giovedì, 24 luglio 2008
Penso che sia arrivato il momento di postare la soluzione al problemino esposto in questo post .

Nel suddetto post parlavo di problemi legati ai paradossi.
Ogni qualvolta ci si ritrova in una situazione senza uscite, una situazione che col passare del tempo non fa altro che peggiorare, siamo in presenza di un paradosso.

Il problema dei 9 punti (o come l'ho ribattezzato.... "delle 4 linee"):

Collegate con quattro linee rette, i nove punti della figura, senza sollevare la penna dal foglio.


Se può essere di consolazione, anch'io la prima volta mi sono dovuto arrendere e leggere la soluzione.
Pochissime persone riescono a risolverlo da soli.


Clicca qui per la soluzione


"La morale" del giochino qual'è? Bisogna uscire dagli schemi per trovare una soluzione?
Si, anche..... ma non solo. Non è interessante la soluzione, ma il perchè non ci si è arrivati.

Nel testo del problema non c'era scritto che bisognava stare all'interno dell'ipotetico quadrato formato dai 9 punti..... ma i miei sforzi nel trovare una soluzione, erano appunto limitati a questo ipotetico quadrato.
Sono stato io, la mia mente, ad assumere la regola di stare all'interno del quadrato, regola che nel problema non era contemplata. Basandomi su un presupposto totalmente infondato mi sono cacciato in un vicolo cieco.
Ma badate bene: ho fatto tutto io. La mia mente, che in teoria doveva essere il motore della soluzione, ha introdotto un errore, un ulteriore problema, un limite inesistente.

"I ponti che sorpassi senza camminarci sopra, sovrastano fiumi inesistenti"
anonimo writer -
su un treno delle FNM di tanti anni fa'

Un limite inesistente non può essere risolto in nessun modo, non c'è nessuna cosa che puoi fare per superarlo. L'unica cosa che puoi fare è renderti conto che non esiste.

Nella vita di tutti i giorni meccanismi di questo tipo accadono spessimo, e sono l'origine dei problemi apparentemente inrisolvibili..... diciamo: assurdi.

Ho iniziato questo blog dopo quel 18 dicembre 2006, giorno in cui venni a conoscienza dell'esistenza della dipendenza affettiva, giorno in cui di colpo mi sbloccai dopo una crisi che durava da otto anni.
Quel giorno ho scoperto che ciò che io pensavo fosse amore, in realtà era una malattia, una disfunzione comportamentale. La mia idea di amore era totalmente sbagliata.
Per anni avevo sospettato che nel mio costrutto mentale c'era qualcosa di sbagliato, ma non sapevo cosa.....
Per una vita mi ero basato su un concetto di amore che in realtà non era amore, quel giorno si è aperto uno squarcio, il velo che mi seperava dalla realtà ha incominciato a far trapelare della luce.... e quel giorno è stato solo l'inizio.... ma è bastato solo rendersi conto che mi ero basato su una cosa sbagliata, per capire che l'errore era inevitabile.
I miei presupposti, le mie basi, erano minate dal principio... era solo una questione di tempo, prima o poi la bomba si sarebbe innescata.

Quel giorno ho scoperto che i presupposti da cui ero partito, le regole di vita applicate, le regole che m'hanno insegnato, in buona parte erano sbagliate..... per la prima volta mi sono accorto che ero soggetto a limiti inesistenti, perchè fondati su errori, perchè basati su regole-principi sbagliati.
Il primo passo era verificare e correggere tutte le regole....... finalmente riuscivo a vedere qual'era il vero problema.
mercoledì, 28 maggio 2008
Alla fine è andato tutto bene.
Come immaginavo, durante l'operazione, ho avuto molta paura.... sentivo chiaramente battere il cuore all'impazzata.
Non sono abituato ad affidarmi a qualcun altro senza poter fare nulla. Ho difficoltà ad affidarmi coscientemente, ma in modo passivo, ad un'altra persona. L'idea di non poter agire mi spaventa, mi fa sentire inerme.
Durante l'intervento ho sentito chiaramente arrivare un attacco di panico, tra me e me ho pensato:"ecco questa è una situazione a cui non avevi pensato". Ormai pensavo di essere totalmente immune a gli attacchi di panico, se non hai paura che ti vengano non ti vengono.
Potevo solo scegliere tra due soluzioni:
- non oppormi e lasciare che l'attacco scoppiasse, accoglierlo e farmi attraversare il più velocemente possibile;
- stringere i denti, non ascoltare il mio corpo e concentrarmi sulla voce del dottore

