domenica, 05 aprile 2009
....in realtà ci sarebbero ancora tante cose di cui parlare. Il punto è che hanno poca attinenza con la dipendenza affettiva, o sulla dipendenza in generale... o forse sono attinenti ma in un modo "diverso", in un modo che a prima vista non vedevo correlato.
E' che parlare della dipendenza non è semplice. L'immagine che normalmente si ha è quella del tossico.... quella di qualcuno che ha bisogno di un qualcosa in un modo così netto e immediatamente deleterio..... un bisogno palesemente malsano.... la cosa è un tantino più complessa e variegata, ci sono infinite sfumature sull'argomento.
Ad esempio il fattore tempo. E' facile individuare da una necessità immediata (in-com-pulsiva) una dipendenza, ma più questa necessità viene "diluita" nel tempo e più è difficile riconoscerla.
Un esempio semplice e pratico con l'alcool: c'è la megasbronza dopo un evento no, e c'è il cronico bicchierino giornaliero.
Indubbiamente, trai due, per "sfogare" è meglio il secondo modo, rimane comunque la questione che indipendentemente dal modo di sfogarsi, c'è qualcosa da smaltire.
Su cosa si vuole agire, cosa curare: l'effetto o la causa?

mercoledì, 24 dicembre 2008
E' un bel po' che non scrivo.
Non avevo nulla di fondamentale da dire.

Esattamente due anni fa incominciavo questo blog, con l'intento di parlare, studiare, affrontare e sconfiggere il mio problema: la dipendenza affettiva.
Arriva un momento in cui ti rendi conto che tutto ciò che era inerente allo scopo iniziale, l'hai detto. Cos'altro aggiungere?

Ho iniziato questo blog dopo una sola settimana in cui ero venuto a conoscenza dell'esistenza della dipendenza affettiva. A mano, a mano che capivo qualcosa, lo annotavo in questo blog.
In questo spazio mi sono voluto concentrare sulla dipendenza affettiva e ho cercato di farlo in modo serio, onesto e rigoroso. Mettendoci il massimo di me stesso, senza riserve.
Impegnarsi totalmente in qualcosa è molto rischioso: se ti va male, non hai scuse..... non puoi dire che tanto non ti ci eri messo seriamente..... non puoi dire che stavi scherzando.
Il peso della sconfitta è totalmente tuo.
Dopo due anni, c'è che la dipendenza affettiva e la co-dipendenza, sono state sufficientemente superate. Ora come ora ho raggiunto il livello minimo per vivere in modo sano, senza farmi del male e riuscendo a prendermi cura di me. Nonostante questo è ancora vivo il ricordo di quando ebbi la prima ricaduta. Conosco il peso della sconfitta..... e non l'ho dimenticato.
Come c'è stata una prima ricaduta, ce ne potrebbe essere una seconda..... motivo per cui non mi sento "arrivato", non mi sento "apposto", non mi sento in diritto di riposarmi sugli allori.
C'è' ancora molto da fare..... ma esula dalla dipendenza affettiva e dalla co-dipendenza, quindi non ne parlerò in questo luogo.

Questo blog parla della lotta,
di quella rabbia di vivere che mi ha spinto a rialzarmi dopo l'innumerevoli cadute,
di quell'impegno messo per raggiungere un risultato tutt'altro che garantito....
per questi e per tanti altri motivi sono fiero di me stesso.


"Conoscere non è sufficiente, bisogna mettere in pratica.
Desiderare non è abbastanza, bisogna fare."

Buon natale, ed ecco un ultimo regalo


Christmas Steps - Mogwai (1999 Come on Die Young)

martedì, 02 dicembre 2008
"Cosa sai di te stesso, se non ti sei mai battuto?"
(Fight Club)

Il recupero, quel processo di cambiamento-rinascita, non è una vacanza, una parentesi.
E' un differente modo di vedere le cose. Un differente modo di prendere le cose.
Il recupero è qualcosa che va ben al di là, del non avere più rapporti sentimentali con teste di cazzo.
E' una presa di coscienza della realtà per quello che è..... e la realtà è anche sapere che c'è un'unica certezza nella vita.... e non è una cosa a cui piace tanto pensare...
La realtà, spesso, inevitabilmente, fa molto male.
.....ci si può anche girare attorno a questa cosa, ma "il nuovo televisore al plasma"* comperato con i soldi guadagnati dal tuo lavoro renumerativo, ma emotivamente inappagante, non ti ha aiutato ad esprimere ciò che sei come persona...... è solo l'ennessimo granellino sotto cui seppelisci il tuo desiderio di vivere veramente.


* al posto del televisore al plasma comperato.....(etc, etc) ci si poteva mettere qualsiasi cosa dietro cui ci si rifugia. Rapporti tra persone compresi.
giovedì, 24 luglio 2008
Penso che sia arrivato il momento di postare la soluzione al problemino esposto in questo post .

