lunedì, 24 dicembre 2007
L'inizio del giorno più corto dell'anno
L'inizio del giorno più corto dell'annoDopo aver annunciato, quattro mesi fa, la conclusione del blog.... magari è un po' un colpo basso uscirsene con un "non si conclude qua".....
Il fatto è che ad agosto, mi sembrava che non ci fosse nient'altro a cui io potevo arrivare.
Altro da imparare, da capire, c'è e ci sarà sempre..... è impossibile essere omniscienti. Solo che, allora, mi è sembrato che non ci fossero altre strade utili, le colonne di Ercole mi sembravano ampiamente superate....

Buttando un occhio in dietro, osservo che è passato un anno da quel 18 dicembre 2006..... ora è iniziato l'anno 2.
In un anno son successe tante cose..... ma veramente tante.... non ci provo neanche a ripercorrerle tutte.
Passando al setaccio, volendo riassumere, mi rendo conto che c'è un elemento determinante che è  mutato: la mia capacità di cambiare, di reagire in modo differente, di tentare nuove strade, è cresciuta esponenzialmente.
E' difficile cambiare la propria vita, se non si cambia qualcosa nel proprio essere..... e visto che nessuno conosce a priori qual'è il modo giusto per cambiare, l'unica possibilità é tentare..... magari usando un minimo la testa.
Non si cambia per paura, lo stesso meccanismo che ci porta a commettere gli stessi errori, a rivivere situazioni analoghe. La paura di andare incontro a qualcosa di ingestibile, qualcosa che alla fine ci schiacci. La paura dell'ignoto.... con la conseguente ossessione verso il controllo.


Perché voler avere il controllo?
In fin dei conti, la vita è caratterizzata da un assoluta mancanza di certezze, non c'è niente di stabilito. Per alcune persone questo può essere una cosa  negativa, per altri no.
Immaginatevi una vita dove tutto è stabilito....... nessuna sorpresa, nessuna novità, nessun timore, nessun riscatto, nessuna lotta, nessuna soddisfazione e probabilmente nessuna gioia.
Il bello della vita è che non c'è niente di stabilito. Se le cose vanno sempre nello stesso modo, è che sei tu che vuoi che vadano sempre allo stesso modo.
La vita di suo è imprevedibile.
martedì, 05 giugno 2007
Stavo rileggendo il mio blog, dall'inizio, davo una ripassatina..... giusto per controllare che nella mia mente fosse tutto apposto.
Ultimamente mi trovo cambiato, partorisco poche riflessioni su di me, o forse è che in questi mesi mi sono talmente abituato a riflettere su certi argomenti, che non riesco più a dare il giusto merito a spunti di altra natura.
Riuscire ad ascoltarsi costantemente senza perdere contatto con sé stessi è un lavoro delicato.
Le mie giornate si svolgono in maniera totalmente diversa rispetto a qualche mese fa, faccio un'altra vita. Non ho più il tempo di leggere come prima, non ho più il tempo di scrivere. Probabilmente sono cambiate le necessità, magari allora avevo bisogno di quello: prendermi del tempo per me stando fermo col corpo e viaggiando con la mente; ora invece ho bisogno di sentirmi scorrere la strada sotto, macinare chilometri e continuare a stare in movimento.
Ultimamente mi cibo di paesaggi, strade, ponti, fiumi, persone.... ne avevo bisogno, ma spesso non do' loro il giusto peso, non riconosco il loro valore.
Ieri a pranzo usufruisco della toilet  del ristorante, scosto l'anta della finestra per far entrare più luce ed il mio sguardo viene risucchiato fuori perdendosi nell'osservare una distesa di campi, fino all'orizzonte non c'erano tracce di opere umane.....
Un paesaggio del genere a Milano te lo sogni, non esiste neanche se hai un attico in piazza Repubblica. E' stata una grande sorpresa, un contrasto pazzesco..... la finestra di un bagno.... certe cose fanno riflettere.
Magari nella provincia di Piacenza è normale avere a portata di sguardo certi paesaggi, ma per me non lo è, ed il respiro mi ha abbandonato per una frazione di secondo..... scoprire tanta bellezza in un posto, in un momento in cui non l'avresti mai minimamente immaginato.
Riuscire ad ascoltarsi costantemente senza perdere contatto con sé stessi è un lavoro delicato. Per cogliere la bellezza dentro di sé bisogna tenere gli occhi aperti su qualsiasi cosa tu stia facendo, guardando fuori e guardando dentro. Stare attenti a non farsi sfuggire nulla..... perché non importa cosa fai, conta quanto sei consapevole di cosa fai.
sabato, 21 aprile 2007
Mesi fa, quando stavo cercando dei libri sulla depressione, mi sono imbattuto in un libro che poneva l'accento sullo stretto legame tra "male oscuro" e artisti.

