Durante la fase dell'allattamento nel corpo del bambino vengono prodotte certe sostanze dall'effetto simile agli oppiacei. Le stesse sostanze (ossitocina) vengono prodotte quando si è innamorati (vedi "Pazzi d'amore" di Frank Tallis).
Durante la fase dell'allattamento il concetto di sé del bambino, l'identità, comprende anche la madre. Per il bambino la madre è una parte di sé, una parte fondamentale, senza la quale non c'è vita (vedi "Gioco e realtà" di D.Winnicott).
Grosso modo il mio sentirmi innamorato ricalca il concetto di sé di un poppante.... ma non credo di essere l'unico.....
Il bambino col passare del tempo dovrebbe crescere e con lui anche il proprio concetto di sé. Parallelamente al concetto di sé dovrebbe cambiare anche il modo di amare. Ma se il bambino non cresce abbastanza, non riesce a sviluppare la propria identità, cosa succede?
Qual'è la vostra fonte d'identità?
La mia è (anzi, spero, era) il campo affettivo.
C'è poco da aggiungere..... ci sono stati periodi della mia vita in cui, anche se andavo alla grande in molte cose, comunque sanguinavo.... mi mancava qualcosa. Ti metti assieme ad una persona e ti fai bastare qualsiasi cosa, anche il nulla, anche il dolore.
Gli oppiacei oltre a farti sentire euforico, hanno anche un grande effetto contro il dolore......
A luglio ad un certo punto mi sono chiesto: "ma come cazzo ho fatto a stare con una testa di cazzo come la mia ex per quattro anni?" Non è poco tempo.
Quattro anni in cui per me stesso ho combinato veramente poco.....
...... in fin dei conti ero una testa di cazzo pure io.
Nessuno è cieco come chi non vuole vedere ed il modo più semplice per sentirsi a posto è trovare un altro cieco, un'altra persona che come te è impegnata a scappare via.
Se il bambino non cresce abbastanza, se non riesce a sviluppare la propria identità, il suo concetto di identità e di amore rimarrà strettamente ancorato a quell'unico modello imparato: quello di quando era poppante.
Erich Fromm nel suo "L'arte di amare" (saggio sull'amore in tutte le sue forme comprese quelle malsane), per mia grande sorpresa, tira in ballo la solitudine. Non mi sarei mai aspettato che l'amore fosse strettamente legato alla solitudine.
Cos'è la solitudine?
Ognuno ha una propria idea di cosa significhi, ognuno nel proprio dizionario ha la sua definizione, la sua accezione. Non voglio imporre una definizione, non voglio dettare legge.
Il punto è che (secondo Fromm) la solitudine è una tappa obbligatoria, prima o poi bisogna averci a che fare..... l'unico modo per amare in modo sano è riuscire ad avere un rapporto sano con la solitudine.
P.S.= Avere un rapporto sano con la solitudine non vuol dire essere capaci di stare da soli per un tempo più o meno lungo.
Durante la fase dell'allattamento il concetto di sé del bambino, l'identità, comprende anche la madre. Per il bambino la madre è una parte di sé, una parte fondamentale, senza la quale non c'è vita (vedi "Gioco e realtà" di D.Winnicott).
Grosso modo il mio sentirmi innamorato ricalca il concetto di sé di un poppante.... ma non credo di essere l'unico.....
Il bambino col passare del tempo dovrebbe crescere e con lui anche il proprio concetto di sé. Parallelamente al concetto di sé dovrebbe cambiare anche il modo di amare. Ma se il bambino non cresce abbastanza, non riesce a sviluppare la propria identità, cosa succede?
Qual'è la vostra fonte d'identità?
La mia è (anzi, spero, era) il campo affettivo.
C'è poco da aggiungere..... ci sono stati periodi della mia vita in cui, anche se andavo alla grande in molte cose, comunque sanguinavo.... mi mancava qualcosa. Ti metti assieme ad una persona e ti fai bastare qualsiasi cosa, anche il nulla, anche il dolore.
Gli oppiacei oltre a farti sentire euforico, hanno anche un grande effetto contro il dolore......
A luglio ad un certo punto mi sono chiesto: "ma come cazzo ho fatto a stare con una testa di cazzo come la mia ex per quattro anni?" Non è poco tempo.
Quattro anni in cui per me stesso ho combinato veramente poco.....
...... in fin dei conti ero una testa di cazzo pure io.
Nessuno è cieco come chi non vuole vedere ed il modo più semplice per sentirsi a posto è trovare un altro cieco, un'altra persona che come te è impegnata a scappare via.
Se il bambino non cresce abbastanza, se non riesce a sviluppare la propria identità, il suo concetto di identità e di amore rimarrà strettamente ancorato a quell'unico modello imparato: quello di quando era poppante.
Erich Fromm nel suo "L'arte di amare" (saggio sull'amore in tutte le sue forme comprese quelle malsane), per mia grande sorpresa, tira in ballo la solitudine. Non mi sarei mai aspettato che l'amore fosse strettamente legato alla solitudine.
Cos'è la solitudine?
Ognuno ha una propria idea di cosa significhi, ognuno nel proprio dizionario ha la sua definizione, la sua accezione. Non voglio imporre una definizione, non voglio dettare legge.
Il punto è che (secondo Fromm) la solitudine è una tappa obbligatoria, prima o poi bisogna averci a che fare..... l'unico modo per amare in modo sano è riuscire ad avere un rapporto sano con la solitudine.
P.S.= Avere un rapporto sano con la solitudine non vuol dire essere capaci di stare da soli per un tempo più o meno lungo.
By Iraz scritto alle ore 20:18 | Permalink | commenti (2)
categoria:riflessioni, vita, psicologia, dolore, emozioni, solitudine, realtà , dipendenza, razionalità , dipendenza affettiva, iraz, amare troppo, amare veramente, vero sé
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