Nella vita di ogni giorno la prima soluzione è quella giusta e naturale, magari per tante persone non è spontaneo comportarsi così, ma è l'unica soluzione che non lascia danni permanenti.
La seconda soluzione è quella per certi momenti straordinari, quando farsi prendere dal panico è deleterio. Questa soluzione se utilizzata troppo spesso porta a somatizzare l'ansia e il dolore con effetti sul corpo terribili.... intolleranze, allergie ed infine depressione.

In quella situazione non potevo accettare un attacco quindi ho scelto di stringere i denti. Di fatto sono stato capace di gestire la situazione senza perdere di vista la cosa più importante:
il mio benessere.
martedì, 08 aprile 2008
Ci mentiamo tutti. E' una forma di difesa.
Quando non riesci ad accettare la realtà.... la cambi..... cambi la realtà che registri dentro di te.
La Realtà, quella vera, in quanto tale, non può essere cambiata.
Le menzogne che ognuno si racconta, sono direttamente proporzionali alla distorsione tra la Realtà vera e quella che ognuno registra dentro di sè.
Più si è incapaci di accettare la realtà e più è necessario raccontarsi bugie per tenersi a galla.

Sono esattamente nove mesi che mi sono messo all'opera per demolire le mie bugie.... vederle, riconoscerle, individuarle.... le mie e quelle degli altri.....
E' stata una necessità, come la necessità di sentire il calore del sole dopo mesi di pioggia, qualcosa di assolutamente prioritario.
Mi è capitato di conoscere una persona eccezionale, il modo in cui vedeva il mondo era eccezzionale.
Aveva un'eccezionale capacità di deformare la realtà e raccontarsela a modo suo. Non posso quantificare quanto ci fosse di vero e quanto ci fosse di menzogne, ma il piatto della bilancia pendeva nettamente verso la seconda..... cosa, quanto, ci sia stato di vero in quel rapporto, sinceramente non lo so.
Ci sono domande a cui non si può rispondere.
Ci sono domande che preferisco lasciare lì, sapere che ci sono, ma senza essere ossessionato dal trovar una risposta...... tanto prima o poi le risposte arrivano, basta non bloccarsi e continuare (come diceva anche D.Silvestri).
E' ironico notare come anche in questo fosse simile a me. Non sono mai stato particolarmente capace di accetare le cose senza cercare di cambiarle..... non è una novità, ne avevo già parlato all'inizio di questo blog, ma mi era sfuggito il perchè e le conseguenze.

Il giochino di deformare la realtà, è un gioco che forse ho spinto un po' troppo oltre..... ed un giorno mi sono bloccato, affondando fino ad arenarmi sul fondo.
C'è chi ci mette sessantanni, c'è chi ha bisogno di andare a convivere, sposarsi, divorziare, risposarsi, mettere al mondo delle altre creature..... per poi comunque arrivare sul fondo.
Tutto sommato posso ritenermi fortunato, non ho combinato danni inreparabili e c'ho messo solo 27 anni.... il mio essere così estremo è tornato utile....

Non ti ritrovi in certe dinamiche per caso.
Non ti ritrovi ad essere incapace di accettare parte della realtà, a mentirti (e di conseguenza mentire), ad avere problemi di dipendenza, ad arrivare inesorabilmente ad avere a che fare con la depressione, per caso.
Non avviene per CASO.

