martedì, 02 dicembre 2008
"Cosa sai di te stesso, se non ti sei mai battuto?"
(Fight Club)

Il recupero, quel processo di cambiamento-rinascita, non è una vacanza, una parentesi.
E' un differente modo di vedere le cose. Un differente modo di prendere le cose.
Il recupero è qualcosa che va ben al di là, del non avere più rapporti sentimentali con teste di cazzo.
E' una presa di coscienza della realtà per quello che è..... e la realtà è anche sapere che c'è un'unica certezza nella vita.... e non è una cosa a cui piace tanto pensare...
La realtà, spesso, inevitabilmente, fa molto male.
.....ci si può anche girare attorno a questa cosa, ma "il nuovo televisore al plasma"* comperato con i soldi guadagnati dal tuo lavoro renumerativo, ma emotivamente inappagante, non ti ha aiutato ad esprimere ciò che sei come persona...... è solo l'ennessimo granellino sotto cui seppelisci il tuo desiderio di vivere veramente.


* al posto del televisore al plasma comperato.....(etc, etc) ci si poteva mettere qualsiasi cosa dietro cui ci si rifugia. Rapporti tra persone compresi.
giovedì, 28 agosto 2008

20:45 16/08/2008

Mi ritrovo dopo un anno nello stesso posto in cui ho dato avvio al processo di ripacificazione con la solitudine..... e osservo le differenze, osservo quanto sono cambiato.

Stare solo è servito per prendere maggiormente coscienza di me, ritrovarsi nel silenzio, chiudere con tutti gli infiniti modi di fuggire. Trovare il coraggio di ascoltarsi, di conoscersi, di vedere i propri limiti, i propri errori. Scoprire che la propria felicità dipende da quanto si è capaci di prendersi cura di sé..... e se non ti conosci è pressochè impossibile farlo.

Dopo un anno sono cambiato: migliorato? Peggiorato?

Credo di essere un po' più completo, più capace di prendermi cura di me stesso.... ma dopo un anno incomincio ad osservare gli effetti collaterali: il mio modo di interpretare ciò che mi accade è cambiato, io sono cambiato, i rapporti con le altre persone sono cambiati ed alcuni non hanno più motivo di esistere. Tanti rapporti, alcuni molto lunghi, altri molto importanti, ora non hanno più senso.


Un giorno tocchi il fondo, da quel momento trovi l'energia per iniziare un processo di recupero-salvezza-rinnovamento-crescità. Processo che ti da tutta una serie di frutti e mai penseresti che questo processo un giorno ti sotrarrà qualcosa, di quel poco rimasto della tua vecchia vita.


Più il tempo passa e più mi tocca lasciare andare via cose della mia vecchia vita.

C'è una regola che muove tutto quello che uno fa.

Io sono cambiato, di conseguenza la mia regola è cambiata, è tante cose costruite secondo la vecchia regola, ora, non hanno più senso.


Durante quest'anno ho dovuto lasciare andare via due persone da cui non avrei mai voluto fare a meno....

le ho viste allontanarsi, affondare, sempre di più, inghiottite da quel nemico comune che come un gorgo le ha risucchiate giù. Sparite.

Dover lasciarle andare, con l'unica consolazione di sapere che la risoluzione dei loro problemi non dipendeva da me.


Lasciare andare queste due persone è stato il passo più difficile che ho mai fatto.

lunedì, 25 febbraio 2008
Ero sotto le coperte. Questa è una di quelle notti in cui il cervello non ne vuole proprio sapere di calmarsi..... a questo punto, tanto vale scrivere.
La mia nuova vita è incominciata il giorno in cui mi sono reso conto che non sapevo cosa fosse l'amore. E' passato poco più di un anno e non so ancora cosa sia l'amore..... ora, però, ho un'idea ben precisa di cosa non sia l'amore (....e tutto sommato è già un passo avanti).
Col passare del tempo mi sto rendendo sempre più conto che ci sono tante altre cose che non so. Ad esempio non so vivere in modo sano, non so assolutamente chi sono.... insomma, cose di poco conto!
Più passa il tempo e più comprendo.... eppure mi sembra che le risposte che cerco, continuino ad allontanarsi da me, sempre più irraggiungibili. A questo punto credo sia lecito mettere in dubbio le domande da cui sono partito, forse non sono determinanti..... forse non serve a niente porsi certe domande.
Cos'è l'amore?
Forse sarebbe meglio chiedersi perché gli si da così tanto peso? Che cosa ci si aspetta?
Chi sono io? 
E' possibile dare una risposta di senso compiuto, completa?
Secondo me, no. Non c'è definizione che tenga.... è una battaglia persa in partenza.... eppure si passa una vita cercando di rispondere a questa domanda. Si cerca di rispondere con le parole, con le azioni di tutti i giorni.... io sono questo, questo e quest'altro. Ok, quindi? Facendo finta che esista una risposta completa, qual'è l'utilità del dare una risposta?
Credo che ci si tormenti con questa domanda, per poter dare una risposta positiva (secondo i propri canoni) e potersi mettere l'anima in pace, pensando tra sé e sé: io sono ok.
Esiste un "modo di essere" corretto? Magari non solo uno, magari una ventina..... esistono un "tot" di modi che possono essere definiti corretti? Giusti?
E' possibile ridurre la complessità della realtà ad un certo numero di soluzioni?
Non credo. Non credo esista un unica verità. Non credo esista un modo "giusto" di essere. Ma credo che esistano un certo numero di modi sbagliati di essere..... così come esistono un certo numero di modi sbagliati di amare...... e li riconosci perché sono scenari già conosciuti, soluzioni che si ripetono all'infinito e lasciano la propria realtà invariata.
Non credo ci voglia una laurea in filosofia per rendersi conto che la realtà cambia di continuo e che non esiste un attimo uguale ad un altro. La realtà vera non può non variare.
Se lo scenario continua ad essere lo stesso, vuol dire che non si sta vivendo più in un campo reale, bensì si è all'interno di uno schema. E all'interno di questo schema ognuno recita la propria parte..... di fatto si smette di vivere realmente.

