sabato, 21 aprile 2007
Mesi fa, quando stavo cercando dei libri sulla depressione, mi sono imbattuto in un libro che poneva l'accento sullo stretto legame tra "male oscuro" e artisti.

[..] Indro Montanelli, Vittorio Gasmann, Pietro Citati, Valeria Moriconi, Vincenzo Consolo, Ornella Vanoni, Geno Pampaloni. La Spoon River degli ex malati di depressione potrebbe continuare con tutti i nomi di quegli uomini e quelle donne, anonimi portatori di «melanconia» clinica, che infine hanno avuto il coraggio di raccontare la caduta nella sofferenza feroce: i colpi d’ansia allo stomaco, la volontà annientata, i gesti lenti e pesanti, i pensieri ripetitivi, i giorni spenti. E quella luce che non arriva mai.
Dicono le più recenti statistiche che nell’arco dell’esistenza una persona su cinque sarà colpita dalla depressione. Una mattina qualunque, senza preavviso, o dopo un grande trauma. E che meno di un terzo di chi ne soffre riceverà una diagnosi e un trattamento adeguato.
Tutto rallenta... il corpo e i processi creativi. Siamo dunque tutti potenziali candidati a diventare dei «prigionieri con la porta aperta» come aveva bendescritto l’esperienza di questa sofferenza Pablo Neruda? [..]

La depressione può colpire chiunque....... e giusto per la cronaca colpisce soprattutto i giovani.
Della depressione non se ne parla, c'è molta disinformazione, il grave errore che viene fatto spesso è quello di pensare di sapere di cosa si tratti. Se non ci si è documentati, se non si sono letti almeno un paio di libri (di quelli scritti bene) sull'argomento, pure che ci vivi con un depresso, non potrai mai avere un'idea di cosa sia la depressione.
Sono stato depresso per almeno otto anni e solo al settimo mi sono reso conto di esserlo..... E' un grave errore pensare di sapere cosa sia qualcosa se prima non ti sei documentato seriamente.

Chissà com'è che molti artisti, molti intellettuali, molti creativi hanno avuto a che fare con questa malattia. Non sono solo gli sfigati che se la beccano, non sono solo i pigri o quelli che non hanno sale in zucca.
Quello che sfugge alle persone "normali" è che spesso sono proprio le persone con una mente più acuta ad essere più a rischio. Riprendendo i concetti dei due post precedenti ( Dualità della mente - parte 1 e parte 2) direi che le persone più a rischio sono quelle che:
non hanno potuto mantenere uno stretto collegamento con la loro coscienza di corpo e di conseguenza hanno sviluppato in modo esagerato la coscienza di testa.
Persone dotate di un intelletto e una sensibilità accentuati, ma poco consapevoli delle proprie necessità.
Corpo e testa devono andare nella stessa direzione, se la testa è molto forte e decide che vuole andare da una parte, trascinerà il corpo in luoghi in cui il corpo non sta bene, il corpo la seguirà fin quando potrà, fino a quando ce la farà. Arrivato al limite il corpo inchioderà, come un'auto a cui parte il radiatore, come un motore che grippa.
La depressione è una situazione di stallo, sei andato talmente fuori strada, ti sei fatto talmente tanto male, che ora sei bloccato, rotto. La depressione è un meccanismo di sopravvivenza, un grosso segnale...... l'inconscio ti blocca prima che sputtani tutto in modo inreparabile.
L'unica e scendere aprire il cofano e mettersi pazientemente a cercare di capire cosa è successo. L'unica è imparare ad ascoltare, quello che il tuo corpo ha cercato di dirti per tanto tempo.
Se vuoi stare bene devi imparare ad ascoltare sia la coscienza di testa che la coscienza del corpo, servono entrambe, entrambe sono necessarie.
giovedì, 19 aprile 2007
Per potere rendere comprensibile il successivo post devo riportare un tratto del libro Bioenergetica di A. Lowen. Buona lettura.