[..] Indro Montanelli, Vittorio Gasmann, Pietro Citati, Valeria Moriconi, Vincenzo Consolo, Ornella Vanoni, Geno Pampaloni. La Spoon River degli ex malati di depressione potrebbe continuare con tutti i nomi di quegli uomini e quelle donne, anonimi portatori di «melanconia» clinica, che infine hanno avuto il coraggio di raccontare la caduta nella sofferenza feroce: i colpi d’ansia allo stomaco, la volontà annientata, i gesti lenti e pesanti, i pensieri ripetitivi, i giorni spenti. E quella luce che non arriva mai.
Dicono le più recenti statistiche che nell’arco dell’esistenza una persona su cinque sarà colpita dalla depressione. Una mattina qualunque, senza preavviso, o dopo un grande trauma. E che meno di un terzo di chi ne soffre riceverà una diagnosi e un trattamento adeguato.
Tutto rallenta... il corpo e i processi creativi. Siamo dunque tutti potenziali candidati a diventare dei «prigionieri con la porta aperta» come aveva bendescritto l’esperienza di questa sofferenza Pablo Neruda? [..]

La depressione può colpire chiunque....... e giusto per la cronaca colpisce soprattutto i giovani.
Della depressione non se ne parla, c'è molta disinformazione, il grave errore che viene fatto spesso è quello di pensare di sapere di cosa si tratti. Se non ci si è documentati, se non si sono letti almeno un paio di libri (di quelli scritti bene) sull'argomento, pure che ci vivi con un depresso, non potrai mai avere un'idea di cosa sia la depressione.
Sono stato depresso per almeno otto anni e solo al settimo mi sono reso conto di esserlo..... E' un grave errore pensare di sapere cosa sia qualcosa se prima non ti sei documentato seriamente.

Chissà com'è che molti artisti, molti intellettuali, molti creativi hanno avuto a che fare con questa malattia. Non sono solo gli sfigati che se la beccano, non sono solo i pigri o quelli che non hanno sale in zucca.
Quello che sfugge alle persone "normali" è che spesso sono proprio le persone con una mente più acuta ad essere più a rischio. Riprendendo i concetti dei due post precedenti ( Dualità della mente - parte 1 e parte 2) direi che le persone più a rischio sono quelle che:
non hanno potuto mantenere uno stretto collegamento con la loro coscienza di corpo e di conseguenza hanno sviluppato in modo esagerato la coscienza di testa.
Persone dotate di un intelletto e una sensibilità accentuati, ma poco consapevoli delle proprie necessità.
Corpo e testa devono andare nella stessa direzione, se la testa è molto forte e decide che vuole andare da una parte, trascinerà il corpo in luoghi in cui il corpo non sta bene, il corpo la seguirà fin quando potrà, fino a quando ce la farà. Arrivato al limite il corpo inchioderà, come un'auto a cui parte il radiatore, come un motore che grippa.
La depressione è una situazione di stallo, sei andato talmente fuori strada, ti sei fatto talmente tanto male, che ora sei bloccato, rotto. La depressione è un meccanismo di sopravvivenza, un grosso segnale...... l'inconscio ti blocca prima che sputtani tutto in modo inreparabile.
L'unica e scendere aprire il cofano e mettersi pazientemente a cercare di capire cosa è successo. L'unica è imparare ad ascoltare, quello che il tuo corpo ha cercato di dirti per tanto tempo.
Se vuoi stare bene devi imparare ad ascoltare sia la coscienza di testa che la coscienza del corpo, servono entrambe, entrambe sono necessarie.
giovedì, 19 aprile 2007
Per potere rendere comprensibile il successivo post devo riportare un tratto del libro Bioenergetica di A. Lowen. Buona lettura.

