lunedì, 22 giugno 2009
Domani parto, anzi.... domani è già diventato oggi.
Quasi due anni fa feci un promessa a me stesso, e a due miei amici.
La promessa era che da quel giorno, per due anni, non avrei più fatto viaggi se non per lavoro.
Mi ero reso conto che viaggiavo in modo compulsivo, viaggiavo come fuga...... quel giorno autorizzai i due miei amici a picchiarmi, caso mai me ne fossi uscito con progetti tipo: cambiare città, cambiare nazione.....
Prima di allora, per molti anni, ero stato continuamente in giro. A casa mi vedevano al massimo per tre settimane di fila. Diciamo che per me non viaggiare non era una cosa tanto semplice.
Sono passati quasi due anni, questione di qualche settimana, ed anche questo viaggio è per lavoro.
Ho mantenuto la promessa.

Sarà che c'ho perso la mano, sarà che quest anno forse ho un po' esagerato nel caricarmi di doveri e probabilmente ora sono un tantino stressato...... ma questa volta mi sento un po' inquieto.

Jiddu Krishnamurti diceva che l'affermazione più vera che può dire un uomo è: "non so".
Il tempo passa, gli anni passano, ed io continuo a pensare che aveva proprio ragione.
By Iraz scritto alle ore 01:31 | Permalink | commenti
categoria:vita, viaggio, ansia, stati danimo, iraz, compulsione
domenica, 05 aprile 2009
....in realtà ci sarebbero ancora tante cose di cui parlare. Il punto è che hanno poca attinenza con la dipendenza affettiva, o sulla dipendenza in generale... o forse sono attinenti ma in un modo "diverso", in un modo che a prima vista non vedevo correlato.
E' che parlare della dipendenza non è semplice. L'immagine che normalmente si ha è quella del tossico.... quella di qualcuno che ha bisogno di un qualcosa in un modo così netto e immediatamente deleterio..... un bisogno palesemente malsano.... la cosa è un tantino più complessa e variegata, ci sono infinite sfumature sull'argomento.
Ad esempio il fattore tempo. E' facile individuare da una necessità immediata (in-com-pulsiva) una dipendenza, ma più questa necessità viene "diluita" nel tempo e più è difficile riconoscerla.
Un esempio semplice e pratico con l'alcool: c'è la megasbronza dopo un evento no, e c'è il cronico bicchierino giornaliero.
Indubbiamente, trai due, per "sfogare" è meglio il secondo modo, rimane comunque la questione che indipendentemente dal modo di sfogarsi, c'è qualcosa da smaltire.
Su cosa si vuole agire, cosa curare: l'effetto o la causa?

martedì, 15 luglio 2008
E' un periodo che purtroppo ho poco tempo per scrivere qua sul blog. Sul mio quadernino ci scrivo di continuo, ma pochi "pezzi" finiscono anche sul blog.
E' passato un anno dalla ricaduta, due quadernini.... Un anno in cui non ci sono state ricadute e di fatto ho imparato molte cose. Certe cose le impari solo affrontando la solitudine, solo da solo.... poche storie: è così.
Tempo fa durante una riunione in Co.DA. ho detto che mi mancava il toccare il fondo.... qualcuno è rimasto congelato dall'affermazione. Mi manca la lucidità, la determinazione, quella forza mischiata a pura disperazione che ti mette nella condizione di provare il tutto e per tutto..... quello smettere di cazzeggiare.
In questo anno ho imparato molte cose, ma soprattutto ho imparato che c'è qualcos'altro di totalmente diverso da imparare. Era da un po' che avevo l'impressione di girare a vuoto, cosa di cui non mi sarei accorto tanto facilmente se non avessi letto "Change", in seguito a determinati eventi è risultato più che evidente che da un po' sto girando a vuoto (diciamo pure che sto in parte cazzeggiando).
Ho passato questi ultimi giorni a rimettere in ordine le idee, stabilire una gerarchia di priorità e quindi mi sono posto un paio di domandine fondamentali:
che cos'è veramente importante? .... e perchè?

