lunedì, 03 dicembre 2007
Spesso si parla di emozioni, ma quante persone si sono prese la briga di approfondire l'argomento?
Mi sono ritrovato ad interessarmi di emozioni perché stavo vivendo un periodo in cui ero particolarmente emotivo. Quattro mesi fa, in un post, dicevo che volevo un ammortizzatore emotivo..... ricordo perfettamente il momento in cui scrissi quelle parole: era l'alba ed ero in treno.... lo ricordo come se fosse ieri, anzi come se fossero passati due minuti. Ci sono momenti che rimangono indelebili.....
.... purtroppo.
Emotività, emozioni, ad un certo punto è arrivato il momento di approfondire l'argomento. Non avevo mai letto un libro di neuro-biologia..... come si dice: c'è sempre la prima volta.

Tutti parlano di emozioni, io stesso molte volte le ho citate, eppure, spiegare, comprendere cosa siano le emozioni, capire il loro funzionamento e la loro funzione, non è cosa semplice. Attualmente l'unica emozione che è stata potuta studiare in modo approfondito è la paura (vedi "Il cervello emotivo: alle radici delle emozioni " by Joseph LeDoux - Baldini e Castoldi).
L'emozioni sono reazioni fisiche e psichiche, a cavallo tra la parte conscia e inconscia del cervello, che avvengono a velocità massima. Sono le reazioni più immediate, più intense, sono talmente rapide e complesse che è impossibile bloccarle. Le emozioni sono il tramite, il filo, il mezzo che ci collega alla realtà in modo attivo.
La realtà viene percepita attraverso i sensi, per fare un esempio: grazie alla vista noi possiamo distinguere forme, colori, dimensioni, profondità, distanza, etc, etc; se davanti a noi si presenta una figura di colore giallo a strisce nere, ciò che ci fa distinguere quella figura come una tigre è la vista, ma ciò che fa scattare una reazione su di noi (che sia un sussulto al cuore, un nascondersi, oppure una clamorosa fuga a rotta di collo) è l'emozione provata.
Senza l'emozioni, tutto ciò che c'è attorno, tutto ciò che ci accade, avrebbe una tonalità neutra. Il viso di una bambino avrebbe un certo colore, una certa forma, una certa consistenza, ma non sarebbe ne bello, ne brutto.
La funzione dell'emozioni è quella di valutare la realtà allo scopo di garantire la sopravvivenza dell'individuo. Ad esempio comprendere se ci si ritrova in una situazione pericolosa e "spingere" l'individuo ad avere una reazione in modo da preservarsi.

L'emozioni hanno radici che affondano nell'inconscio e rami che si propagano nella parte conscia del nostro cervello. Ripensate ad un momento nella vostra vita in cui avete avuto veramente paura....... è facile ricordarsi un momento così, ed è facile ricordare come ci si sentiva...... quell'intensità, quel sentire la paura in tutto il corpo, quel sentirsi risuonare qualcosa dentro in modo così totale, è qualcosa che arriva a profondità che vanno ben oltre il semplice ambito del conscio.
L'emozioni pescano nell'inconscio ed è per questo che riescono ad avere un'intensità ed una velocità così forte, ma si propagano anche nella parte conscia. Grazie all'esperienze cognitive costruttive, si può modificare il modo di reagire a certe emozioni.
Una persona che continua a rimanere in uno stato di dipendenza, è una persona che non ha imparato abbastanza da poter gestire in modo positivo le proprie emozioni. E dato che l'emozioni servono a valutare la realtà in modo corretto, non gestire le emozioni in modo positivo ha come conseguenza il non essere capace di valutare la realtà.

Che cos'è l'equilibrio, cosa vuol dire condurre una vita equilibrata?
E' un po' come con l'alimentazione, abbiamo bisogno di tutta una serie di sostanze: vitamine, minerali, proteine, grassi etc. Ci servono tutte, con una certa quantità, tutti i giorni o comunque costantemente secondo determinati cicli.
Non si vive di solo cibo, abbiamo bisogno anche di emozioni, abbiamo bisogno delle sostanze che vengono prodotte quando un'emozione viene generata. Abbiamo bisogno di tutte le emozioni e infatti le ricerchiamo.... perfino la paura e la tristezza, non ci sarebbe gioia senza tristezza. Ne abbiamo bisogno perchè definiscono i limiti del nostro sentire.
Ne abbiamo bisogno per testare continuamente il nostro sentire, ne abbiamo bisogno per sentirci vivi.
Il problema con le emozioni nasce quando si prova solo certe emozioni per un lungo periodo senza provare le altre: o ci si assuefa, o si somatizza, con tutte le spiacevoli conseguenze del caso.
Tanto per fare un esempio: il tipo di psicofarmaco più venduto è l'ansiolitico, ossia un farmaco che serve a limitare gli stati d'ansia. L'ansia è un emozione secondaria (ossia è la risultante della combinazione di due emozioni primarie).
Una persona "funziona bene" quando prova tutte le emozioni, con un intensità accettabile e con una frequenza corretta.
Quante volte, in un momento in cui si è tranquilli, ci si ritrova a pensare a qualcosa che ci fa soffrire, o arrabbiare, qualcosa che magari è lontana nel tempo..... dobbiamo provare tutte le emozioni (tristezza compresa), per sentirci vivi, per sentirci capaci di sentire.

