Quando mi è successo di dire che io sapevo cosa volesse dire amare, lo sapevo perchè lo sentivo. Fisicamente sentivo dentro di me, sul mio corpo certe sensazioni, quella combinazione di certe sensazioni, di certe emozioni, quella percezione dell'altro come un non-altro, quel sentire il proprio sé sfumare..... mischiandosi col sé dell'altro fino al punto di stabilire un continuum.
Tempo fa ho avuto una accesa discussione con un mio amico. Lui sosteneva di amare la persona con cui stava assieme. Lui aveva tradito la persona con cui stava assieme un ragguardevole numero di volte.
Lui sosteneva di amare la propria partner.....inoltre sosteneva di aver amato le persone con cui era stato (mentre stava con la propria partner), non erano state storie semplicemente di sesso (o almeno non tutte). Il mio parere era nettamente discordante: il mio amico non sapeva minimamente cosa volesse dire amare.
Quando glie lo dissi, mi rispose che sapeva cosa voleva dire amare, lo sapeva perché lo sentiva.
Non misi in dubbio la sua sincerità, anche perché so riconoscere quando mente, ma comunque rimaneva il fatto che sapevo che quello non era amore...... e nelle sue parole riconoscevo le mie....... quell'affermare, con assoluta convinzione guardandomi negli occhi, che lo sentiva...... lo sentiva.
Il corpo umano è fornito di tutta una serie di ghiandole che producono determinate sostanze, il cervello regola la produzione di queste sostanze (vedi cap 9 in
"Pazzi d'amore" di Frank Tallis - Casa ed. il saggiatore). Il "come" ci sentiamo è esattamente una conseguenza delle sostanze prodotte dal proprio corpo. Certe sostanze fanno stare bene, altre sostanze fanno stare male, altre ancora aumentano la concentrazione impedendo la percezione della fatica, etc, etc...... la lista è molto lunga e complessa, la cosa importante è fissarsi in testa che
quello che fisicamente si prova è una conseguenza delle sostanze che fisicamente sono in circolo dentro di noi.
Le sostanze prodotte dalle ghiandole non si producono da sole, ne tanto meno vengono prodotte a caso, è il cervello che manda il comando..... e per cervello intendo anche la parte inconscia.
Avere in circolo certe sostanze, sentirsi in un certo modo, avviene come conseguenza inconscia a stimoli esterni, con lo scopo di indurre la parte conscia ad una reazione.
Esempio:
Ricevi una bolletta stratosferica
[stimolo esterno], ti sale l'ansia
[reazione inconscia] (non sei tu che decidi di farti venire l'ansia, avviene in automatico, se non ti fosse arrivata quella bolletta probabilmente non ti sarebbe venuta) di conseguenza (dato che a nessuno piace provare ansia) scattano tutta una serie di processi consci volti a placare l'ansia
[reazione conscia]: pensi a dove trovare i soldi, ti riprometti di stare più attento ai tuoi consumi, etc, etc.
Esempio 2:
Sei ad un falò, inavvertitamente ti siedi in un punto dove c'è un pezzo di brace schizzato fuori dal braciere. Il contatto col corpo incandescente
[stimolo esterno] ti provoca un dolore allucinante
[reazione inconscia] (non sei tu che decidi di provare dolore, avviene e basta) e scatti in piedi all'istante
[reazione conscia].
In questo caso
la reazione conscia è talmente rapida ed automatica da risultare quasi inconscia...... questo
perché il dolore da bruciatura è un dolore che normalmente viene provato svariate volte durante l'infanzia,
è una situazione già conosciuta, magari non ad un falò, magari con un fiammifero, una pentola calda, un forno, una sigaretta.
La capacità di reagire adeguatamente ad uno stimolo esterno, dipende da quante esperienze cognitive costruttive sono state fatte in situazioni analoghe.
Sei bambino, un altro bambino ti tira uno schiaffo. La prima volta incassi, la seconda volta che ci prova, sapendo cosa ti aspetta, reagisci. Chissà, magari la seconda volta scappi, la terza ti ripari e la quarta pari il colpo e gli molli un pugno. Può darsi che scapperai tutte le volte, o può darsi che esperienza facendo la tua reazione diventerà più energica. Di fatto dalla prima volta alla seconda hai comunque imparato a reagire a quel tipo di stimolo.
Il fatto che tu riesca ad imparare, avere quindi un'esperienza cognitiva costruttiva, dipende dall'entità dello stimolo.
Sei bambino, un adulto ti picchia. Cosa può fare un bambino contro un adulto? Nulla. Infatti tu, bambino, non avrai un'esperienza cognitiva costruttiva, bensì avrai un'esperienza distruttiva..... qualcosa lo imparerai dall'esperienza, in qualche modo reagirai, ma distruggendo qualcosa dentro di te..... magari parte della tua sensibilità per non sentire il dolore.
Per avere un'esperienza cognitiva costruttiva, lo stimolo deve essere alla portata di chi lo riceve. Un bambino è psicologicamente meno forte rispetto ad un adulto, quindi è più facile che subisca stimoli troppo forti, di conseguenza è più probabile che subisca danni maggiori. Comunque anche un adulto può trovarsi a dover fronteggiare una situazione, uno stimolo al di là delle proprie capacità...... se un giorno un tuo domestico, mentre tu non sei a casa, da fuoco alla casa con dentro tutta la tua famiglia...... e tutta la tua famiglia muore..... per quanto tu possa essere
una persona dalle grandi capacità, suppongo sia impossibile non rimanere traumatizzati.
Ricapitolando:
1) Per
reagire bene a certi stimoli che si verificano in certe situazioni, è necessario essere in grado di poter fronteggiare stimoli di quel tipo e di quell'intensità.
2) Per essere in grado di fronteggiare certi stimoli è necessario avere un certo bagaglio di esperienze cognitive costruttive.
3) Le esperienze cognitive costruttive si verificano quando hai a che fare con stimoli alla tua portata ed hai quindi modo di poter imparare da essi.
Se qualcosa va storto nel terzo punto il
"reagire bene" del primo punto non si verifica.
Bene, è arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome:
ogni qualvolta in questo post ho parlato di
reazione inconscia, ogni qualvolta ho parlato nell'intero blog di
stimoli (non stimoli esterni), stavo parlando delle emozioni (lo scoperto solo a fine agosto);
molti mesi fa scrissi sui
traumi infantili....... i traumi infantili sono esperienze cognitive distruttive.
-Fine prima parte-