"[...] La coscienza, man mano che sale a livelli più elevati, non si espande ma si restringe per aumentare la messa a fuoco e la capacità di operare discrimina­zioni. D'altra parte, man mano che si approfondisce fino a com­prendere i sentimenti, le sensazioni e i processi corporei che le creano, diventa più ampia ed estensiva. Per evidenziare questa differenza ricorrerò a due termini molto generali — coscienza del­la testa e coscienza del corpo — che rappresentano rispettivamen­te il vertice e la base del triangolo.TriangoloCoscienza
Molte persone, in particolare quelle che vengono definite in­tellettuali, hanno soprattutto una coscienza di testa. Si considera­no delle persone molto consapevoli e di fatto lo sono, ma la loro coscienza è limitata e ristretta — limitata ai loro pensieri ed im­magini e ristretta perché vedono se stessi e il mondo solo in termi­ni di pensieri e di immagini. Comunicano con facilità i propri pen­sieri, ma hanno grosse difficoltà a sapere o ad esprimere quello che sentono. In generale sono inconsapevoli di quello che succede nel loro corpo e di conseguenza sono inconsapevoli del corpo di colo­ro che li circondano. Parlano di sentimenti ma non li sentono né agiscono su di essi. Sono consapevoli solo dell'idea del senti­mento. Di persone del genere si potrebbe dire che non vivono la vita, ma la percorrono col pensiero. Vivono nella loro testa.
La consapevolezza del corpo è al polo opposto. È caratteristi­ca dei bambini che vivono nel mondo del corpo e delle sue sen­sazioni e degli adulti che conservano una stretta connessione con il bambino che sono stati e che dentro di sé continuano ad essere.
La persona che possiede la consapevolezza del corpo sa cosa sente e dove lo sente nel corpo. Ma è anche in grado di dirvi quello che sentite voi e come lei lo vede nel vostro corpo. Vi sente come un corpo e come tale vi risponde; non si lascia ingannare dai "ve­stiti nuovi del re".

C'è una grossa differenza fra essere consapevoli del corpo e possedere una coscienza del corpo. Si può essere consapevoli del corpo con una coscienza di testa, il che è vero per tantissime per­sone che si impegnano nell'educazione fisica (ad esempio frequen­tando una palestra per migliorare la propria figura) o nell'atletica e nelle arti ginnastiche. Il corpo allora viene visto come strumen­to dell'io, non come l'autentico sé.
Non sto affermando che la coscienza del corpo sia superiore alla coscienza della mente, anche se non è infrequente incontrare la posizione opposta. Ho poca considerazione per una coscienza di testa dissociata, ma rispetto moltissimo una coscienza di testa che sia pienamente integrata con la coscienza del corpo. Analoga­mente ritengo che la coscienza del corpo da sola sia un livello im­maturo dello sviluppo della personalità.
Naturalmente la bioenergetica mira ad espandere la coscienza aumentando la coscienza del corpo. Ma nel farlo non può permet­tersi di ignorare (e non ignora) l'importanza della coscienza di te­sta. Nella terapia bioenergetica si può elevare il livello di coscien­za anche mediante l'uso del linguaggio e delle parole. Dobbiamo tuttavia riconoscere che la nostra cultura è prevalentemente una cultura di "testa" e che quanto a coscienza del corpo siamo gra­vemente carenti.
La coscienza del corpo occupa una posizione intermedia fra la coscienza di testa e l'inconscio, e così serve a connetterci ed orientarci con le forze misteriose presenti nella nostra natura. La figura riportatat sopra illustra in maniera semplificata questo rapporto.
Mentre la coscienza di testa non ha connessioni dirette con l'inconscio, la coscienza del corpo vi è connessa. L'inconscio è quell'aspetto del nostro funzionamento corporeo che non perce­piamo e non siamo in grado di percepire. Così, mentre possiamo diventare consapevoli, con uno sforzo di attenzione, della nostra respirazione e in alcuni stati anche del cuore, non possiamo di­ventare coscienti dell'azione dei reni, per non parlare delle sottili reazioni che si verificano a livello dei tessuti o delle cellule. L'intimo processo vitale del metabolismo esula dalla nostra ca­pacità di percezione. Tanta parte della nostra vita ha luogo in una regione buia dove la luce della mente cosciente non può risplendere. E la coscienza della mente, essendo pura luce, ha paura del buio.

