martedì, 26 dicembre 2006

"Amare è come una droga: all'inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono. Poi il giorno dopo vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e credi di poterla tenere sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentichi per tre ore. Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei in ogni cosa. Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti. Se quella persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la droga. A quel punto, come i drogati rubano e s'umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore."

(Paulo Coelho)

Amare troppo, troppo amore o dipendenza affettiva, sono diversi modi di chiamare lo stesso problema, la stessa malattia. Cercherò di spiegare in che cosa consiste aiutandomi con un articolo recuperato on-line sul sito www.maldamore.it del Dott. Roberto Cavaliere a cui spettano tutti i diritti:

"[.....] Nella dipendenza affettiva, intesa come forma patologica dell’amore, l’individuo dedica completamente tutto il suo corpo e tutta la sua mente all’altro, al fine di perseguire esclusivamente il suo benessere e non anche il proprio, come dovrebbe essere in una relazione "sana". I dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini profonde quali "vuoti affettivi" dell'infanzia. Il partner assume il ruolo di un salvatore , egli diventa lo scopo della loro esistenza, la sua assenza anche temporanea da la sensazione al soggetto di non esistere (DuPont, 1998). Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere ed a beneficiare dell'amore nella sua profondità ed intimità. A causa della paura dell’abbandono, della separazione, della solitudine, si tende a negare i propri desideri e bisogni, ci si "maschera" replicando antichi copioni passati, quegli stessi che hanno ostacolato la propria crescita personale. Si tende ad instaurare una relazione simbiotica coll'altro

Proprio per questi motivi spesso questo tipo di personalità dipendente si sceglie partner "problematici", portatori a loro volta di altri tipi di dipendenza (droghe, alcol, gioco d'azzardo). Ciò sempre al fine di negare i propri bisogni, perchè l'altro ha bisogno di essere aiutato. Ma è un'aiuto "malato" in cui si diventa "codipendenti", anzi si rafforza la dipendenza dell'altro, perchè possa essere sempre "nostro". In questi casi la persona non è assolutamente in grado di uscire da una relazione che egli stesso ammette essere senza speranza, insoddisfacente, umiliante e spesso autodistruttiva. Inoltre sviluppa una vera e propria sintomatologia come ansia generalizzata, depressione, insonnia, inappetenza, malinconia, idee ossessive. Quasi sempre c'e incompatibilità d'anima, mancanza di rispetto, progetti di vita diversi se non opposti, bisogni e desideri che non possono essere condivisi, oltre ad essere poco presenti momenti di unione profonda e di soddisfazione reciproca A questo riguardo rinvio all'articolo sulla CODIPENDENZA.

Chi è affetto da tale tipo di dipendenza s'identifica con la persona amata. La caratteristica che accomuna tutti i rapporti dei dipendenti da amore è la paura di cambiare. Pieni di timore per ogni cambiamento, essi impediscono lo sviluppo delle capacità individuali e soffocano ogni desiderio e ogni interesse. I dipendenti affettivi sono ossessionati da bisogni irrealizzabili e da aspettative non realistiche. Ritengono che occupandosi sempre dell'altro la loro relazione diventi stabile e durataura. Ma, immancabilmente, le situazioni di delusione e risentimento che si possono verificare li precipitano nella paura che il rapporto non possa essere stabile e duraturo, ed il circolo vizioso riparte, a volte addirittura "amplificato". Non ci si rende conto che l’amore richiede onesta e integrità personale perché l’amore è un accrescimento reciproco, uno scambio reciproco tra persone che si amano. Gli affetti che comportano paura e dipendenza, tipici della dipendenza affettiva, sono invece destinati a distruggere l’amore.

Spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata è irraggiungibile per colui o colei che ne dipende. Anzi, in questi casi si può affermare che la dipendenza si fonda sul rifiuto, anzi, se non ci fosse, paradossalmente, il presunto amore non durerebbe. Infatti la dipendenza si alimenta dal rifiuto, dalla negazione di , dal dolore implicito nelle difficoltà e cresce in proporzione inversa alla loro irrisolvibilità. A questo riguardo Interessanti sono anche le considerazioni della psichiatria Marta Selvini Palazzoli. A suo parere quello che incatena nella dipendenza affettiva è l' IBRIS, vale a dire la ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. La presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo

La dipendenza affettiva colpisce, soprattuto il sesso femminile, in tutte le fasce d'età .Sono donne fragili che, alla continua ricerca di un amore che le gratifichi, si sentono inadeguate.Sono donne che hanno difficoltà a prendere coscienza di loro stesse e del loro diritto al proprio benessere che non hanno ancora imparato che amarsi è non amare troppo, che amarsi è poter stare in una relazione senza dipendere e senza elemosinare attenzioni e continue richieste di conferme.Nelle relazioni affettive, queste persone elemosinano attenzioni e continue conferme poiché tutto ciò aiuta a sentirsi sicuri e forti, contrastando così l'impotenza, il disagio, il vuoto affettivo che percepiscono a livello personale.

Attualmente, la dipendenza affettiva, non è stata classificata come patologia nei vari sistemi diagnostici psichiatrici, come il DSM IV e si cerca di farla rientrare nei vari disturbi contemplati in essi, anche se ricerche svolte in questo campo, come quelle di Giddens, la vorrebbero vedere come un disturbo a sé stante. Secondo quest'ultimo la dipendenza presenta alcune specifiche caratteristiche: L’"ebbrezza" (il soggetto affettivamente dipendente prova una sensazione di ebbrezza dalla relazione dei partner, che gli è indispensabile per stare bene).La “dose” - il soggetto affettivamente cerca “dosi” sempre maggiori di presenza e di tempo da spendere insieme al partner. La sua mancanza lo getta in uno stato di prostrazione. Il soggetto esiste solo quando c’è l’altro e non basta il suo pensiero a rassicurarlo, ha bisogno di manifestazioni continue e concrete. L’aumento di questa “dose”non di rado esclude la coppia dal resto del mondo. Se la dipendenza è reciproca la coppia si alimenta di se stessa. L’altro è visto come un’ evasione, come l’unica forma di gratificazione della vita. Le normali attività quotidiane sono trascurate quotidianamente. L’unica cosa importante è il tempo trascorso con l’altro perché è la prova della propria esistenza, senza di lui non si esiste, diventa inimmaginabile pensare la propria vita senza l'altro. Tutto ciò rivela un basso grado di autostima, seguito da sentimenti di vergogna e di rimorso. In alcuni momenti si è "lucidi" su questo tipo di relazione con l’altro, s'intuisce che la dipendenza è dannosa ed è necessario farne a meno. Ma subentra la considerazione di essere dipendenti e ciò rafforza il basso livello d'autostima personale e quindi spinge ancora di più verso l’altro che accoglie e perdona, ben felice, talvolta, di possedere. Quindi ogni tentativo di riscatto dalla propria dipendenza muore sul nascere.

A queste caratteristiche comune a tutte le dipendenze, elaborate da Giddens, aggiungerei, a mio parere, un'altra, non presente nelle altre dipendenze: la PAURA. Paura ossessiva e fobica di perdere la persona amata, che s'alimenta a dismisura ad ogni piccolo segnale negativo che si percepisce. A volte basta rimanere semplicemente soli per avere paura di un'abbandono definitivo.

Riepilogando i sintomi della dipendenza affettiva sono (l'elenco è lungi dall'essere esaustivo):

    Paura di perdere l’amore
    Paura dell’abbandono, della separazione
    Paura della solitudine e della distanza
    Paura di mostrarsi per quello che si è
    Profondo senso di colpa e/o rancore e rabbia
    Senso d'inferiorità nei confronti del partner
    Coinvolgimento totale e vita sociale limitata
    Gelosia e possessività

Si potrebbero riassumere le caratteristiche della dipendenza affettiva nella massima del poeta latino Ovidio: "Non posso stare con tè, senza di tè". Non posso stare con tè per il dolore che provo in seguito alle umiliazioni, maltrattamenti, tradimenti e quant'altro si subisce. Non posso stare senza di tè perchè è indicibile la paura e l'angoscia che si prova al solo pensiero di perdere la persona amata.