E' un periodo che sono molto inquieto, cosa che ha i suoi pro e i suoi contro.... l'inquietudine, l'ansia, ti può annichilire così come ti può spingere dove normalmente non metteresti naso.
Credo che il nostro inconscio usi molti "canali" per comprendere la realtà, molti di più del conscio che ha determinate "rivelazioni", ci arriva sempre con un certo ritardo.  Capita di sentirsi improvvisamente inquieti, senza sapere il perché, poi quando si scopre il perchè l'inquietudine, l'ansia, si scioglie via.
L'inquietudine è un segno, c'è qualcosa che il mio inconscio ha compreso, qualcosa di cui non sono ancora conscio.
Ma il punto è che questa volta è veramente grande. Il primo istinto sarebbe di scappare (perchè detto fra noi fa pure un po' male), ma so che sarebbe un errore..... mi torna in mente la sera del saggio di teatro, quando entrando in scena ho guardato negli occhi tutte le persone del pubblico..... e a pensarci bene ho fatto la stessa cosa anche con i prof della commissione di laurea il giorno della discussione......
...... in fin dei conti anche l'inquietudine va gustata, anch'essa fa parte della vita.

Questo post era giusto una piccola parentesi, ci sono un tot di cose di cui devo scrivere, ma ora la priorità è tornare sui miei passi e riordinare le idee..... ho perso di vista le cose importanti.
lunedì, 16 giugno 2008
E' arrivato il momento di incominciare ad illustrare le "nuove rivelazioni", come ho già scritto sono una camionata, quindi mi scuso in anticipo per la forma, ma ora mi preme scrivere tutto il più presto possibile.

Corpo ÷ Mente

Una notte stavo tornando a casa un bel po' provato (...) e sentivo.... sentivo il tatto della mia mano sul cambio, guardavo avanti e vedevo strade, case, senza l'interferenza del pensiero.
Il rumore dei pensieri razionali era ovattato ed io ero vuoto.
A poco, a poco, mi sono riempito di ciò che vedevo e sentivo, come fosse acqua calda che poco alla volta mi trasmetteva un senso di calore e comunione col mondo.
Si era "accesa" la parte destra del cervello*.

(*= Non ho il tempo di parlarne in modo approfondito ma, a mio parere, ci sono delle strettissime correlazioni tra parte sx e dx del cervello, Yin e Yang, e i due livelli di coscienza individuati da Alexander Lowen)

Il cervello è diviso in due parti: sinistra (sx) e destra (dx), a cui corrispondono due diverse modalità di pensiero (qui è spiegato in modo più dettagliato).
Per farla molto breve:
la modalità sx è quella astratta-teorica, la mente;
la modalità dx è quella fisica-sensoriale, il corpo.

L'uomo ha bisogno di stimoli per vivere. Gli stimoli arrivano al cervello attraverso il corpo. Se c'è poca coscienza del proprio corpo, se non si è in contatto con il proprio corpo, con il proprio sentire, vedere, entrano meno stimoli.

Un giorno ero in compagnia del mio nipote microbo: Claudio, 4 mesi e mezzo. Ad una certa attacca a piangere, essendo già apposto con pappa e cacca, lo porto a fare un giro. Di solito i bambini li prendi in braccio girati verso di te, con il loro petto appoggiato al tuo petto, con Claudio no.
Schiena verso di me, occhi sgranati ad osservare qualsiasi cosa, l'orecchio di fianco alla mia bocca, teso ad ascoltare la mia cronaca del giro...... Con lui funziona così, o gli mostri qualcosa, oppure metti su della musica...... ha bisogno di ricevere stimoli se no sclera, diventa inquieto.