"[...] La coscienza, man mano che sale a livelli più elevati, non si espande ma si restringe per aumentare la messa a fuoco e la capacità di operare discrimina­zioni. D'altra parte, man mano che si approfondisce fino a com­prendere i sentimenti, le sensazioni e i processi corporei che le creano, diventa più ampia ed estensiva. Per evidenziare questa differenza ricorrerò a due termini molto generali — coscienza del­la testa e coscienza del corpo — che rappresentano rispettivamen­te il vertice e la base del triangolo.TriangoloCoscienza
Molte persone, in particolare quelle che vengono definite in­tellettuali, hanno soprattutto una coscienza di testa. Si considera­no delle persone molto consapevoli e di fatto lo sono, ma la loro coscienza è limitata e ristretta — limitata ai loro pensieri ed im­magini e ristretta perché vedono se stessi e il mondo solo in termi­ni di pensieri e di immagini. Comunicano con facilità i propri pen­sieri, ma hanno grosse difficoltà a sapere o ad esprimere quello che sentono. In generale sono inconsapevoli di quello che succede nel loro corpo e di conseguenza sono inconsapevoli del corpo di colo­ro che li circondano. Parlano di sentimenti ma non li sentono né agiscono su di essi. Sono consapevoli solo dell'idea del senti­mento. Di persone del genere si potrebbe dire che non vivono la vita, ma la percorrono col pensiero. Vivono nella loro testa.
La consapevolezza del corpo è al polo opposto. È caratteristi­ca dei bambini che vivono nel mondo del corpo e delle sue sen­sazioni e degli adulti che conservano una stretta connessione con il bambino che sono stati e che dentro di sé continuano ad essere.
La persona che possiede la consapevolezza del corpo sa cosa sente e dove lo sente nel corpo. Ma è anche in grado di dirvi quello che sentite voi e come lei lo vede nel vostro corpo. Vi sente come un corpo e come tale vi risponde; non si lascia ingannare dai "ve­stiti nuovi del re".

C'è una grossa differenza fra essere consapevoli del corpo e possedere una coscienza del corpo. Si può essere consapevoli del corpo con una coscienza di testa, il che è vero per tantissime per­sone che si impegnano nell'educazione fisica (ad esempio frequen­tando una palestra per migliorare la propria figura) o nell'atletica e nelle arti ginnastiche. Il corpo allora viene visto come strumen­to dell'io, non come l'autentico sé.
Non sto affermando che la coscienza del corpo sia superiore alla coscienza della mente, anche se non è infrequente incontrare la posizione opposta. Ho poca considerazione per una coscienza di testa dissociata, ma rispetto moltissimo una coscienza di testa che sia pienamente integrata con la coscienza del corpo. Analoga­mente ritengo che la coscienza del corpo da sola sia un livello im­maturo dello sviluppo della personalità.
Naturalmente la bioenergetica mira ad espandere la coscienza aumentando la coscienza del corpo. Ma nel farlo non può permet­tersi di ignorare (e non ignora) l'importanza della coscienza di te­sta. Nella terapia bioenergetica si può elevare il livello di coscien­za anche mediante l'uso del linguaggio e delle parole. Dobbiamo tuttavia riconoscere che la nostra cultura è prevalentemente una cultura di "testa" e che quanto a coscienza del corpo siamo gra­vemente carenti.
La coscienza del corpo occupa una posizione intermedia fra la coscienza di testa e l'inconscio, e così serve a connetterci ed orientarci con le forze misteriose presenti nella nostra natura. La figura riportatat sopra illustra in maniera semplificata questo rapporto.
Mentre la coscienza di testa non ha connessioni dirette con l'inconscio, la coscienza del corpo vi è connessa. L'inconscio è quell'aspetto del nostro funzionamento corporeo che non perce­piamo e non siamo in grado di percepire. Così, mentre possiamo diventare consapevoli, con uno sforzo di attenzione, della nostra respirazione e in alcuni stati anche del cuore, non possiamo di­ventare coscienti dell'azione dei reni, per non parlare delle sottili reazioni che si verificano a livello dei tessuti o delle cellule. L'intimo processo vitale del metabolismo esula dalla nostra ca­pacità di percezione. Tanta parte della nostra vita ha luogo in una regione buia dove la luce della mente cosciente non può risplendere. E la coscienza della mente, essendo pura luce, ha paura del buio.