Abbiamo tutti bisogno di provare emozioni, di provare tutte le emozioni, sono il nostro collegamento con la realtà, sono ciò che ci fa sentire vivi, sono ciò che ci fa riconoscere il bello, il brutto, il male e il bene. Sono ciò che ci fa sentire parte di un mondo, di un entità più grande, ma contemporaneamente soli e unici. Chi consciamente, chi inconsciamente, cerchiamo tutti di provare emozioni, impostiamo la nostra vita in modo da trovarci in situazioni in cui provare emozioni..... e così si va a teatro, allo stadio, ci si invischia in una relazione extraconiugale, ci si invischia in una tossicodipendenza, ci si tuffa da un ponte alto 150 metri, si fa i figli..... a volte si fanno tante cose belle, a volte si combina solo stronzate.
L'equilibrio lo raggiungi quando il tuo modo di vivere riesce a farti  provare tutte le emozioni, con un'intensità accettabile e con una frequenza corretta, senza fare del male ne a te, ne a nessun altra creatura.
mercoledì, 18 luglio 2007
Una persona che si porta dietro un disagio interiore è una persona che non ha potuto svilupparsi completamente. Uno sviluppo non completo mette la persona in condizioni di instabilità e maggiore vulnerabilità. Lo stare male (in età adulta) è una conseguenza delle ridotte possibilità da cui si parte.
Inconsciamente si ricerca l'equilibrio, si cerca di colmare quel vuoto e tutto viene visto in funzione di questo scopo. Fin tanto che non sarà raggiunto l'equilibrio, fin tanto che non si riuscirà a completare il proprio sviluppo diventando autonomi, tutto e tutti saranno visti e vissuti come mezzo per arrivare allo scopo...... in buona sostanza si userà tutto e tutti (parenti, amici, la persona che si dice di amare, etc, etc).
Il quadro della situazione non è particolarmente bello ma, purtroppo, è così.
Se è vero che inconsciamente si ricerca l'equilibrio, il completare il proprio sviluppo, viene da chiedersi: com'è che lo scopo non viene raggiunto? Se tutto il proprio essere anela a ciò, se tutto quello che uno fa punta in quella direzione, perchè non ci si riesce?
Il non avere avuto uno sviluppo completo dipende da una serie di fattori esterni che, ovviamente, hanno avuto delle conseguenze in termini di dolore. Superata la soglia di dolore che una persona può sopportare scattano dei meccanismi di autodifesa e a poco, a poco, ci si crea un'immagine di sé che non corrisponde proprio al reale sé. Quest'immagine serve per non soffrire, è un adattamento, una toppa, una corazza, che però ha un rovescio: se quando eri piccolo t'ha salvato, ora ti sta soffocando.
A questo punto si vengono a creare due forze: da una parte quella che anela al completo sviluppo, dall'altra quella che vuole difendere l'immagine di sé (la gente sull'immagine di sé ci costruisce la vita). Questo è il conflitto o disagio interiore.
L'impulso originale, quello di completare il proprio sviluppo, continua a spingere, ma per seguire tale impulso bisognerebbe smantellare l'immagine che si ha di sé, il che vuol dire mettere in crisi buona parte di quello che credi di sapere su te stesso, nonché beccarsi tutto il dolore che si è sempre evitato.
L'impulso originale si fa sentire sempre e per metterlo a tacere si farebbe qualsiasi cosa... ecco che scattano gli impulsi compulsivi. Eviti di affrontare la cosa distraendoti, sfogandoti, concentrandoti su altro..... così si sviluppano le dipendenze.
Qualsiasi cosa può essere fatta in modo compulsivo, dal fare l'amore, allo scrivere su un blog. E' ciò che ti spinge a fare una certa cosa che fa la differenza. Un atto compulsivo da una soddisfazione momentanea, l'ebrezza dopo poco svanisce.... ma tu ne hai ancora bisogno. L'indice di sopravvivenza dopo un certo tempo scende a zero.... tu sei assuefatto, stai male (nel senso che vai in depressione) e a quel punto non c'è più nessuna cosa che puoi fare se non affrontare la cosa che temi di più: smantellare l'immagine di te  e scoprire cosa sei veramente.
Fin tanto che non arrivi a toccare il fondo, fin tanto che non arrivi a soffrire così tanto che di più non si può, difficilmente sarai capace di mettere in dubbio tutto, smantellare parola per parola tutte le menzogne che racconti a te stesso e agli altri, e riprendere il tuo sviluppo da dove l'hai lasciato tanti anni fa.
venerdì, 13 luglio 2007
E' da un po' che stavo osservando che la maggior parte dei dipendenti affettivi che conosco hanno avuto, o hanno, delle altre dipendenze. Spesso capita che si smette con una cosa e si inizia con un'altra, in pratica dirigi l'impulso compulsivo su altro.
A parte "i classici" alcool e droga, si può dirigere la propria compulsione su molte altre cose: c'è chi si sfoga sul cibo, chi facendo shopping (shopping compulsivo), chi si ammazza di lavoro, chi si da al sesso (sex addiction), chi ricerca l'intrigo amoroso (ossia avere relazioni con persone già occupate), chi si da al gioco d'azzardo, chi si "fa" di emozioni forti e ricerca situazioni pericolose (gare in auto, rapine, .....etc).
Ho conosciuto un ragazzo che le definiva "dipendenze tappo", lui le aveva avute quasi tutte e con molta semplicità mi spiegò che erano tutte conseguenza della dipendenza affettiva.
Ieri leggendo il libro principale Co.Da. trovo scritto che la codipendenza (ossia il rapporto di dipendenza che si instaura tra due dipendenti affettivi) è la radice di tutte le dipendenze e che affrontare solo la codipendenza (quando si ha più dipendenze) può portare ad effetti disastrosi.

