lunedì, 25 febbraio 2008
Ero sotto le coperte. Questa è una di quelle notti in cui il cervello non ne vuole proprio sapere di calmarsi..... a questo punto, tanto vale scrivere.
La mia nuova vita è incominciata il giorno in cui mi sono reso conto che non sapevo cosa fosse l'amore. E' passato poco più di un anno e non so ancora cosa sia l'amore..... ora, però, ho un'idea ben precisa di cosa non sia l'amore (....e tutto sommato è già un passo avanti).
Col passare del tempo mi sto rendendo sempre più conto che ci sono tante altre cose che non so. Ad esempio non so vivere in modo sano, non so assolutamente chi sono.... insomma, cose di poco conto!
Più passa il tempo e più comprendo.... eppure mi sembra che le risposte che cerco, continuino ad allontanarsi da me, sempre più irraggiungibili. A questo punto credo sia lecito mettere in dubbio le domande da cui sono partito, forse non sono determinanti..... forse non serve a niente porsi certe domande.
Cos'è l'amore?
Forse sarebbe meglio chiedersi perché gli si da così tanto peso? Che cosa ci si aspetta?
Chi sono io? 
E' possibile dare una risposta di senso compiuto, completa?
Secondo me, no. Non c'è definizione che tenga.... è una battaglia persa in partenza.... eppure si passa una vita cercando di rispondere a questa domanda. Si cerca di rispondere con le parole, con le azioni di tutti i giorni.... io sono questo, questo e quest'altro. Ok, quindi? Facendo finta che esista una risposta completa, qual'è l'utilità del dare una risposta?
Credo che ci si tormenti con questa domanda, per poter dare una risposta positiva (secondo i propri canoni) e potersi mettere l'anima in pace, pensando tra sé e sé: io sono ok.
Esiste un "modo di essere" corretto? Magari non solo uno, magari una ventina..... esistono un "tot" di modi che possono essere definiti corretti? Giusti?
E' possibile ridurre la complessità della realtà ad un certo numero di soluzioni?
Non credo. Non credo esista un unica verità. Non credo esista un modo "giusto" di essere. Ma credo che esistano un certo numero di modi sbagliati di essere..... così come esistono un certo numero di modi sbagliati di amare...... e li riconosci perché sono scenari già conosciuti, soluzioni che si ripetono all'infinito e lasciano la propria realtà invariata.
Non credo ci voglia una laurea in filosofia per rendersi conto che la realtà cambia di continuo e che non esiste un attimo uguale ad un altro. La realtà vera non può non variare.
Se lo scenario continua ad essere lo stesso, vuol dire che non si sta vivendo più in un campo reale, bensì si è all'interno di uno schema. E all'interno di questo schema ognuno recita la propria parte..... di fatto si smette di vivere realmente.

Camus nel "Il mito di Sisifo" sostiene che c'è un unica domanda a cui è veramente necessario rispondere: vale la pena di vivere o meno la propria vita?
Trovo che questa non sia la domanda corretta. Personalmente ritengo più utile, più essenziale, chiedersi:
Cosa sto facendo per imparare a godere il più possibile della mia vita?
mercoledì, 20 febbraio 2008
Mio padre mi guarda e dice: "tua nonna diceva sempre che la malattia ferma anche i cavalli pazzi".....  poi mi sorride.....
..... uhm, in effetti la definizione di "cavallo pazzo" mi calza abbastanza bene.
Quando sei ammalato non puoi pretendere di fare le cose che fai normalmente. Ci vuole tempo. Tempo per rimettersi in forma.
Quando sei ammalato devi pensare solo a stare bene, niente cazzate, nessuno sperpero di energie. Quando sei ammalato non ti puoi godere tutto, perché prima hai bisogno delle cose fondamentali, di quelle hai necessità...... quindi non serve a niente andare da uno che sta male e dirgli: "guarda quante cose belle ci sono in giro, prendi la vita un po' con leggerezza".
L'odore della primavera, il sole, il cielo azzurro, la pioggia, l'essere semplicemente vivi..... di tutte queste cose non si può godere da subito, bisogna prima stare meglio...... bisogna andare per gradi.

