20 Agosto
Parte dei miei trenta giorni di vacanze sono passati, le prime partenze degli amici, guardarsi attorno e prendere atto che si è sempre di meno e con meno voglia di fare, ma quand'è che si è persa quella voglia di vivere?
Uno ad uno vedo cadere sopra di me i granelli della clessidra del tempo..... io ho ansia di vivere..... E' da un po' che ho smesso di voler scappare dal presente, non voglio stare a trastullarmi pensando a quello che farò al ritorno, non voglio ammazzare il tempo rivangando quello che è successo quest'anno. Lo scazzo incomincia a crescere, mi sento infastidito, la situazione incomincia a starmi stretta: il posto non mi da quello che vorrei. Mi ci vorrebbe un attimo per decidere di schiodare, fare valigia, prendere il treno e tornare a casa. Mi ci vorrebbe un attimo per reagire, e per come sono fatto sono capace di fare cose fuori dal comune senza troppi problemi...... Il primo istinto era quello di cambiare aria.
Ho imparato a diffidare dei primi istinti e delle scelte repentine.....
Partire mi sa troppo di fuga. Il posto è quello che è. Il posto non mi da quello che vorrei perchè ho un'aspettativa.
Quanto sono capace di accettare la realtà senza voler a tutti i costi che aderisca a come vorrei che fosse? Quanto sono realmente capace di vedere cosa il posto può offrire? Quanto sono capace di vedere realmente le potenzialità e le deficienze di ciò che mi sta attorno?
Il posto non mi da quello che vorrei..... e se non fosse così? Se mi desse quello che vorrei, riuscirei veramente ad essere felice?
Ho scelto di venire in questo posto, che da ventisette anni è il solito posto, per evitare di fare un viaggio compulsivo. Sarei potuto andare dove volevo. Avrei potuto fare uno dei miei soliti viaggi in posti assurdi, per fare qualcosa di assurdo ma tremendamente figo....... cosa che non avrebbe realmente cambiato nulla nella mia vita, ma per un po' di tempo mi avrebbe fatto sentire apposto.... per un po' di tempo avrei potuto zittire quella certa vocina dentro di me.... per un po' di tempo mi sarei sentito figo e tremendamente nel giusto, fino alla successiva azione compulsiva. In questo mi sento molto consumatore, in tanti anni ho consumato (usato) luoghi, persone, esperienze, solo per non ascoltare quella vocina, solo per non rendermi conto che c'erano dei problemi in me da cui sistematicamente scappavo.
Dopo essermi reso conto di essere (tra le altre cose) un "viaggiatore compulsivo", mi è sembrato che la cosa più sana che potessi fare fosse andare in questo posto, che è il posto più "normale" dove andare in vacanza.
Ci vuole veramente poco ad alimentare la propria compulsione. E' invece un lavoro molto faticoso abbattere tutte le resistenze che ho edificato in tanti anni di dolore.
Secondo Erich Fromm (Vedi "L'arte di ascoltare" Cap II) uno dei principali motivi per cui è molto difficile guarire da una nevrosi maligna è perchè le resistenze sono molto radicate, il soggetto affetto "dovrebbe riuscire ad ammettere a sé stesso e agli altri di essere in realtà un grande narcisista che non si cura di nessuno". E' abbastanza difficile riuscire a mandare giù una cosa del genere. Chi soffre, chi ha sofferto molto, tende sempre a vedersi come "una vittima", mai come un carnefice. C'è una certa difficoltà nel vedere il male che si fa agli altri, soprattutto quando gli altri sono persone a cui si ritiene di voler bene.
Nella citazione di Fromm mi ritrovo, per quanto mi riguarda è vero...... potrei cercare di negare, potrei cercare di nascondermi dietro tesi più o meno elaborate per non ammettere di aver usato tutti e tutto, potrei appellarmi al fatto che non sono mai stato cosciente, non c'era l'intenzione...... potrei continuare a girarci attorno, trovare le radici di tale comportamento, ma tutto questo non serve a niente.
Ci sarà un motivo se è così difficile mandare giù una verità del genere? Un narcisista ha un immagine di sé in cui lui è buono e bravo...... scoprire di essere il contrario di quello che si pensava di essere comporta uno sconvolgimento di dimensioni bibliche.
Che cos'è meglio? Non rendersi conto di usare tutto e tutti, e continuare a farlo? Oppure prendere atto che è successo e adoperarsi perchè non accada più?
Per poter ammettere una frase del genere ci vuole tanta onestà e tanta disperazione (non coraggio), solo chi ha toccato il fondo, solo chi non ha nulla da perdere è capace di accogliere una verità del genere. Lo scopo dell'analisi (psicologica) e far percepire al paziente la sua infelicità, far emergere i conflitti. Fare analisi non è una passeggiata, comporta uno sforzo, un investimento di energie notevoli. L'analisi la paghi, oltre che con i soldi, con il dolore di scoprire giorno dopo giorno che non sei quella persona che pensavi di essere. Ci vuole una grossa motivazione per incominciare un percorso di analisi. Ci vuole una motivazione seria.
Chi non arriva a toccare il fondo, chi non arriva a stare male che di più non si può, chi non è pronto a cambiare tutto, non può essere seriamente motivato.
By Iraz scritto alle ore 17:23 | Permalink | commenti
categoria:riflessioni, vita, psicologia, viaggio, dipendenza, ansia, razionalità , rivolta, iraz, autoterapia, compulsione
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