A livello della coscienza di testa il mondo è una serie di di­scontinuità, di eventi e cause non collegati. È la natura essenzia­le della mente, o coscienza dell'io, che crea le dualità e spacca l'unità essenziale di tutte le funzioni naturali. Camus ha espresso egregiamente questo fatto in maniera poetica: "Finché lo spirito tace nel mondo immobile delle proprie speranze, tutto si riflet­te e prende posto nell'unità della sua nostalgia; ma al primo mo­vimento, tale mondo si fende e rovina: infiniti, lucidi lampeggia­menti si offrono alla conoscenza..." L'intrusione della mente co­sciente ha un effetto rovinoso. Il problema teorico è come rico­struire coscientemente quella unità.
Poiché ciò non può essere fatto, Camus dice che il mondo è "assurdo". Ma è necessario farlo. Questo problema, che tormen­ta tanti pensatori, non disturba l'individuo medio. Non ho mai sentito un paziente lamentarsi di questo. I problemi della gente sono concentrati sulle questioni pratiche e sui sentimenti con­flittuali. Non ho mai visto un paziente soffrire di un'ansia "esi­stenziale".
Perché presuppo­niamo che la coscienza possa fornire tutte le risposte, quando ogni evidenza dimostra che essa crea tanti problemi quanti ne risolve? Perché siamo tanto arroganti da credere di poter conoscere tutto? Non è necessario.
La risposta a questi interrogativi è che abbiamo finito per aver paura del buio, dell'inconscio e dei processi misteriosi che conservano il nostro essere. Malgrado i progressi della scienza, queste cose rimangono misteriose; per parte mia sono contento che nella vita ci sia ancora qualche mistero. Una luce senza ombre è un bagliore accecante. Se riusciamo a illuminare ogni cosa ri­schiamo di creare un "whiteout" che distruggerebbe la coscienza. Potrebbe essere come il lampo di luce nel cervello di un epiletti­co, che precede le convulsioni e il blackout. Continuando ad ac­crescere la coscienza alla sommità della piramide è facile che ol­trepassiamo il limite, diventando troppo consapevoli di noi stessi e condannandoci all'immobilità.
La bioenergetica procede diversamente. Espandendo la coscien­za verso il basso, porta l'individuo più vicino all'inconscio. No­stro obiettivo non è di rendere cosciente l'inconscio, ma di ren­derlo più familiare e meno spaventoso. Quando scendiamo fino a quella zona di confine in cui la coscienza del corpo tocca l'in­conscio ci rendiamo conto che l'inconscio è la nostra forza, men­tre la coscienza è la nostra gloria. Percepiamo l'unità della vita e capiamo che il significato della vita è la vita stessa.
[...]"

Alexander Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli, cap 10
martedì, 06 marzo 2007
E' un periodo che sono discretamente sensibile ed è da un po' che mi stavo chiedendo come reagirei in una situazione pericolosa..... mi verrebbe l'ansia? Andrei in panico? Riuscirei a mantenere il solito sangue freddo?