A livello della coscienza di testa il mondo è una serie di di­scontinuità, di eventi e cause non collegati. È la natura essenzia­le della mente, o coscienza dell'io, che crea le dualità e spacca l'unità essenziale di tutte le funzioni naturali. Camus ha espresso egregiamente questo fatto in maniera poetica: "Finché lo spirito tace nel mondo immobile delle proprie speranze, tutto si riflet­te e prende posto nell'unità della sua nostalgia; ma al primo mo­vimento, tale mondo si fende e rovina: infiniti, lucidi lampeggia­menti si offrono alla conoscenza..." L'intrusione della mente co­sciente ha un effetto rovinoso. Il problema teorico è come rico­struire coscientemente quella unità.
Poiché ciò non può essere fatto, Camus dice che il mondo è "assurdo". Ma è necessario farlo. Questo problema, che tormen­ta tanti pensatori, non disturba l'individuo medio. Non ho mai sentito un paziente lamentarsi di questo. I problemi della gente sono concentrati sulle questioni pratiche e sui sentimenti con­flittuali. Non ho mai visto un paziente soffrire di un'ansia "esi­stenziale".
Perché presuppo­niamo che la coscienza possa fornire tutte le risposte, quando ogni evidenza dimostra che essa crea tanti problemi quanti ne risolve? Perché siamo tanto arroganti da credere di poter conoscere tutto? Non è necessario.
La risposta a questi interrogativi è che abbiamo finito per aver paura del buio, dell'inconscio e dei processi misteriosi che conservano il nostro essere. Malgrado i progressi della scienza, queste cose rimangono misteriose; per parte mia sono contento che nella vita ci sia ancora qualche mistero. Una luce senza ombre è un bagliore accecante. Se riusciamo a illuminare ogni cosa ri­schiamo di creare un "whiteout" che distruggerebbe la coscienza. Potrebbe essere come il lampo di luce nel cervello di un epiletti­co, che precede le convulsioni e il blackout. Continuando ad ac­crescere la coscienza alla sommità della piramide è facile che ol­trepassiamo il limite, diventando troppo consapevoli di noi stessi e condannandoci all'immobilità.
La bioenergetica procede diversamente. Espandendo la coscien­za verso il basso, porta l'individuo più vicino all'inconscio. No­stro obiettivo non è di rendere cosciente l'inconscio, ma di ren­derlo più familiare e meno spaventoso. Quando scendiamo fino a quella zona di confine in cui la coscienza del corpo tocca l'in­conscio ci rendiamo conto che l'inconscio è la nostra forza, men­tre la coscienza è la nostra gloria. Percepiamo l'unità della vita e capiamo che il significato della vita è la vita stessa.
[...]"