La sensazione provata quella sera, quel senso di calore e comunione col mondo è qualcosa che conosco molto bene.
Tu che stai leggendo, cosa senti quando stai bene?
Io sento un calore riempirmi, la stessa sensazione di quella sera mentre tornavo a casa percorrendo una strada che conosco a memoria...... in quella situazione "anomala" mi sono sentito bene, sereno, in pace, senza che fosse accaduto nulla di rilevante.
L'unica differenza era che ero riuscito a chetare quella vocina che non smette mai di parlare..... i pensieri, la mente, per un breve periodo hanno lasciato posto al sentire, al vedere, al corpo.

Ad intuito mi viene da dire che quando si è scollegati con il corpo, la mente ha più "spazio" e tende ad andare su di giri (paranoia, inquietudine, ossessione....). Quando invece è il corpo ad avere più spazio la mente tende ad essere "sotto di giri", assente.

Penso che mente e corpo debbano essere equilibrati e con le proprie scelte si cerca, inconsciamente, di ristabilire questo equilibrio..... anche in modi molto contorti.

In che occasioni è successo di riuscire a calmare la vocina dentro, mettere da parte i pensieri del passato, del futuro e vivere il presente?

Alcune volte si cerca di abbassare il peso della mente stordendosi con l'alcool e la cannabis.
Altre volte si cerca di innalzare il peso del corpo, aumentando l'intensità degli stimoli fisici, vedi: sport estremi, situazioni adrenaliniche, sesso, cocaina.
domenica, 25 novembre 2007
Quando mi è successo di dire che io sapevo cosa volesse dire amare, lo sapevo perchè lo sentivo. Fisicamente sentivo dentro di me, sul mio corpo certe sensazioni, quella combinazione di certe sensazioni, di certe emozioni, quella percezione dell'altro come un non-altro, quel sentire il proprio sé sfumare..... mischiandosi col sé dell'altro fino al punto di stabilire un continuum.

Tempo fa ho avuto una accesa discussione con un mio amico. Lui sosteneva di amare la persona con cui stava assieme. Lui aveva tradito la persona con cui stava assieme un ragguardevole numero di volte.
Lui sosteneva di amare la propria partner.....inoltre sosteneva di aver amato le persone con cui era stato (mentre stava con la propria partner), non erano state storie semplicemente di sesso (o almeno non tutte). Il mio parere era nettamente discordante: il mio amico non sapeva minimamente cosa volesse dire amare.
Quando glie lo dissi, mi rispose che sapeva cosa voleva dire amare, lo sapeva perché lo sentiva.
Non  misi in dubbio la sua sincerità, anche perché so riconoscere quando mente, ma comunque rimaneva il fatto che sapevo che quello non era amore...... e nelle sue parole riconoscevo le mie....... quell'affermare, con assoluta convinzione guardandomi negli occhi, che lo sentiva...... lo sentiva.