Ieri pomeriggio il destino mi ha dato una mano nel rispondere a queste domande.....
Un tranquillo pomeriggio di sole, gran bella giornata, la superstrada con un traffico abbastanza sostenuto ma scorrevole, corsia di sinistra...... e via verso Milano.
Ad un certo punto la dolce quiete del guidare è stata perturbata da un tizio.... avete presente quegli individui che vanno di fretta e non si rendono conto che se c'è traffico non puoi andare più di tanto..... quei tizi che ti si piantano attaccati al culo e continuano a strombazzare e a dare colpi di abbaglianti? Beh, il tizio era uno di questi.... anzi direi che era il Re delle "piattole al culo".
Per una serie di motivi stare appiccicati all'auto che ti precede è una delle pratiche più stupide del guidatore medio:
1 chi, per ovvi motivi, è abituato a stare in corsia di sorpasso, normalmente, non si fa intimorire da questo modo di fare, anzi è più probabile che infastidito giochi qualche scherzetto alla piattola......
2 i possibili scherzetti sono tutti a scapito della piattola..... si può ridurre la velocità andando a passo d'uomo (in un tragitto in cui non si può essere superati); si può far finta di frenare.... e ogni tanto c'è anche chi non fa finta....
3 il manico del coltello ce l'ha chi sta davanti, se lo tamponi è colpa tua
4 la cosa più assurda è che puoi fare gli abbaglianti quanto ti pare, ma stando appiccicato non dai il minimo fastidio.... servono almeno sei metri di distanza.
Normalmente gli individui di questo tipo non mi sconvolgono più di tanto..... dopo un po', ovviamente, possono far nascere in me un certo fastidio, ma di solito mi "rimbalzano".
Il "Re delle piattole al culo" era bellissimo....
Mi è stato appiccicato per sette minuti, quindi ho avuto modo di guardarmelo bene..... un sessantenne che guidava un Alfa grigia degli anni 70, con un clacson rauco. Lui, il Re, sembrava anch'esso.... uscito dagli anni 70.
Una gran bell'auto, se la "viaggiava" molto agilmente..... io adoro le auto degli anni 70.... peccato che fosse guidata da un idiota così.
Il tizio inveiva contro di me in maniera molto colorata: si sgolava, strombazzando con il clacson tipo bici e se ne stava con il braccio destro puntato verso di me, agitando il pugno chiuso.... peccato che gli occhi fossero nascosti, da un paio di occhiali da sole anni 70..... avrei voluto vederli.
In giro non se ne vedono di individui così pittoreschi...... anzi no, così grotteschi..... per un momento ho pensato che fosse una candid camera.....
Visto che sulla corsia di destra c'era abbastanza spazio per scansarmi, farlo passare e rimettermi a sinistra senza perdere velocità, l'ho fatto passare.
Mentre mi superava pensavo: "Bah.... dove cazzo vuoi andare? C'è traffico, ce ne vuole per fare spostare tutti quelli che stanno a sinistra.... vai pure.... prego".
Subito dietro il Re, c'era un Mercedes.... ho fatto passare anche lui, dopo di che mi sono rimesso a sinistra.... ed ho ripreso a guidare in santa pace.

A questo punto sarebbe logico pensare, che effettivamente io abbia potuto riprendere a guidare in santa pace....... troppo semplice, no?
Trenta secondi dopo, il Re, che stava davanti al Mercedes (l'auto che mi precedeva), si era messo a tampinare l'auto che aveva davanti..... questa volta non ha trovato un automobilista paziente come me....
Vi è mai capitato di vedere un incidente in diretta?
Due minuti dopo aver fatto passare il Re,  vedo una fumata grigia salire dalle ruote dell'Alfa.... all'istante incomincio a frenare, senza inchiodare..... nel giro di un attimo l'Alfa, che aveva inchiodato, perde il controllo e finisce contro la barriera di cemento che separa i due sensi di marcia..... io continuo a decelerare, per prendere tempo e vedere quanto sarebbe rimbalzata....... l'Alfa rimbalza poco e si ferma di traverso sulla corsia di sinistra.
Un auto di traverso, in una strada a due corsie, con un traffico abbastanza sostenuto è un problema.
Il tizio alla guida del Mercedes che mi precedeva è stato bravissimo, io pure..... siamo riusciti a schivare l'Alfa senza beccare le auto sulla corsia di destra e senza creare un maxi-tamponamento a catena. : )
La cosa bella è che dopo un po' l'Alfa del Re, mezza distrutta, ha ripreso ad andare.... le auto degli anni 70.... spero che si sia fermato in corsia d'emergenza, lo spero per le altre persone.

In conclusione: non sono andato in panico, non mi sono fatto prendere dall'ansia, direi che è filato tutto liscio..... tranquillissimo. La cosa bella è che ieri sera vedendo un film (non degno di nota) mi sono addirittura commosso durante una scena..... è bello riuscire ad essere freddo quando serve e riuscire a commuoversi perfino per un film non eccelso.

Bye bye e non attaccatevi al culo di chi vi sta davanti......
By Iraz scritto alle ore 19:02 | Permalink | commenti (3)
categoria:riflessioni, vita, paura, sole, caso, iraz