lunedì, 16 giugno 2008
E' arrivato il momento di incominciare ad illustrare le "nuove rivelazioni", come ho già scritto sono una camionata, quindi mi scuso in anticipo per la forma, ma ora mi preme scrivere tutto il più presto possibile.

Corpo ÷ Mente

Una notte stavo tornando a casa un bel po' provato (...) e sentivo.... sentivo il tatto della mia mano sul cambio, guardavo avanti e vedevo strade, case, senza l'interferenza del pensiero.
Il rumore dei pensieri razionali era ovattato ed io ero vuoto.
A poco, a poco, mi sono riempito di ciò che vedevo e sentivo, come fosse acqua calda che poco alla volta mi trasmetteva un senso di calore e comunione col mondo.
Si era "accesa" la parte destra del cervello*.

(*= Non ho il tempo di parlarne in modo approfondito ma, a mio parere, ci sono delle strettissime correlazioni tra parte sx e dx del cervello, Yin e Yang, e i due livelli di coscienza individuati da Alexander Lowen)

Il cervello è diviso in due parti: sinistra (sx) e destra (dx), a cui corrispondono due diverse modalità di pensiero (qui è spiegato in modo più dettagliato).
Per farla molto breve:
la modalità sx è quella astratta-teorica, la mente;
la modalità dx è quella fisica-sensoriale, il corpo.

L'uomo ha bisogno di stimoli per vivere. Gli stimoli arrivano al cervello attraverso il corpo. Se c'è poca coscienza del proprio corpo, se non si è in contatto con il proprio corpo, con il proprio sentire, vedere, entrano meno stimoli.

Un giorno ero in compagnia del mio nipote microbo: Claudio, 4 mesi e mezzo. Ad una certa attacca a piangere, essendo già apposto con pappa e cacca, lo porto a fare un giro. Di solito i bambini li prendi in braccio girati verso di te, con il loro petto appoggiato al tuo petto, con Claudio no.
Schiena verso di me, occhi sgranati ad osservare qualsiasi cosa, l'orecchio di fianco alla mia bocca, teso ad ascoltare la mia cronaca del giro...... Con lui funziona così, o gli mostri qualcosa, oppure metti su della musica...... ha bisogno di ricevere stimoli se no sclera, diventa inquieto.

La sensazione provata quella sera, quel senso di calore e comunione col mondo è qualcosa che conosco molto bene.
Tu che stai leggendo, cosa senti quando stai bene?
Io sento un calore riempirmi, la stessa sensazione di quella sera mentre tornavo a casa percorrendo una strada che conosco a memoria...... in quella situazione "anomala" mi sono sentito bene, sereno, in pace, senza che fosse accaduto nulla di rilevante.
L'unica differenza era che ero riuscito a chetare quella vocina che non smette mai di parlare..... i pensieri, la mente, per un breve periodo hanno lasciato posto al sentire, al vedere, al corpo.

Ad intuito mi viene da dire che quando si è scollegati con il corpo, la mente ha più "spazio" e tende ad andare su di giri (paranoia, inquietudine, ossessione....). Quando invece è il corpo ad avere più spazio la mente tende ad essere "sotto di giri", assente.

Penso che mente e corpo debbano essere equilibrati e con le proprie scelte si cerca, inconsciamente, di ristabilire questo equilibrio..... anche in modi molto contorti.

In che occasioni è successo di riuscire a calmare la vocina dentro, mettere da parte i pensieri del passato, del futuro e vivere il presente?

Alcune volte si cerca di abbassare il peso della mente stordendosi con l'alcool e la cannabis.
Altre volte si cerca di innalzare il peso del corpo, aumentando l'intensità degli stimoli fisici, vedi: sport estremi, situazioni adrenaliniche, sesso, cocaina.
giovedì, 12 giugno 2008
I due post precedenti non si basano esclusivamente su mie teorie personali. Non è totalmente farina del mio sacco. Non sono un genio che c'è arrivato da solo.
Per chi volesse approfondire consiglio:
Piccola nota:
Di libri nella mia vita ne ho letti tanti, da un anno e mezzo sono approdato alla psicologia (prima non ne sapevo nulla) ed ho letto moltissimi libri. Non tutti i libri sono uguali e non c'è bisogno di leggere centinaia di libri, basta beccare quelli giusti.
I tre libri elencati sono giusti.


