martedì, 28 agosto 2007
20 Agosto

Parte dei miei trenta giorni di vacanze sono passati, le prime partenze degli amici, guardarsi attorno e prendere atto che si è sempre di meno e con meno voglia di fare, ma quand'è che si è persa quella voglia di vivere?
Uno ad uno vedo cadere sopra di me i granelli della clessidra del tempo..... io ho ansia di vivere..... E' da un po' che ho smesso di voler scappare dal presente, non voglio stare a trastullarmi pensando a quello che farò al ritorno, non voglio ammazzare il tempo rivangando quello che è successo quest'anno. Lo scazzo incomincia a crescere, mi sento infastidito, la situazione incomincia a starmi stretta: il posto non mi da quello che vorrei. Mi ci vorrebbe un attimo per decidere di schiodare, fare valigia, prendere il treno e tornare a casa. Mi ci vorrebbe un attimo per reagire, e per come sono fatto sono capace di fare cose fuori dal comune senza troppi problemi...... Il primo istinto era quello di cambiare aria.
Ho imparato a diffidare dei primi istinti e delle scelte repentine.....
Partire mi sa troppo di fuga. Il posto è quello che è. Il posto non mi da quello che vorrei perchè ho un'aspettativa.
Quanto sono capace di accettare la realtà senza voler a tutti i costi che aderisca a come vorrei che fosse? Quanto sono realmente capace di vedere cosa il posto può offrire? Quanto sono capace di vedere realmente le potenzialità e le deficienze di ciò che mi sta attorno?
Il posto non mi da quello che vorrei..... e se non fosse così? Se mi desse quello che vorrei, riuscirei veramente ad essere felice?

Ho scelto di venire in questo posto, che da ventisette anni è il solito posto, per evitare di fare un viaggio compulsivo. Sarei potuto andare dove volevo. Avrei potuto fare uno dei miei soliti viaggi in posti assurdi, per fare qualcosa di assurdo ma tremendamente figo....... cosa che non avrebbe realmente cambiato nulla nella mia vita, ma per un po' di tempo mi avrebbe fatto sentire apposto.... per un po' di tempo avrei potuto zittire quella certa vocina dentro di me.... per un po' di tempo mi sarei sentito figo e tremendamente nel giusto, fino alla successiva azione compulsiva.  In questo mi sento molto consumatore, in tanti anni ho consumato (usato) luoghi, persone, esperienze, solo per non ascoltare quella vocina, solo per non rendermi conto che c'erano dei problemi in me da cui sistematicamente scappavo.
Dopo essermi reso conto di essere (tra le altre cose) un "viaggiatore compulsivo", mi è sembrato che la cosa più sana che potessi fare fosse andare in questo posto, che è il posto più "normale" dove andare in vacanza.
Ci vuole veramente poco ad alimentare la propria compulsione. E' invece un lavoro molto faticoso abbattere tutte le resistenze che ho edificato in tanti anni di dolore.
Secondo Erich Fromm (Vedi "L'arte di ascoltare" Cap II) uno dei principali motivi per cui è molto difficile guarire da una nevrosi maligna è perchè le resistenze sono molto radicate, il soggetto affetto "dovrebbe riuscire ad ammettere a sé stesso e agli altri di essere in realtà un grande narcisista che non si cura di nessuno". E' abbastanza difficile riuscire a mandare giù una cosa del genere. Chi soffre, chi ha sofferto molto, tende sempre a vedersi come "una vittima", mai come un carnefice. C'è una certa difficoltà nel vedere il male che si fa agli altri, soprattutto quando gli altri sono persone a cui si ritiene di voler bene.
Nella citazione di Fromm mi ritrovo, per quanto mi riguarda è vero...... potrei cercare di negare, potrei cercare di nascondermi dietro tesi più o meno elaborate per non ammettere di aver usato tutti e tutto, potrei appellarmi al fatto che non sono mai stato cosciente, non c'era l'intenzione...... potrei continuare a girarci attorno, trovare le radici di tale comportamento, ma tutto questo non serve a niente.
Ci sarà un motivo se è così difficile mandare giù una verità del genere? Un narcisista ha un immagine di sé in cui lui è buono e bravo...... scoprire di essere il contrario di quello che si pensava di essere comporta uno sconvolgimento di dimensioni bibliche.
Che cos'è meglio? Non rendersi conto di usare tutto e tutti, e continuare a farlo? Oppure prendere atto che è successo e adoperarsi perchè non accada più?
Per poter ammettere una frase del genere ci vuole tanta onestà e tanta disperazione (non coraggio), solo chi ha toccato il fondo, solo chi non ha nulla da perdere è capace di accogliere una verità del genere. Lo scopo dell'analisi (psicologica) e far percepire al paziente la sua infelicità, far emergere i conflitti. Fare analisi non è una passeggiata, comporta uno sforzo, un investimento di energie notevoli. L'analisi la paghi, oltre che con i soldi, con il dolore di scoprire giorno dopo giorno che non sei quella persona che pensavi di essere. Ci vuole una grossa motivazione per incominciare un percorso di analisi. Ci vuole una motivazione seria.
Chi non arriva a toccare il fondo, chi non arriva a stare male che di più non si può, chi non è pronto a cambiare tutto, non può essere seriamente motivato.
sabato, 25 agosto 2007
16 Agosto