I periodi di inquietudine, se presi nel modo giusto, possono proiettarti la dove, da "normale", non ti saresti mai avventurato.
Sto incominciando a rivalutare l'inquietudine.... è una medicina amara, ma porta i suoi frutti.
Mettici un diverso atteggiamento verso queste situazioni, mettici un po' di fortuna per due libri azzeccati e il risultato è straordinario.
 Il primo libro letto è capitato per caso, un regalo di natale. L'avevo incominciato con qualche pregiudizio, ma ho dovuto immediatamente ricredermi. La struttura delle frasi, la lucida sintesi dei contenuti, rivelavano molto della mente che c'era dietro quelle parole.... parole dosate, scelte con cura ed espresse in modo cristallino..... non era il solito libro scritto per tirare su un po' di soldi..... l'autrice sapeva esattamente come condurre il discorso e dove portare il lettore.
Un libro del genere non dovrebbe far parte di una collana di libri intitolata: "per farsi un'idea". Non dovrebbe per il semplice fatto che un libro del genere o non lo prendi sul serio, oppure ti ammazza.
Non credo di essere mai stato così tanto cinico come in questi ultimi sei mesi, ma paragonandomi all'autrice, il mio punto di vista risultava quasi romantico.
Ho trovato molte cose su cui non avevo mai riflettuto, ma ne ho trovate anche tante altre di cui ho parlato in questo blog...... punti cardine.... approfonditi fino ai minimi termini, molto molto di più di quanto non avessi fatto io. Se le mie conclusioni fino ad allora erano grigie, le sue (dell'autrice) erano nere come la pece.... talmente disilluse, talmente senza luce, che mi sono rifiutato di accettarle completamente. Tuttora continuo a non essere totalmente d'accordo.
E' un libro che mi ha aiutato a mettere in ordine le mie riflessioni, mi ha fatto capire tante altre cose, ma normalmente non lo consiglierei..... certi bocconi possono risultare velenosi per chi non è abituato al veleno.
 Il secondo libro fa parte della "categoria dei libri assurdi". Dopo aver finito di leggerlo per la prima volta, ho deciso di rileggerlo subito un'altra volta..... e questo non avviene mai.
Un libro che consiglierei..... con l'avvertimento che niente apparirà più come prima... leggere per credere.
L'argomento trattato è il cambiamento.
Ciò che non muta è morto. Cambiamento, apprendimento e vita sono strettamente correlati fra loro.
E' interessante scoprire che ci sono cambiamenti che non cambiano le cose. E' interessante scoprire che ci sono diversi tipi di cambiamento, che agiscono in direzioni diverse, in piani differenti. Ci sono cambiamenti che non risolvono il problema.... lo cancellano, il problema non esiste più.
In questo libro è stato approfondito "il cambiamento" fino ai minimi termini, non è un libro semplice da leggere, ma credo di non aver mai letto un libro così illuminante e soprattutto così utile.
mercoledì, 13 febbraio 2008
Il punto non è perché tradisci, il punto è: perché continui a starci assieme?
Non è una questione di moralismi o antimoralismi.
Mi interessa fermare l'attenzione sull'onestà..... non quella che si cerca di dimostrare a gli altri, ma quella che si ha realmente con sé stessi.
Mi interessa far riflettere sulla capacità di accettare la realtà per quello che è senza deformazioni.
Quanto siamo capaci di accettare la realtà per quello che è?
Quanto si è capaci di cogliere le cose belle che ci sono attorno? Quanto si è capaci di accettare le cose brutte?
Capita di guardarsi in dietro e pensare: "ma come ho fatto a stare per così tanto tempo con una persona così?". In certi rapporti il tradimento è fisiologico, serve a tenere a galla il rapporto stesso...... rapporto che più che una barca che solca le onde a piene vele, sembra un relitto di qualcosa ora totalmente alla deriva. Qualcosa che forse non c'è mai stato.
Perché si difende con tutte le energie un rapporto in cancrena? Perché ci si accontenta di un relitto?
E' così terribile stare soli?

Riprendendo le domanda del post precedente: ... e allora perché tradisci? Perché lo fai e continui a stare assieme al tradito?
Forse la risposta è: perché ho paura della solitudine e questo è meglio della solitudine.
L'amore verso l'altro non c'entra, al massimo c'è un pizzico di istinto di conservazione "deviato" nei propri confronti.
E' interessante osservare come i vocaboli vengono utilizzati, dando loro i significanti più assurdi, pur di descriver la realtà secondo paesaggi conosciuti.
A proposito calza a pennello una canzone..... buon ascolto.

Offlaga Disco Pax - Sensibile

Sensibile
La parola "sensibile" è vaga come stelle dell'Orsa.
Francesca Mambro, protagonista dell'eversione nera degli anni '70,
si è presa qualche ergastolo per omicidi organizzati,
realizzati,
rivendicati,
confessati,
ma si è proclamata innocente rispetto alla strage di Bologna.

Francesca Mambro era allora come oggi la donna di Giusva Fioravanti,
un tizio colpevole di decine di delitti a sfondo labilmente politico.
Delitti diventati famosi per la ferocia e la facilità con cui vennero commessi,
spesso a danno di gente che nulla aveva a che fare con le sue cause,
e a volte dettati dalla follia piuttosto che da un qualche credo neofascista.

Un ragazzo la cui gioventù venne violentata da troppa televisione.
Giusva era uno pronto per la Uno Bianca..... prima della Uno Bianca.
Qualche anno fa un giudice chiese a Francesca perchè lo scelse come compagno di vita.
A questa domanda rispose con una frase da ginnasio nichilista,
lapidaria, nel senso di lapide:

"Giusva era il ragazzo più sensibile che io avessi mai incontrato".