Ultimamente sto un po' friggendo, perchè riconosco al volo certe dinamiche in tante persone che ho vicino, in particolare quelli del gruppo, non potendo però dir loro nulla.... E a pensarci bene anche se potessi, non servirebbe a nulla. Ognuno ci deve arrivare da solo.
Per quel che riguarda me, le mie bugie, le mie dinamiche penso che non sto ricadendo nei soliti errori, ma non ho per nulla la certezza (tanto meno la convinzione) di avere imboccatto la strada giusta...... vado a tentativi, mi cimento nelle cose in cui sono scarso, tutte quelle cose che ho sempre evitato.
Alcune volte mi trovo in situazioni in cui inciampo e cado come un bambino di due anni, alcune volte mi sento veramente pirla. Anche se credo sia molto meglio sentirsi pirla ed imparare qualcosa, che magari poi si rivelerà fondamentale, piuttosto che non imparare nulla per la paura di sentirsi pirla.
martedì, 20 novembre 2007
Sono passati tanti mesi, ho letto tanti libri, ho vissuto sulla mia pelle tanti cambiamenti, tante esperienze, tanta gioia e anche tanto dolore. Le parole che scrivo nascono dalla mia vita, non sono riflessioni di altri semplicemente riportate, sono qualcosa che ho vissuto e che vivo, sono qualcosa che ho in circolo nel sangue, una parte di me. Qui non si cazzeggia e non si fa finta di essere qualcun altro.
Ho iniziato a scrivere questo blog per parlare della dipendenza affettiva, studiarla, capire di cosa si trattasse. Conoscere a fondo il nemico per sconfiggerlo. In teoria dovrei saperne abbastanza, in teoria è già da un po' di mesi che ne dovrei sapere abbastanza..... in teoria.
Ho pensato di averla sconfitta, poi ho avuto una ricaduta, a luglio. Ricaduta del cazzo. Quanto m'ha fatto stare male (e quanto mi fa ancora stare male).... cose che capitano: o l'accetto, o torno a vivere come vivevo prima (torno sul fondo), o mi ammazzo. Mi sembra che la prima scelta sia la migliore....
Dopo la ricaduta è cambiato ancora tutto.... e inaspettatamente sono incominciate a piovere un malloppo di risposte: il problema della dipendenza affettiva è un tantino più complesso di quanto si cerca di far credere.
Innanzi tutto la dipendenza affettiva è parte della codipendenza.
La codipendenza si verifica tra te ed un'altra persona, dove l'altro può essere chiunque: il tuo capo, i tuoi clienti, il tuo partner, un pinco pallino qualsiasi incontrato per strada. Non dipende dall'altro è qualcosa che tu ti porti dentro sempre, con qualsiasi persona, in qualsiasi rapporto. Non è detto che si manifesti con chiunque e in tutti i contesti, allo stesso modo vale il contrario..... cambia da persona a persona.
La codipendenza non è semplicemente una forma di dipendenza, è La Forma di dipendenza per antonomasia. Se soffri di una qualsiasi forma di dipendenza (sesso, alcool, droga, gioco d'azzardo, etc etc ) soffri anche di codipendenza. E' la dipendenza-radice, tutte le altre sono solo diverse forme di questa, che si sommano a questa.
Da dove nasce la codipendenza e perchè?
La dipendenza è uno stato in cui si versa quando il processo di crescita non è stato concluso completamente (per approfondimenti vedi: E.Fromm "L'arte di ascoltare" e "L'arte di amare"; D.Winnicott "Gioco e realtà").
Il bambino, come è giusto che sia, dipende dalla madre. All'inizio tra la creatura e la madre c'è un rapporto simbiotico, una fusione totale: madre e bambino sono un unica cosa. Per il bambino la madre è un estensione di sè, senza di lei lui non esiste (without you i'm nothing).
Poco alla volta il bambino viene alimentato (fisicamente, emozionalmente, affettivamente, psicologicamente) e cresce allontanandosi poco alla volta dalla madre e dal padre, fino al giorno in cui ha appreso abbastanza e può reggersi sulle proprie gambe. E' quello il primo giorno in cui  smette totalmente di identificarsi con i suoi genitori ed inizia a costruire la propria identità basandosi solo su sé stesso. Basandosi solo su sé stesso.
Chi non arriva a questo punto continua a rimanere in uno stato di dipendenza..... e quindi (correggendomi): non si soffre di dipendenza (non è una malattia), si è dipendenti perchè è un modo di essere.
Ci vuole poco perché qualcosa vada storto, potresti avere dei genitori a loro volta codipendenti (ossia incapaci di avere relazioni sane: troppo freddi o l'opposto), potrebbero esserci degli avvenimenti traumatici, spesso entrambe le cose.
Ci vuole poco perché qualcosa vada storto..... e infatti sempre più persone soffrono di depressione e nevrosi.
Il non portar a termine il proprio processo di crescita innesca tutta una serie di problemi, ad esempio:
- Si tende a cercare qualcosa o qualcuno che colmi lo spazio vuoto, che ci dia un senso, che definisca la nostra identità.
- A questo qualcosa o qualcuno gli diamo il nome di amore...... quando in realtà è pura vigliaccheria (la nostra), semplicemente si è incapaci nel prendere le redini della propria vita e ci si aggrappa a qualcun altro.
- Si vivono rapporti di "presunto amore" dove c'è una fusione totale con l'altro, dove i confini del proprio sé sfumano mescolandosi con quelli dell'altro..... come avveniva con la propria madre durante la fase dell'allattamento (vedi Winnicott)....
- Oppure si vivono rapporti dove non c'è trasporto, elemosinando emozioni.
- Si è incapaci di valutare la realtà (compresa quella che riguarda sé stessi) in modo corretto, finendo col prendere decisioni sbagliate.