Alexander Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli, cap 10
venerdì, 13 aprile 2007
Questo blog parla della mia nuova vita, incominciata il 18.12.06.
Sono passati ormai quasi quattro mesi e la previsione che "niente sarebbe più stato come prima" continua a rivelarsi fondata.
In questi mesi sono cambiate tante cose, io sono cambiato. E' difficile abituarsi dopo 27 anni ad una nuova normalità, per forza di cose la vita continua a sembrare "strana", anomala.
Oggi sono tornato a casa.
Il primo istinto era quello di scrivere subito un post..... per fortuna non l'ho fatto... non sarebbe stato così..... avevo bisogno di un po' di tempo per riordinare le idee.
Mi sono deciso a scrivere ora, giusto perché non potevo farne a meno, ne avevo bisogno. E' necessario ogni tanto fermarsi e fissare un momento, un pensiero. E' necessario. E' necessario ogni tanto fermarsi e riflettere sulla propria vita. Quante persone possono dire di riuscire a vivere veramente? E' facile correre da un impegno ad un altro, è facile riempire un'agenda, ma quanto di tutto ciò è strettamente necessario? Quanto di tutto ciò è vitale? Ossia necessario alla propria vita? Alla qualità della propria vita? A cosa serve riempire le giornate con cose che non hanno una risonanza al proprio interno? Con cose che non lasciano il segno?
Oggi sono tornato a casa..... casa.....
..... eppure, per quanto abbia ritrovato "le mie cose", sento molto chiaramente che una parte di me è rimasta nella città che mi ha accolto e coccolato in questi strani giorni.
Ho fatto un viaggio, sono stato via dieci giorni..... solamente dieci giorni. Non ci provo neanche a dare un'idea di cosa è avvenuto in questi giorni, certe cose se non le hai vissute non le puoi capire: è impossibile.
Non ci sono parole, ne adesso e ne mai ci saranno.
La curva del tempo ha piegato come non pensavo fosse possibile, dieci giorni che hanno avuto lo stesso peso di due mesi, talmente densi da farmi paura. In alcuni momenti ho temuto di non farcela a reggere tutte queste emozioni, sono sempre un soggetto a rischio, un soggetto provato..... eppure ce l'ho fatta. Sono vivo e soprattutto sto veramente bene.
Se la mia nuova vita è stata strana nei primi tre mesi e mezzo, questi ultimi dieci giorni sono stati un fuori-scala che va oltre il "normale" concetto di strano. Ci sono cose che non si possono spiegare, c'è poco da dire, certe cose accadono e basta. Non le puoi comprendere e non ti puoi sottrarre.
Prima di partire avevo delle idee, un piano di azione per la mia vita, alcune regole da rispettare...... tutto è stato travolto e stravolto, il panorama è cambiato totalmente.... c'è stata un accelerazione vertiginosa ed io continuo a seguire la curva..... fino in fondo.... ovunque mi porterà.
sabato, 13 gennaio 2007
In teoria dovrei andare a dormire sono le due, ma sono di ritorno da una serata particolare. Non è tanto per il Johnny Walker che non bevevo da una vita ed era esattamente come me lo ricordavo...... quanto per il racconto di alcuni avvenimenti accaduti ad un mio caro amico, che non fanno altro che confermare una mia pazza tesi: il caso non è casuale.

Questo è uno degli argomenti che dovevo trattare ed è una teoria, su cui ci sto riflettendo da un mese e mezzo, per quanto possa sembrare assurda incomincia sempre di più a diventare reale.
Prima di tutto devo definire il background che mi ha portato a certe conclusioni:
-1 Il libro "L'alchimista" di Paulo Coelho.
-2 Il serial televisivo "My name is Earl" e il Karma.
-3 Il concetto nella psicologia di vero sé e falso sè.
-4 Riflessioni su alcune "coincidenze" della mia vita un po' troppo estreme.
-5 Riflessioni su alcuni eventi apparentemente poco rilevanti ma che hanno generato delle conseguenze notevoli.


-1 Per quanto riguarda il libro "L'alchimista" l'unico consiglio che sento di dare è: leggetelo, ne vale la pena. C'è chi, senza averlo letto, l'ha etichettato adolescenziale..... e anche se fosse? L'importante è che ti trasmetti qualcosa, chi se ne frega se l'adolescenza è finita da un pezzo.... magari ci si accorgerà che c'è qualcosa di più....

-2 My name is Earl è un serial TV (la cui trama è magistralmente spiegata al link indicato) in cui si parla del  Karma.
  • "Il Karma è una legge cosmica secondo la quale un'azione virtuosa (che non produce sofferenza) genera benefici nelle vite successive, mentre un'azione non virtuosa (che produce sofferenza) genera fastidi e disagi nelle vite successive. Il Karma, dunque, vincola tutti gli esseri senzienti al ciclo del SaṃsÄra poiché tutto ciò che l'essere farà, si ripercuoterà sulle sue vite future."
L'interpretazione che io e Earl (!) abbiamo assunto è che un'azione virtuosa genera benefici nell'attuale vita e al contrario, un'azione non virtuosa ti "ritornerà" contro (sempre nell'attuale vita).