Nel suddetto post parlavo di problemi legati ai paradossi.
Ogni qualvolta ci si ritrova in una situazione senza uscite, una situazione che col passare del tempo non fa altro che peggiorare, siamo in presenza di un paradosso.

Il problema dei 9 punti (o come l'ho ribattezzato.... "delle 4 linee"):

Collegate con quattro linee rette, i nove punti della figura, senza sollevare la penna dal foglio.


Se può essere di consolazione, anch'io la prima volta mi sono dovuto arrendere e leggere la soluzione.
Pochissime persone riescono a risolverlo da soli.


Clicca qui per la soluzione


"La morale" del giochino qual'è? Bisogna uscire dagli schemi per trovare una soluzione?
Si, anche..... ma non solo. Non è interessante la soluzione, ma il perchè non ci si è arrivati.

Nel testo del problema non c'era scritto che bisognava stare all'interno dell'ipotetico quadrato formato dai 9 punti..... ma i miei sforzi nel trovare una soluzione, erano appunto limitati a questo ipotetico quadrato.
Sono stato io, la mia mente, ad assumere la regola di stare all'interno del quadrato, regola che nel problema non era contemplata. Basandomi su un presupposto totalmente infondato mi sono cacciato in un vicolo cieco.
Ma badate bene: ho fatto tutto io. La mia mente, che in teoria doveva essere il motore della soluzione, ha introdotto un errore, un ulteriore problema, un limite inesistente.

"I ponti che sorpassi senza camminarci sopra, sovrastano fiumi inesistenti"
anonimo writer -
su un treno delle FNM di tanti anni fa'

Un limite inesistente non può essere risolto in nessun modo, non c'è nessuna cosa che puoi fare per superarlo. L'unica cosa che puoi fare è renderti conto che non esiste.

Nella vita di tutti i giorni meccanismi di questo tipo accadono spessimo, e sono l'origine dei problemi apparentemente inrisolvibili..... diciamo: assurdi.

Ho iniziato questo blog dopo quel 18 dicembre 2006, giorno in cui venni a conoscienza dell'esistenza della dipendenza affettiva, giorno in cui di colpo mi sbloccai dopo una crisi che durava da otto anni.
Quel giorno ho scoperto che ciò che io pensavo fosse amore, in realtà era una malattia, una disfunzione comportamentale. La mia idea di amore era totalmente sbagliata.
Per anni avevo sospettato che nel mio costrutto mentale c'era qualcosa di sbagliato, ma non sapevo cosa.....
Per una vita mi ero basato su un concetto di amore che in realtà non era amore, quel giorno si è aperto uno squarcio, il velo che mi seperava dalla realtà ha incominciato a far trapelare della luce.... e quel giorno è stato solo l'inizio.... ma è bastato solo rendersi conto che mi ero basato su una cosa sbagliata, per capire che l'errore era inevitabile.
I miei presupposti, le mie basi, erano minate dal principio... era solo una questione di tempo, prima o poi la bomba si sarebbe innescata.

Quel giorno ho scoperto che i presupposti da cui ero partito, le regole di vita applicate, le regole che m'hanno insegnato, in buona parte erano sbagliate..... per la prima volta mi sono accorto che ero soggetto a limiti inesistenti, perchè fondati su errori, perchè basati su regole-principi sbagliati.
Il primo passo era verificare e correggere tutte le regole....... finalmente riuscivo a vedere qual'era il vero problema.
mercoledì, 28 maggio 2008
Non ti viene l'ansia così, a caso. Non incominci a sentire quella fitta alla pancia così, a caso. Non è un caso.
L'ansia, il dolore, non piacciono a nessuno, ma se vengono un motivo c'è.... da qualche parte stai sbagliando qualcosa e l'unico modo per bloccare l'emorragia è curare la ferita che l'ha generata. L'unico modo e ripercorrere la scia di dolore, l'ansia, ascoltarle e vedere dove ti portano, continuare fino in fondo, fino alla fine.

La manipolazione è un aspetto che va a braccetto con l'ossessione del controllo. Tutti elementi di cui la dipendenza (affettiva e non) è caratterizzata. Esistono persone che cercano di manipolare le altre persone, ma cosa succede quando una persona oltre a cercare di manipolare le altre persone manipola anche sé stessa?
Avviene una dissociazione tra mente e corpo, la mano destra non sa più cosa fa la mano sinistra, i conti incominciano a non tornare e l'ansia prende piede.
Manipolare sé stessi vuol dire creare e indossare una maschera; vuol dire non ascoltarsi; vuol dire non ammettere a sé stessi ciò che si prova, ciò che si sente; vuol dire non vivere ma continuare a recitare, anche fuori dal palco; vuol dire essere scollegato; vuol dire mentire a sé stesso e (di conseguenza) alle altre persone; vuol dire negare sé stesso, vergognarsi di sé, non accettarsi.
Manipolare sé stesso vuol dire che nella tua vita avrai due certezze:
la morte e il dolore che ti infliggerai.