L'ultimo problema citato è il nodo della questione, questo problema genera tutti gli altri problemi spalancando le porte dell'inferno. Dipendenze varie, nevrosi, depressione sono semplicemente una conseguenza dell'incapacità di valutare la realtà.
Per fare un esempio:
  Non essere capaci di valutare la realtà in modo corretto è come credere di conoscere le regole di un gioco quando in realtà non è così. Puoi anche provare a giocare, ma inevitabilmente perderai ogni partita.
Il gioco è la vita. Dopo una serie di partite perse, ben presto si incomincerà ad odiare il gioco. Arrivati a questo punto c'è chi ammette la propria insofferenza e decide di re-imparare le regole del gioco e c'è chi mentendo, a sé stesso, continua a far finta di niente sfoggiando un sorriso a 36 denti.
Incominciare a giocare come si deve, è strettamente legato a quanto si è capaci di essere onesti e piantarla con le bugie. Prima ci si toglie la maschera e prima si riprende a prendere gusto nel "giocare".
lunedì, 29 ottobre 2007
Era un bel po' che non piangevo.... dall'escursione in solitaria al Raganello, due mesi.
Me l'aspettavo che sarei stato male. Dopo ogni esame si viene assaliti dal vuoto, soprattutto se negli ultimi tempi s'è pensato solo a studiare..... figuriamoci cosa accade dopo la laurea.
Il vuoto post laurea, la nostalgia per qualcuno, il desiderio che si aggiusti tutto.... il desiderio che rimane semplicemente un desiderio.
Vorrei, vorrei tante cose, vorrei che questo fosse solo un incubo da cui svegliarmi un giorno. Vorrei non sentirmi periodicamente così inutile...... vorrei che le tremila cose che ho capito servissero veramente a qualcosa, forse devo arrivare a novemila per avere un risultato concreto, non so.
E' passata una settimana, ho concluso una cosa importante eppure in questo momento mi viene da sputarci sopra. Lo so che la prendo cosi solo perchè ora sono triste, lo so che quando questo momento passerà gli darò il giusto valore..... lo so, è solo perchè adesso sto male.
Di solito non scrivo post così, qui cerco di tenere un certo ordine, ma ce li ho anch'io i miei momenti, non sono sempre duro, massiccio e determinato. Visto che tra poco chiuderò il blog beccatevi pure questo post, io sono anche questo.