I primi due servono ad allenare la mente per trovare i perchè. Servono a prendere coscienza, ad essere consapevoli di sé..... ma non ti aiutano nel cambiare/migliorare le cose.
Il terzo serve ad allenare la mente nel riconoscere le gabbie che continuamente ci creiamo, riconoscerle e capire come uscirne.
Questo libro cambia totalmente il modo di vedere le cose..... ti apre gli occhi.


Io credo sia importante prendere coscienza di sé, ma conoscere solo i perché non basta.
Da un punto di vista pratico l'analisi da sola non serve a niente.
Però, l'utilizzo esclusivo dell'approccio cognitivo comportamentale non mi convince. Cambiare in meglio la propria vita sarà utile, ma senza consapevolezza rischia di rimanere limitato all'intervento del terapeuta... col rischio di doverci tornare ogni qualvolta esca un problema nuovo.
Per come l'ho ricostruita serve, sia il perché, sia il come; e servono contemporaneamente.
giovedì, 19 aprile 2007
Per potere rendere comprensibile il successivo post devo riportare un tratto del libro Bioenergetica di A. Lowen. Buona lettura.

"[...] La coscienza, man mano che sale a livelli più elevati, non si espande ma si restringe per aumentare la messa a fuoco e la capacità di operare discrimina­zioni. D'altra parte, man mano che si approfondisce fino a com­prendere i sentimenti, le sensazioni e i processi corporei che le creano, diventa più ampia ed estensiva. Per evidenziare questa differenza ricorrerò a due termini molto generali — coscienza del­la testa e coscienza del corpo — che rappresentano rispettivamen­te il vertice e la base del triangolo.TriangoloCoscienza
Molte persone, in particolare quelle che vengono definite in­tellettuali, hanno soprattutto una coscienza di testa. Si considera­no delle persone molto consapevoli e di fatto lo sono, ma la loro coscienza è limitata e ristretta — limitata ai loro pensieri ed im­magini e ristretta perché vedono se stessi e il mondo solo in termi­ni di pensieri e di immagini. Comunicano con facilità i propri pen­sieri, ma hanno grosse difficoltà a sapere o ad esprimere quello che sentono. In generale sono inconsapevoli di quello che succede nel loro corpo e di conseguenza sono inconsapevoli del corpo di colo­ro che li circondano. Parlano di sentimenti ma non li sentono né agiscono su di essi. Sono consapevoli solo dell'idea del senti­mento. Di persone del genere si potrebbe dire che non vivono la vita, ma la percorrono col pensiero. Vivono nella loro testa.
La consapevolezza del corpo è al polo opposto. È caratteristi­ca dei bambini che vivono nel mondo del corpo e delle sue sen­sazioni e degli adulti che conservano una stretta connessione con il bambino che sono stati e che dentro di sé continuano ad essere.
La persona che possiede la consapevolezza del corpo sa cosa sente e dove lo sente nel corpo. Ma è anche in grado di dirvi quello che sentite voi e come lei lo vede nel vostro corpo. Vi sente come un corpo e come tale vi risponde; non si lascia ingannare dai "ve­stiti nuovi del re".