Il corpo umano è fornito di tutta una serie di ghiandole che producono determinate sostanze, il cervello regola la produzione di queste sostanze (vedi cap 9 in "Pazzi d'amore" di Frank Tallis - Casa ed. il saggiatore). Il "come" ci sentiamo è esattamente una conseguenza delle sostanze prodotte dal proprio corpo. Certe sostanze fanno stare bene, altre sostanze fanno stare male, altre ancora aumentano la concentrazione impedendo la percezione della fatica, etc, etc...... la lista è molto lunga e complessa, la cosa importante è fissarsi in testa che quello che fisicamente si prova è una conseguenza delle sostanze che fisicamente sono in circolo dentro di noi.
Le sostanze prodotte dalle ghiandole non si producono da sole, ne tanto meno vengono prodotte a caso, è il cervello che manda il comando..... e per cervello intendo anche la parte inconscia.
Avere in circolo certe sostanze, sentirsi in un certo modo, avviene come conseguenza inconscia a stimoli esterni, con lo scopo di indurre la parte conscia ad una reazione.
Esempio:
Ricevi una bolletta stratosferica [stimolo esterno], ti sale l'ansia [reazione inconscia] (non sei tu che decidi di farti venire l'ansia, avviene in automatico, se non ti fosse arrivata quella bolletta probabilmente non ti sarebbe venuta) di conseguenza (dato che a nessuno piace provare ansia) scattano tutta una serie di processi consci volti a placare l'ansia [reazione conscia]: pensi a dove trovare i soldi, ti riprometti di stare più attento ai tuoi consumi,  etc, etc.
Esempio 2:
Sei ad un falò, inavvertitamente ti siedi in un punto dove c'è un pezzo di brace schizzato fuori dal braciere. Il contatto col corpo incandescente [stimolo esterno] ti provoca un dolore allucinante [reazione inconscia] (non sei tu che decidi di provare dolore, avviene e basta) e scatti in piedi all'istante [reazione conscia].
In questo caso la reazione conscia è talmente rapida ed automatica da risultare quasi inconscia...... questo perché il dolore da bruciatura è un dolore che normalmente viene provato svariate volte durante l'infanzia, è una situazione già conosciuta, magari non ad un falò, magari con un fiammifero, una pentola calda, un forno, una sigaretta.
La capacità di reagire adeguatamente ad uno stimolo esterno, dipende da quante esperienze cognitive costruttive sono state fatte in situazioni analoghe.
Sei bambino, un altro bambino ti tira uno schiaffo. La prima volta incassi, la seconda volta che ci prova, sapendo cosa ti aspetta, reagisci. Chissà, magari la seconda volta scappi,  la terza ti ripari e la quarta pari il colpo e gli molli un pugno. Può darsi che scapperai tutte le volte, o può darsi che esperienza facendo la tua reazione diventerà più energica. Di fatto dalla prima volta alla seconda hai comunque imparato a reagire a quel tipo di stimolo.
Il fatto che tu riesca ad imparare, avere quindi un'esperienza cognitiva costruttiva, dipende dall'entità dello stimolo.
Sei bambino, un adulto ti picchia. Cosa può fare un bambino contro un adulto? Nulla. Infatti tu, bambino, non avrai un'esperienza cognitiva costruttiva, bensì avrai un'esperienza distruttiva..... qualcosa lo imparerai dall'esperienza, in qualche modo reagirai, ma distruggendo qualcosa dentro di te..... magari parte della tua sensibilità per non sentire il dolore.
Per avere un'esperienza cognitiva costruttiva, lo stimolo deve essere alla portata di chi lo riceve. Un bambino è psicologicamente meno forte rispetto ad un adulto, quindi è più facile che subisca stimoli troppo forti, di conseguenza è più probabile che subisca danni maggiori. Comunque anche un adulto può trovarsi a dover fronteggiare una situazione, uno stimolo al di là delle proprie capacità...... se un giorno un tuo domestico, mentre tu non sei a casa, da fuoco alla casa con dentro tutta la tua famiglia...... e tutta la tua famiglia muore..... per quanto tu possa essere una persona dalle grandi capacità, suppongo sia impossibile non rimanere traumatizzati.

Ricapitolando:
1) Per reagire bene a certi stimoli che si verificano in certe situazioni, è necessario essere in grado di poter fronteggiare stimoli di quel tipo e di quell'intensità.
2) Per essere in grado di fronteggiare certi stimoli è necessario avere un certo bagaglio di esperienze cognitive costruttive.
3) Le esperienze cognitive costruttive si verificano quando hai a che fare con stimoli alla tua portata ed hai quindi modo di poter imparare da essi.

Se qualcosa va storto nel terzo punto il "reagire bene" del primo punto non si verifica.

Bene, è arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome:
ogni qualvolta in questo post ho parlato di reazione inconscia, ogni qualvolta ho parlato nell'intero blog di stimoli (non stimoli esterni), stavo parlando delle emozioni (lo scoperto solo a fine agosto);
molti mesi fa scrissi sui traumi infantili....... i traumi infantili sono esperienze cognitive distruttive.

-Fine prima parte-