Che razza di tipacci fossero gli altri ragazzi che aveva frequentato
non ci è dato sapere.
Di sicuro Francesca con gli uomini non è stata fortunata,
e la parola "sensibile" resta dubbia e ambivalente come il coinvolgimento dei NAR per i fatti del 2 agosto 1980.
Francesca Mambro è citata nei ringraziamenti di un disco intitolato:
"Abbiamo pazientato 40 anni, ora basta!"
Sensibili anche loro.
Per evitare di confondere la sensibilità
con l'eversione fascista e stragista,
stabiliremo dei limiti.

Definiamo quindi neosensibilismo il nostro modo di essere sensibili.
E tutto si distacca
dalle ambiguità
di Francesca Mambro da cui ci dissociamo
anche per l'uso sconsiderato e irresponsabile
del vocabolario.

La signora Mambro e il camerata Fioravanti, sono fuori di galera.
Fa male ammettere, che al momento vincono due a zero.
martedì, 12 febbraio 2008
Cos'è il tradimento?
Quasi sempre le persone hanno un proprio modo romantico di motivare i propri tradimenti.... a proposito ne ho sentite tante..... io stesso, molti anni fa, ho avuto modo di dare il mio contributo.
Più o meno tutti  (anche se spesso non lo vogliono ammettere) si rendono conto di tradire l'altro, ma quanti si accorgono di stare tradendo innanzi tutto sé stessi?
Ti metti assieme ad una persona, decidi di dare una certa direzione alla tua vita, fai una scelta. Tu, fai una scelta.
Tradire la persona con cui stai vuol dire fare un'altra scelta, che non è compatibile con la prima. O una cosa o l'altra.
Nel momento in cui tieni il piede in due scarpe, stai sporcando quello in cui tu dici di credere.
Tutti hanno i propri (buoni?) motivi per tradire, ma nessuno ha le palle di ammettere che si tradisce quando nel rapporto, nella tua vita, c'è qualcosa che manca, c'è qualcosa che non va...... per riassumere in una frase:
la tua vita così com'è, non è soddisfacente.

.... e allora perché tradisci? Perché lo fai e continui a stare assieme al tradito?
Tipica risposta è: perché lo amo. Risposta semplicemente senza senso: una menzogna.
Ragioniamo per assurdo, facciamo finta che la risposta sia diversa: tradisco perché non lo amo.
A questo punto non ha più senso starci assieme, quindi non ha più senso la scelta di vita che avevi preso, quindi stai perdendo tempo e non stai combinando (quanto meno in quell'ambito) nulla di buono.
C'è qualcosa che fa rodere le persone più che ammettere di stare fallendo?
Per me, no. A nessuno piace sentirsi fallito, perdente, indifeso... vulnerabile.... anche se, in realtà lo siamo tutti.
Ammettere di non amare innesca un processo che porta a quell'unica conclusione... quindi ci si nasconde dietro ridicole menzogne per non vedere ingombranti verità.
E' molto più facile tradire e mentirsi, che ammettere che stai sprecando i migliori anni della tua vita.
lunedì, 11 febbraio 2008
L'altro giorno mi è capitato di andare a trovare mia sorella. Per la prima volta ho preso in braccio il mio micro-nipotino. Ovviamente essendosi appena svegliato s'è messo a piangere e mia sorella ha quindi messo su un cd. Lo stesso cd che c'era quando è nato.
Lui s'è calmato, s'è mosso un po' fino a quando non ha trovato la posizione e si è riaddormentato, io ho pensato: "Cazzo. Ma proprio De Gregori..... proprio quel De Gregori?!" quasi mi mettevo io a piangere.
Per un momento mi sono chiesto quante probabilità c'erano che, tra tutte le canzoni a disposizione nel patrimonio umano, la scelta fosse caduta proprio su quelle canzoni.
Ho pensato che non era colpa di mia sorella, lei non sa assolutamente nulla e tanto meno potrebbe immaginarsi quello che c'è dietro.
Ho pensato che prima o poi sarebbe accaduto, ho guardato il topino che avevo tra le braccia ed ho pensato che tutto può acquistare un altro senso. Tutto.

Ora sto ascoltando l'album "Rimel", gran bell'album. L'avevo messo su oggi pomeriggio, mentre mi facevo la barba. Non so..... è che sta sera ho visto "Caos calmo" e mi è tornato in mente De Gregori.... e Roma.
Non ho dimenticato e non ho nessuna intenzione di dimenticare. Non ho nessuna intenzione di oppormi a qualsiasi emozione, positiva o negativa che sia. Non ho nessuna intenzione di reprimere alcuna parte di me.
Non sono fatto a scomparti. Nessuno è fatto a scomparti, pensare di esserlo è semplicemente sciocco.

C'è una frase del film che mi ha colpito: " i bambini percepiscono l'emozioni dei genitori, quelle vere, quelle che realmente provano, non quelle che i genitori vorrebbero trasmettere."


 Radiohead - Pyramid song