C'è una grossa differenza fra essere consapevoli del corpo e possedere una coscienza del corpo. Si può essere consapevoli del corpo con una coscienza di testa, il che è vero per tantissime per­sone che si impegnano nell'educazione fisica (ad esempio frequen­tando una palestra per migliorare la propria figura) o nell'atletica e nelle arti ginnastiche. Il corpo allora viene visto come strumen­to dell'io, non come l'autentico sé.
Non sto affermando che la coscienza del corpo sia superiore alla coscienza della mente, anche se non è infrequente incontrare la posizione opposta. Ho poca considerazione per una coscienza di testa dissociata, ma rispetto moltissimo una coscienza di testa che sia pienamente integrata con la coscienza del corpo. Analoga­mente ritengo che la coscienza del corpo da sola sia un livello im­maturo dello sviluppo della personalità.
Naturalmente la bioenergetica mira ad espandere la coscienza aumentando la coscienza del corpo. Ma nel farlo non può permet­tersi di ignorare (e non ignora) l'importanza della coscienza di te­sta. Nella terapia bioenergetica si può elevare il livello di coscien­za anche mediante l'uso del linguaggio e delle parole. Dobbiamo tuttavia riconoscere che la nostra cultura è prevalentemente una cultura di "testa" e che quanto a coscienza del corpo siamo gra­vemente carenti.
La coscienza del corpo occupa una posizione intermedia fra la coscienza di testa e l'inconscio, e così serve a connetterci ed orientarci con le forze misteriose presenti nella nostra natura. La figura riportatat sopra illustra in maniera semplificata questo rapporto.
Mentre la coscienza di testa non ha connessioni dirette con l'inconscio, la coscienza del corpo vi è connessa. L'inconscio è quell'aspetto del nostro funzionamento corporeo che non perce­piamo e non siamo in grado di percepire. Così, mentre possiamo diventare consapevoli, con uno sforzo di attenzione, della nostra respirazione e in alcuni stati anche del cuore, non possiamo di­ventare coscienti dell'azione dei reni, per non parlare delle sottili reazioni che si verificano a livello dei tessuti o delle cellule. L'intimo processo vitale del metabolismo esula dalla nostra ca­pacità di percezione. Tanta parte della nostra vita ha luogo in una regione buia dove la luce della mente cosciente non può risplendere. E la coscienza della mente, essendo pura luce, ha paura del buio.

A livello della coscienza di testa il mondo è una serie di di­scontinuità, di eventi e cause non collegati. È la natura essenzia­le della mente, o coscienza dell'io, che crea le dualità e spacca l'unità essenziale di tutte le funzioni naturali. Camus ha espresso egregiamente questo fatto in maniera poetica: "Finché lo spirito tace nel mondo immobile delle proprie speranze, tutto si riflet­te e prende posto nell'unità della sua nostalgia; ma al primo mo­vimento, tale mondo si fende e rovina: infiniti, lucidi lampeggia­menti si offrono alla conoscenza..." L'intrusione della mente co­sciente ha un effetto rovinoso. Il problema teorico è come rico­struire coscientemente quella unità.
Poiché ciò non può essere fatto, Camus dice che il mondo è "assurdo". Ma è necessario farlo. Questo problema, che tormen­ta tanti pensatori, non disturba l'individuo medio. Non ho mai sentito un paziente lamentarsi di questo. I problemi della gente sono concentrati sulle questioni pratiche e sui sentimenti con­flittuali. Non ho mai visto un paziente soffrire di un'ansia "esi­stenziale".
Perché presuppo­niamo che la coscienza possa fornire tutte le risposte, quando ogni evidenza dimostra che essa crea tanti problemi quanti ne risolve? Perché siamo tanto arroganti da credere di poter conoscere tutto? Non è necessario.
La risposta a questi interrogativi è che abbiamo finito per aver paura del buio, dell'inconscio e dei processi misteriosi che conservano il nostro essere. Malgrado i progressi della scienza, queste cose rimangono misteriose; per parte mia sono contento che nella vita ci sia ancora qualche mistero. Una luce senza ombre è un bagliore accecante. Se riusciamo a illuminare ogni cosa ri­schiamo di creare un "whiteout" che distruggerebbe la coscienza. Potrebbe essere come il lampo di luce nel cervello di un epiletti­co, che precede le convulsioni e il blackout. Continuando ad ac­crescere la coscienza alla sommità della piramide è facile che ol­trepassiamo il limite, diventando troppo consapevoli di noi stessi e condannandoci all'immobilità.
La bioenergetica procede diversamente. Espandendo la coscien­za verso il basso, porta l'individuo più vicino all'inconscio. No­stro obiettivo non è di rendere cosciente l'inconscio, ma di ren­derlo più familiare e meno spaventoso. Quando scendiamo fino a quella zona di confine in cui la coscienza del corpo tocca l'in­conscio ci rendiamo conto che l'inconscio è la nostra forza, men­tre la coscienza è la nostra gloria. Percepiamo l'unità della vita e capiamo che il significato della vita è la vita stessa.
[...]"

Alexander Lowen, Bioenergetica, Feltrinelli, cap 10