-3 Per una spiegazione dettagliata sul "Vero sé e Falso sé" andate al link indicato.
Ciò che ha attirato la mia attenzione è stato il sentire, due parti di me in lotta tra loro per avere il controllo...  il mio "Vero sè" contro il mio "Falso Sè", una battaglia combattuta, sofferta, sul mio corpo, che si è manifestata (e si manifesta) con la crisi. L'apice è stata appunto quell'ultima fase di depressione acuta intorno ai primi giorni di dicembre.
Per come l'ho interpretata io, il falso sè aveva il controllo (da anni) e col passare del tempo io mi allontanavo sempre di più dal mio vero sè, fino a quando la distanza è diventata troppo grande.... un meccanismo automatico (di sopravvivenza?) è scattato: il vero sè ha imbracciato il lancia fiamme ed ha fatto un rogo di quella falsa immagine di me..... provocandomi un certo dolore.
Questa è la spiegazione più chiara che riesco a dare, spero sia abbastanza chiara.
L'aspetto interessante che ho notato è che il vero sè, lento e costante ha continuato a lavorare, come un onda tenace, come la brace che sembra spenta ma in realtà.... continua a bruciare, fino a quando non ha ottenuto il controllo. E' solo una questione di tempo, è inevitabile.
In definitiva il vero sè ha la sua bussola che gli da la Direzione. Il falso sé può puntare solo verso la crisi, nel momento in cui riesci a ristabilire un contatto con il tuo vero sè e riesci ad ascoltarlo le cose incominciano magicamente a funzionare.

-4 Nella mia vita nel campo sentimentale ci sono state delle "coincidenze" un po' troppo particolari per essere casuali.
Coincidenza 1: eczema
    Un giorno di ottobre del 99, una settimana dopo essere stato piantato dal mio primo amore, mi alzo con le labbra spaccate. Dopo sei mesi, io (non i dottori) capisco che si trattava di un'allergia ai vegetali (limone e olive esclusi). La suddetta allergia si manifestava con un eczema atopico che da prima aveva interessato solo le labbra, poi anche le dita. Tanto per fare capire l'entità del problema faccio alcuni esempi: non puoi ridere, starnutire, sbadigliare, se non con le labbra contratte, altrimenti  si strappano.... e fa un male cane; non puoi piegare le dita altrimenti la pelle, sulle giunture, si strappa..... provate a guidare l'auto senza piegare le dita..... i primi cinque minuti continui a prendere la leva delle frecce e quella delle luci, poi capita che devi stringere il volante.... adesso al posto delle normali pieghe delle giunture ho cicatrici.
Questo tipo di eczema, quest'allergia non è una cosa così diffusa, non è una cosa tanto comune.
    Due anni prima avevo avuto una storia parallela a quella "seria", con un'altra ragazza per cui ero preso ma non mi sentivo innamorato. Con questa ragazza avevo messo le carte in chiaro da subito, sapeva tutto..... eppure si innamorò.
Forse avrei dovuto interrompere subito, forse sono stato un po' cieco.... non sò. La conclusione fu che lei ci andò sotto di brutto, ma molto di brutto... e tutto questo lo scoprii dopo un anno. Le venne un eczema atopico sul collo e sul cuoio capelluto......
    L'eczema, in posti diversi, ma in forma acuta venne prima a lei e dopo un paio di anni a me: una coincidenza?
Coincidenza 2: indifferenza
    Ponte dei morti del 98, le campane lontane suonano, una panchina in un parchetto, il tramonto, il mio primo amore di fianco a me ed io mi sento indifferente..... verso tutto.
    Otto anni dopo, 28 novembre 06, è il mio secondo amore che si sente indifferente.... anche verso di me.
    Un'altra coincidenza?

Dopo questa seconda coincidenza ho incominciato a credere seriamente che il karma esiste. Ora spero di avere pagato abbastanza.....