La dipendenza è qualcosa che si può manifestare in più forme, può cambiare, può spostarsi. La dipendenza è un sintomo di qualcosa di più profondo.
Secondo Erich Fromm è il naturale risultato di uno sviluppo non completo o distorto, che rende il soggetto meno preparato, più vulnerabile. In pratica tutte le persone, che si ritrovano ad avere problemi legati ad un disagio interiore, portano con sé forme di dipendenza più o meno evidenti.
Quello che manca a tutte le persone che soffrono di qualsiasi forma di dipendenza, quello che non hanno potuto sviluppare fino in fondo è la loro capacità di ascoltarsi.
Riuscire ad ascoltarsi vuol dire avere il controllo totale di sé stessi, delle proprie emozioni, dei propri sentimenti, delle proprie paure, delle proprie scelte, delle proprie azioni. Vuol dire essere capace di riconoscere se una situazione ti fa male. Vuol dire non essere più ossessionati dal controllare sé stesso e gli altri.

Le persone vanno in analisi per imparare ad ascoltarsi.
mercoledì, 11 luglio 2007
Anni fa incominciai a fumare...... una delle cose più stupide che uno possa fare.
Incominciare a fumare è stata una scelta cretina, eppure l'aver smesso di fumare è una delle cose che mi è tornata più utile.
Ho smesso di fumare tante volte, per me non era difficile non fumare.... eppure dopo un po' di mesi ricominciavo. Succedeva che pensavo di avercela fatta e mi dicevo che non era un problema farsi una sigaretta... e ricominciavo.
Sono sempre stato portato nel reggere sforzi eccezionali. Negli scorsi mesi avevo superato la depressione, anche abbastanza rapidamente, riuscendo a stare molto bene...... eppure ci sono ricaduto.
Sono bravo negli sforzi eccezionali ma non sono bravo negli sforzi costanti, non sono bravo nel fissare i risultati..... forse questa è una delle cose che dovrò imparare per stare bene.

A proposito di sigarette volevo aggiungere che:
si ha smesso di fumare quando le sigarette non sono più importanti, quando la loro importanza non è determinante, quando si smette di dargli quell'importanza. Non fumare più sigarette non vuol dire aver smesso.
......e chi ha orecchie per intendere intenda.
lunedì, 09 luglio 2007
If
Si continua a voler cambiare, a voler altro..... se fossi così, se lei fosse così, se avessi questo..... si continua a voler essere qualcun altro, a voler vivere un'altra vita, con la convinzione che sarebbe meglio. Non si accetta sé stessi, non si accetta ciò che si ha, non ci si accorge di quello che si ha. Un continuo cercare conferme, certezze e risposte da qualcos'altro, da qualcun altro. Onestamente credo sia solo un continuo scappare ed io lo faccio da anni.
L'aspetto interessante è che non è stato sempre così...... così, ci sono diventato. Non stavo bene prima quando andavo avanti come un treno, senza farmi scalfire da niente, non sto bene adesso che sono in continuo cambiamento.
Mi sembra come se una volta raggiunto un minimo di equilibrio vengo rapito da un raptus, forse mi annoio, si innesca un processo che mi porta a stravolgere tutto. Forse sono dipendente dal lottare e le situazioni tranquille non mi stimolano.
Fino a che punto devo arrivare perché il dolore si calcifichi diventando monito per il mio modo di vivere?