Camus nel "Il mito di Sisifo" sostiene che c'è un unica domanda a cui è veramente necessario rispondere: vale la pena di vivere o meno la propria vita?
Trovo che questa non sia la domanda corretta. Personalmente ritengo più utile, più essenziale, chiedersi:
Cosa sto facendo per imparare a godere il più possibile della mia vita?
mercoledì, 30 gennaio 2008
E' un po' che non scrivo.... nel frattempo ho letto libri, ascoltato musica, vissuto altri giorni..... sono accaduti fatti: a volte banali, a volte semplicemente normali, altre volte normali ed eccezionali.
Oggi mi sono preso una pausa: riunione e poi niente Piero, e poi a casa. Sono stanco. E' un po' che volevo scrivere.
La cosa più bella è accaduta ieri sera verso le 20:15...... per la seconda volta.... zio.
Cristo, era anche ora..... doveva nascere una settimana fa..... Claudio 4,2 kg... alla faccia della creatura.....
E' un po' strano diventare zio per la seconda volta. La prima volta non sapevo niente, non sapevo neanche come si teneva in braccio un bambino..... da allora sono passati quasi quattro anni ed ora so perfettamente cosa vuol dire essere zio...... anzi, ora so cosa vuol dire essere uno zio in gamba. Per questo devo ringraziare mia sorella e soprattutto il mio nipotino Marco.
Un giorno, tra un bel po' di anni, gli spiegherò tutto quello che è riuscito a farmi imparare.
Ora ha quasi quattro anni, ha superato la fase dello sviluppo più delicata benissimo. Un altro anno e mezzo continuando così, e sarà totalmente fuori pericolo. Sarà tutto quello che io non ho potuto essere e che per il momento non riesco ancora ad essere, in una parola: sano.
lunedì, 17 dicembre 2007
Prima di concludere il blog dovrei tirare una conclusione.... ma prima di concludere devo aggiungere qualche nota.
La parte finale del blog è stata prima scritta completamente (tra settembre e novembre) e poi pubblicata (dal 20/11 al 7/12 ). Si basa sulle riflessioni a cui sono arrivato a fine agosto.
In questi tre mesi, dalla fine di agosto fino ad oggi, ho cercato di tradurre le riflessioni in azioni, ho cercato di passare dalla teoria alla pratica, ho cercato di verificare se c'era qualcosa di buono o se erano solo un mucchio di stronzate.
In questi tre mesi sono passato ai fatti.
Qualcosa di buono c'è, anzi a dire il vero fila tutto.... ma, c'è un ma: non è tutto qui, manca ancora qualcosa.

In questa parte finale ho riordinato buona parte dei concetti già espressi precedentemente, evidenziando i punti essenziali e sorvolando su quelli marginali.
Per avere un quadro complessivo, era necessario inalzarsi molto di più e includere altri elementi. Era l'unico modo per comprendere certe relazioni..... un po' come osservare una città, più ti elevi, più riesci a comprendere in che modo è strutturata, che sviluppo ha avuto, etc, etc.
Dando un'occhiata in dietro, mi rendo conto che ora è tutto molto più chiaro. E' decisamente chiaro anche il perchè ora posso dire di stare bene ed essere stabile.
Otto mesi fa ero capace di guardare il passato e comprenderne le dinamiche, sedici mesi fa tutto questo non avveniva. Otto mesi fa ero incapace di comprendere gli effetti di quello che mi accadeva nel presente, ora ci riesco..... Non è che ci sia molto da dire, è qualcosa che bisogna provare, è vivere tutto in presa diretta, senza filtri: sei molto più sensibile, ma contemporaneamente sei anche molto più forte.
Qualcuno potrebbe pensare che per "stare bene" intenda il "non provare dolore", "non soffrire". In questi quattro mesi di serenità non c'è stato un giorno in cui non abbia sofferto, non c'è stato un giorno in cui non abbia provato rabbia, non sono sparite queste emozioni..... ma non c'erano solo loro, c'era anche dell'altro.
Provare dolore, provare rabbia (entro certi limiti) è normale..... e meno male che li si prova, non provarli vorrebbe dire essere insensibili, in pratica non vivi.
Settimana scorsa sono andato a Bologna e ad un certo punto ho sofferto, il dolore è continuato per qualche giorno anche dopo esser tornato. Il dolore aveva qualcosa da dire, aveva qualcosa da farmi notare:
una persona riesce a deluderti, a farti arrabbiare, a soffrire, fin quando hai nei suoi confronti ancora una briciola di stima.....
Il dolore m'ha fatto capire che c'è dell'altro ancora, di preciso, cosa? Non so. Ci vorrà del tempo per capirlo.....
.....ci vuole sempre del tempo per combinare qualcosa di buono..... motivo per cui è buona cosa diffidare dei cambiamenti repentini, sopratutto quando sono accompagnati da stati euforici improvvisi.

Arrivando alle conclusioni:
c'è che non c'è una conclusione....
...... quindi, alla prossima.
Anzi, al prossimo post.