-5 Ci sono stati molti eventi apparentemente poco rilevanti che però hanno generato delle conseguenze notevoli, mi basta citarne uno solo: il sabato sera + lungo della mia vita.
Causa festa di laurea di due mie compagne di università mi ritrovo in un locale, che per quanto mi avevano detto era un po' fighetto. Ok, entro nel locale, mi guardo attorno e penso:"ma questo è un ristorante" osservo meglio e noto sul soffitto delle luci tipo pista da ballo...... uhm? C'è qualcosa che non mi torna.... avendo tempo, faccio un giro di perlustrazione e scopro che nella sala attigua c'è una piscina.... ed incomincio a pensare: "ma dove cazzo sono finito? Cos'è il tempio del kitchs?"
La mia idea di festa di laurea è fiumi di alcool... gente allegra che festeggia: parla, canta, balla, ride ..... stare seduto ad un tavolo da ristorante in un locale che non è un ristorante, e sparte non è un po' fighetto, è un locale da riccone-volgare...... mi mette molta ansia.
La prima tentazione è stata quella di scappare via subito, ma non potevo farlo a loro due, le conosco da anni..... ho fatto uno sforzo, nonostante avessi dimenticato di prendere la mia dose di ansiolitico....
Premetto che mi mimetizzavo benissimo, normalmente non vesto elegante... ma quando sfoggio il mio completo gessato, originale degli anni 70, a zampa, sto da Dio e sono totalmente a mio agio. Il problema non era il mio aspetto, il problema era che quel posto trasudava volgarità da tutti i pori, le persone che c'erano (e non mi riferisco agli invitati della festa) erano allucinanti.
Sono arrivato alle 21:30 ed ho resistito fino alle 2:30, sono riuscito ad intrattenere conversazioni decentemente interessanti, ma appena mi è sembrato il caso di tagliare la corda.... via!
Tornando a casa, in auto, stavo male, qualcosa mi aveva turbato profondamente; ho passato i tre quarti d'ora di viaggio a chiedermi che senso aveva quella serata.... a parte prendermi male non era uscito nulla di buono.
Arrivo nel mio paese e con poca convinzione provo a chiamare un mio amico, erano le 3:30, il telefono squilla, mi risponde... era da Piero.... non credevo alle mie orecchie: erano da Piero! Per la gioia quasi faccio inversione tirando il freno a mano...... li raggiungo, un manipolo di nottambuli che duri fino alla fine, erano fuori dal locale (faceva piuttosto freddo quella sera) mentre S.Piero finiva di pulire dentro.
Prima di scendere dall'auto non mi rendevo conto bene di come stavo..... non avevo bevuto nulla, ero estremamente lucido (alla festa mi ero spacciato per astemio), scendo dall'auto e saluto velocemente tutti, entro dentro (il bar era ufficialmente chiuso per i non intimi) recupero una moretti e incomincio a raccontare a Piero la mia serata...... stavo saturo, ho incominciato a parlare a raffica.
Piero non mi aveva mai visto così ed io non l'avevo mai visto così bello.... Sarà un buco dalle pareti di un blu acceso che non c'entrano niente, sarà un posto sempre troppo pieno e sempre troppo rumoroso, sarà un posto frequentato da personaggi al limite del grottesco, ma mai prima di quella sera mi ero reso conto di quanto sentissi quel posto come una seconda casa.
Mollato Piero sono uscito fuori con gli altri ed ho incominciato a sparare a zero, anche con chi conoscevo appena e da quel giorno non mi sono fermato più. Il giorno dopo ho incominciato questo blog.

In realtà la serata è durata ancora un bel po'..... storie di semafori centrati, the presi alle 5:30 del mattino come se fossero le 5:30 del pomeriggio..... alle 7 del mattino me ne sono tornato a casa dopo aver lasciato la madre del mio amico al mercato.... doveva prendere il pesce, ormai era la vigilia di Natale.... insomma una serata strana forte.

Ripensando alla domanda che mi ero posto in auto, ora è abbastanza chiaro il senso di quella serata, di quel soffrire in quel posto allucinante....

Conclusioni
Non c'è una teoria razionale, precisa..... ci sono degli indizi..... è un qualcosa che sento e che vedo.... lo so è una teoria assurda: il caso non è casuale..... e credo di avere appena grattato la superficie...... notte.