Personalmente ritengo che chi soffre di tale dipendenza è così attento a non ferire l'altro, da non rendersi conto che così ferisce gravemente sé stesso

Significativo è un pensiero del poeta Kahlil Gibran che, pur non "occupandosi" di dipendenza affettiva, esplica molto bene le considerazioni fatte: "Amatevi, ma non tramutate l'amore in un legame. Lasciate piuttosto che sia un mare in movimento tra le sponde opposte delle vostre anime. Colmate a vicenda le vostre coppe, ma non bevete da una sola coppa, scambiatevi il pane, ma non mangiate da un solo pane. Cantate e danzate insieme e insieme siate felici, ma permettete a ciascuno di voi d'essere solo." [.....]"
By Iraz scritto alle ore 14:58 | Permalink | commenti (5)
Commenti
#1    03 Novembre 2008 - 11:46
 
ciao..complimenti per l'articolo, lo trovo molto interessante. Anche io credo di essere una dipendente affettiva (scoperta da poco tempo fa)..ho 29 anni e un rapporto di 15 anni con un ragazzo che continua ad umiliarmi. Non ho ancora chiesto aiuto a nessuno perchè vorrei riuscire ad uscirne da sola..tu spieghi in qualche post il modo per uscire da questo malessere?
utente anonimo

#2    04 Novembre 2008 - 00:44
 
Beh, a dire il vero l'articolo non l'ho scritto io.... comunque, in questo blog ho riportato quello che è stato il mio percorso. Può darsi che ci sia qualcosa di utile anche per te, ma non è detto.

Sicuramente cio che ho scritto, è stato utile per il mio recupero.



Per uscirne devi metterti in gioco totalmente, e se serve, devi anche essere pronta a chiedere aiuto. Non per scoraggiarti ma non è una cosa tanto semplice recuperarsi.... se sei fortunata ed hai la determinazione di chi ha toccato il fondo,  metti in conto almeno un paio di anni.



Per quella che è la mia esperienza, il miglior modo per uscirne è frequentare le riunioni del gruppo CoDA - vedi http://www.codipendenti-anonimi.it/ evita i consueling e tutti quelli che promettono risultati eccezionali chiedendoti soldi, quelli sono solo dei cialtroni che nella sofferenza degli altri ci sguazzano per arricchirsi.
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#3    10 Novembre 2009 - 12:36
 
E' veramente difficile uscirne. E questo aumenta solo la frustrazione che già ti attanaglia ...
Per quanto mi riguarda, essere dipendente da un uomo non significa solo subire, ma anche far subire.
Talvolta la dipendenza si confonde tra le pieghe di altri problemi ... per cui non è detto che si manifesti sempre allo stesso modo.
Ciò che accoumuna tutti, è il senso di impossibilità ad uscirne e il terrore misto a un senso di morte, alla sola idea di perdere l'altro.
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#4    29 Novembre 2009 - 06:02
 
È anche una componente/sintomo del disturbo di personalità Borderline. Ne ho trattato anche io su questo argomento, perchè amare troppo non è amare.
Se vuoi passa :))

Buona domenica.
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#5    15 Dicembre 2009 - 00:18
 
@robertaisc:

Hai delineato un quadro lucido e preciso del problema, sottolineando ciò che spesso all'inizio (ma non solo all'inizio) sfugge, ossia:
l'alternarsi tra l'essere vittima e carnefice.


@Misha07

Non ho mai approfondito il disturbo di personalità Borderline, quindi nel particolare non so che correlazione ci possa essere.
Sulla base di ciò che ho visto, posso dire che solitamente i disturbi e le dipendenze (come minimo ce ne sono almeno due) viaggiano sempre a braccetto.
Personalmente, credo che siano entrambi conseguenze di un problema che sta + a monte.


Ciao e grazie per le visite

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categoria:riflessioni, stati danimo, psicologo, dipendenza affettiva, iraz, amare troppo