Gli amici, a parte quelli con cui ti trovi a crescere da quando sei bambino, vengono scelti in modo più o meno inconscio. Ci si tiene stretto le persone con cui si lega di più, quelle con cui ti trovi meglio, quelle che ti capiscono, quelle più simili a te.
Il problema dei soggetti "non sani" è che non avendo potuto svilupparsi completamente, non sono capaci di vedere la realtà per quello che è, non sono capaci di discernere in tutto, ciò che è bene da ciò che è male.
Un soggetto "non sano" non riesce a stabilire una relazione sana con la vita perché gli mancano le basi. Prima o poi si arriva a stare male, prima o poi si scivola in una o più forme di dipendenza. Il "non sano" è in conflitto con la vita, sa che c'è qualcosa che non va, ma pensa che dipenda dal resto, dal mondo.... come direbbe Albert Camus: è la condizione dell'uomo che è assurda, è la vita che è assurda. Il "non sano" sa che c'è qualcosa che non va e cerca persone simili a lui che non lo facciano sentire il solo diverso. Si cercano, si attraggono, persone che ci confermino. Abbiamo bisogno di certezze, abbiamo bisogno di non sentirci sbagliati, abbiamo bisogno di qualcuno che ci faccia sentire apposto.... anche (e soprattutto) se non lo siamo.
Essere dipendente da qualcuno o qualcosa per continuare a non vedere la realtà per quello che è (soprattutto quella che riguarda sé stessi). Perchè non si è capaci di accettare la realtà per quello che è. E' una fuga, per alcune persone può essere palese, per altre può essere terribilmente sottile, ma rimane sempre una fuga.
L'unico modo per smettere di scappare è risolvere il problema alla radice: riprendere a crescere ed imparare a vedere, accettare e interagire con la realtà.

Esiste una stretta correlazione tra creatività e disagio interiore. Esiste una stretta correlazione tra fantasia e disagio interiore. La fantasia può tranquillamente essere usata come mezzo di evasione dalla realtà....... meditate: tutto può diventare "oppio dei popoli", tutto può essere fatto in modo compulsivo, perfino leggere o scrivere questo blog.
E' il perchè che fa la differenza, è la consapevolezza del proprio agire che ci guida nella direzione giusta.

