non cambiavano la sostanza del problema.
Se hai freddo ti copri di più, se hai caldo ti copri di meno, ma se sei nel deserto di giorno scoprirsi è peggio. La soluzione che conoscevi, a proposito del troppo caldo, in questo caso non funziona.
Alcuni problemi vanno affrontati seguendo un altro approccio, un approccio che non conosci, se tu lo conoscessi il problema non esiterebbe più....... detto così potrebbe sembrare un paradosso..... e infatti lo è.
I problemi che non si riesce a risolvere sono legati a situazioni paradossali create da sé stessi.

Ok, qualcuno tra sé e sé starà pensando: ".... e meno male che ci teneva ad essere esplicito..."
è difficile da comprendere perché è semplicemente un concetto difficile. Per aiutare chi legge a comprendere l'argomento lascio un giochino da risolvere:

Problema delle 4 linee

Collegate con quattro linee rette, i nove punti della figura, senza sollevare la penna dal foglio.



Mi raccomando: non imbrogliate!


lunedì, 09 giugno 2008
Non puoi deviare il corso di un fiume alla foce, dove la corrente è più forte. Non c'è diga che tiene..... alla foce.
Hai una sola possibilità, risalire la corrente.
Percorrere tutti gli affluenti..... tutti. Deviare il corso di ogni affluente alla fonte.
Basta dimenticarsi anche un solo affluente per mancare l'obbiettivo. Il fiume ci metterà di più a tornare così com'era, ma sarà solo una questione di tempo.

Non serve a niente imporre a sé stessi questa o quella regola, così facendo non si fa altro che imporre a sé stessi un limite, così facendo non fai altro che reprimerti.
Reprimersi di certo non aiuta a migliorare la tua vita o a stare meglio:
cercare di risolvere un problema, adottando una "soluzione" che introduce un secondo problema (il reprimersi) vuol dire ritrovarsi con due problemi invece di uno...... quindi peggiorare la situazione.
Questo modo di fare non cambia (realmente) niente, non ti porta a risolvere nulla.

Molte persone, quando stanno male, trovano il coraggio di affrontare i propri problemi. Il dolore e soprattutto: la paura di provare ancora più dolore, spronano ad andare oltre.
Il problema è che, spesso, nel momento in cui si raggiunge anche solo un piccolo miglioramento ci si adagia, ci si accontenta di quel centimetro di merda in meno.
Ho visto tante persone fare questo errore e ritrovarsi non molto tempo dopo a stare ancora peggio di prima. Io per primo.
La verità è che c'è bisogno di toccare il fondo per imparare la lezione:
andare fino in fondo non è una qualità aggiunta alla tua vita, è una necessità per poter vivere senza farsi del male, giorno, dopo giorno.

Un tipico esempio è quello di chi incomincia a prendere psicofarmaci, si sente un po' meglio, non fa nient'altro per migliore la sua vita, dopo qualche mese il corpo si abitua, ci si assuefa ed ecco che bisogna aumentare la dose...... a questo punto ci hai guadagnato una dipendenza in più e un altro problema da risolvere.
C'è modo e modo di fare le cose. C'è modo e modo di utilizzare certi "strumenti"..... non basta possedere un trapano per saperlo utilizzare senza farsi del male.....
Le istruzioni servono.
L'attenzione serve.
L'impegno per concludere qualcosa di buono è necessario, non è un "di più".

Risalire la corrente, arrivare alla radice e comprendere il perché, è l'unico modo per iniziare a cambiare veramente.