Ho incominciato questo blog per parlare della mia malattia, per portarla alla luce, per studiarla. Parlo di me, di una parte di me. Lo studio teorico è giunto quasi al termine, tutto quello che c'era da affrontare è stato affrontato. C'è un po' di roba che devo mettere in ordine dopo di che il blog non verrà più aggiornato.
Chi ha orecchie per intendere intenda.... fino ad ora ho già scritto abbastanza da dare duemila spunti a chi vuole seriamente porsi certe domande.
Non voglio aprire un altro blog per parlare della mia vita, per fare vedere al mondo in che posti fighi vado o cosa faccio, tanto meno sono interessato a leggere le vicende di qualcun altro (se volevo cazzeggiare interessandomi alle vicende di qualcun altro, mi sarei dato alle telenovelas). Concludo il blog ed incomincia la vita reale, non voglio spettatori, non desidero essere confermato da nessuno.
L'esperienze che vivo, quello che vedo, quello che sento, sono qualcosa di unico e personale. Non ci sono parole per definire quello che posso sentire, mai nessuno potrà trasmettere ad un altra persona ciò che ha provato, mai nessuno potrà far rivivere a qualcun altro esattamente ciò che ha provato....... non è possibile e non ha senso.
Perchè voler condividere le proprie emozioni con un'altra persona? Ognuno ha le proprie, ognuno si godi le proprie, la propria vita.
Condividere le proprie emozioni per abbattere il muro di solitudine? Comunque ogni persona è sola e tutte le persone del mondo hanno in comune questo e tanti altri aspetti...... tutti sulla stessa barca, tutti intenti a sfuggire alla solitudine, alla morte, ogni giorno dimenticando sempre un po' di più come si vive.
Condividere le proprie emozioni per avere un testimone, qualcuno che ti regga il gioco, qualcuno che ti faccia sentire che ciò che hai fatto è reale? Tu sei reale? Tu esisti?
Un albero che cade in un bosco dove non c'è nessuno, fa rumore?
sabato, 04 agosto 2007
C.S.I. - irata (live) - 1998 La Terra, La Guerra, Una Questione Privata

..... quindi ci tenevo a salutare e ringraziare tutti. Vi voglio bene.
So' di non essere forte come sembra e so' che dentro di me si celano ancora troppe cose, che non conosco, per potermene stare tranquillo..... parto ed ho un po' di timore.
Paura di soffrire.
Paura dell'ira.
Quando le emozioni superano una certa intensità, incomincio ad agire in modo compulsivo (quello che normalmente le persone chiamano agire in modo impulsivo).
Superato il limite devo assolutamente fare qualcosa per limitare l'intensità, perchè non sono in grado di gestire emozioni troppo forti. Ultimamente ho fatto dei buoni progressi nell'individuare i miei impulsi compulsivi, solo che se non imparo a gestire le emozioni forti, difficilmente potrò fare veri progressi. Il punto è che molto probabilmente mi troverò in situazioni in cui la rabbia, un fiume di rabbia, scalcerà per sfondare gli argini e spazzare via tutto.

Sono passati otto mesi, mi guardo in dietro e non mi sembra vero che possa essere cambiato tutto così tanto. Alcune volte mi sembra assurdo, non è possibile che tutto questo sia reale. Alcune volte mi viene quasi da dire che non è vero, che tutto quello che ho capito in questi mesi, tutto quello che ho vissuto, la realtà che vedo ora, non esiste..... è solo frutto della mia immaginazione. Capita che mi viene da negare tutto in blocco e pensare che non può essere tutto così complesso...... capita, dura cinque secondi poi torno alla vera realtà, quella di questi mesi. Sono bravo a mentire a me stesso, come tutti del resto..... ma nel momento in cui mi rendo conto di una verità, per quanto possa essere brutta, scomoda o fastidiosa, non riesco a far finta di niente.
Ogni tanto mi viene da mollare un po' il colpo, da lasciarmi andare, da dirmi che tanto non è così grave se chiudo un occhio.... se sono arrivato a questo punto è proprio perché sono sceso a compromessi (quasi sempre senza esserne consapevole), adesso basta: niente compromessi e niente marce in dietro.

Alla prossima, buona fortuna per tutto.
mercoledì, 01 agosto 2007
Le persone quando mi sentono dire che sto curando la mia depressione, fanno una faccia strana...... dicendomi poi che non sono depresso, non sembro depresso.
Ora forse non si vede e se non avessi studiato così bene la malattia, sarei propenso anch'io nel pensare di essere "guarito". Il punto è che non sono guarito, ma sto guarendo.
Alcune settimane fa c'è stato un momento in cui ho dovuto ammettere che ero fuori controllo, avevo avuto una ricaduta nella depressione, ora devo ammettere che mi sono rimesso sulla strada giusta e sto guarendo. Non è che sia una cosa così eccezionale, ce l'ho fatta già una volta ad uscire dalla depressione..... non è successo per caso, quindi era lecito pensare che potesse riaccadere. Quello che mi preoccupa ora non è uscire dalla depressione, ma riuscire a non ricaderci dopo.

Consapevolezza: coscienza, l'essere consapevole (=> ossia: "colui che si rende conto").
Coscienza: situazione in cui l’anima è in rapporto con se stessa ed è in grado di conoscersi e giudicarsi in modo diretto e infallibile [tra le varie definizioni questa è l'accezione che ritengo più aderente].
Quando guidi sei in uno stato di attenzione vigile, sei rilassato ma reattivo. Un rumore diverso, un imprevisto, qualsiasi cosa che sta al di fuori del "normale" fa impennare l'attenzione. Qualsiasi cosa al di fuori del normale deve essere captata e compresa per poter agire nel migliore dei modi.
Se non senti il "rumore strano", se non ti accorgi immediatamente che l'auto che ti precede è entrata in testa-coda, se non sei consapevole di quello che ti accade attorno, se non sei consapevole delle tue capacità, rischi di fare una brutta fine.
Non dico che bisogna essere ossessionati dal perché si prendono certe scelte o si compiono certe azioni, ma non saper il perchè è come guidare con gli occhi chiusi...... è solo una questione di tempo.... o prima, o poi, ti farai male.
Tornando alla guida. Esistono vari modi di percorrere una curva, ma uno solo è quello più corretto. Quante persone sono consapevoli di come percorrono le curve e il perchè in quel modo piuttosto che in un altro? Quante persone guidano giusto perchè hanno la patente e non perchè sono realmente capaci di guidare?
Il punto è: quanto siamo realmente consapevoli del perchè che sta dietro le nostre azioni?

Qualche settimana fa ero in auto e stavo riportando a casa i miei, ero in tangenziale. Mia madre che non è abituata alla mia guida ed è piuttosto fifona, ad un certo punto s'è spaventata per il cambio di corsia un po' brusco di un'altra auto. Mentre superavo la suddetta auto, mi spostavo di tre corsie a destra e imboccavo l'uscita (tutto senza fare una piega), tranquillamente e un po' scocciato le ho detto: mamma se io fossi capace di vivere come sono capace di guidare, non avrei nessun problema.

Ho imparato a guidare che avevo diciannove anni, sono riuscito ad imparare molte cose, alcune anche molto difficili... fuori dal comune. Ciò che non ho potuto imparare bene fino in fondo, è vivere. Il processo di apprendimento ad un certo punto s'è bloccato.... "la patente" me l'hanno data..... ma in certe situazioni perdo il controllo del mezzo, sono uno di quegli "automobilisti della vita" che le manovre le sa fare, riesce anche a percorrere un rettilineo a duecento all'ora, ma quando arriva la curva.... sbaglia marcia, sbaglia velocità, sbaglia traiettoria e sfonda il guardrail.

Sono uno di quegli automobilisti della vita che dopo l'ennesimo "botto" è arrivato alla conclusione che ha bisogno di un corso di recupero. Warning - Men at work - recupero in corso.....