lunedì, 28 maggio 2007
Post etilico.
Non che fossi uscito con l'idea di tornare brillo, sono più o meno quattro mesi che non ci do' dentro con l'alcool, ma è capitato.
Serata a due, io e il mio amico socio. Di domenica tutto è chiuso, a parte quel posto.... quello che per tanti anni (dieci credo) è stata la nostra roccaforte, dove succedeva che brindavo al mio compleanno, io che l'ho sempre odiato....
Abbiamo provato a fare l'eco..... nel locale c'erano due soli clienti, noi.... per l'appunto. Strano ritrovarsi in quel locale a fare discorsi come quando eravamo sbarbi (giovani). Strano ritrovarsi dopo dieci anni e rendersi conto che in fin dei conti non è cambiato sto granché..... io faccio le solite domande del cazzo tipo: se potessi tornare in dietro a che età andresti e cosa cambieresti? Ci fosse uno che risponde che non cambierebbe nulla...... se ci penso, avendo il senno di adesso cambierei un miliardo di cose, solo che non si può.
I tavoli del locale sono stati rivestiti da uno strato di un finto legno del cazzo (tipo trucciolato o multistrato) per coprire i solchi, i segni, lasciati li nel corso di qualcosa tipo trentanni di apertura. Qualcuno dovrebbe, spiegare alla nuova gestione, che ogni segno sul tavolo ha un pezzo di storia e voler appiattire tutto vuol dire voler cancellare la storia........ è un po' come se un giorno arrivasse qualcuno a cancellare le nostre cicatrici, cosa ci rimarrebbe? Cosa prenderemmo come riferimento per non commettere certi errori?
E' strano ritrovarsi in quel locale, vuoto (una volta non accadeva mai che fosse vuoto) e rendersi conto che quando la serata butta bene, cosa che accade raramente ormai, capita di trovarsi a parlare di cosa uno vorrebbe fare "da grande"...... dopo un po' non te lo chiedi più, e questo è un problema.
Ieri riflettevo che tutti vorrebbero stare meglio ma pochi hanno le palle di prendere e cambiare. Appena si raggiunge qualcosa si fa' di tutto per non lasciarlo scappare via, fa niente se in tanto ti passa di fianco ciò che desideravi da una vita.... l'uomo è vigliacco o forse sono io che mi tiro troppe storie..... chissà magari quando sarò "grande" ( a novantanni forse?) c'avrò capito qualcosa, o forse in fin dei conti non c'è nulla da capire.
Domani piove, anzi tra qualche ora piove ed io sono contento......

"I giorni corrono come cavalli sopra le colline"
Charles Bukowski

Personalmente credo che il passato è passato ed il futuro lo puoi cambiare solo oggi....
domenica, 27 maggio 2007
Di solito i problemi nascono quando non si riesce ad ascoltare sé stessi.
Paradossalmente alcune volte è più semplice ascoltare un'altra persona piuttosto che sé stessi,  è più semplice accorgersi dei difetti di un'altra persona, piuttosto che dei propri. Nell'osservare l'altro c'è sempre più slancio, c'è meno paura di andare a fondo, in fin dei conti qualunque cosa ci sia sul fondo non ci riguarda in prima persona, non è qualcosa che ci tocca personalmente.
Uno dei problemi della dipendenza affettiva è che c'è uno spostamento dell'attenzione da sé verso "l'oggetto" della dipendenza. Durante il rapporto affettivo si vive senza ascoltare ciò che è necessario a sé stessi. Questo porta inevitabilmente (ed è solo una questione di tempo e di resistenza) a stare talmente male da dover chiudere il rapporto.
Sapere di essere affetto da dipendenza affettiva non risolve il problema. Bisogna imparare a conoscere "la macchina" per poter individuare il guasto e ripararlo.
Per conoscere "la macchina" bisogna riuscire ad ascoltarla e se la macchina sei tu, devi imparare ad ascoltarti.
Ci sono persone a cui viene spontaneo ascoltarsi, lo fanno in modo automatico, neanche se ne rendono conto. Altre persone hanno seri problemi nel riuscire a sentirsi, questa totale o parziale incapacità è dovuta ad un diverso sviluppo. I traumi vissuti da piccoli hanno bloccato, limitato, parte della capacità di ascoltarsi; fortunatamente è sempre possibile recuperare.
Ogni persona ha i suoi blocchi, ognuno ha la sua storia alle spalle, ognuno è un caso a sé. Elaborare un proprio modo per riuscire ad ascoltarsi, per essere consapevoli di cosa sentiamo, di cosa abbiano bisogno, del perché ci comportiamo in un certo modo piuttosto che in un altro, è il nodo centrale da sciogliere.
Ci vuole tanta pazienza, tanta onestà e soprattutto tanto coraggio, perché non è detto che ciò che scoprirai ti piacerà.
sabato, 26 maggio 2007
In questi mesi è successo che sono cambiate molte cose ed ho appreso molte cose. 
Credo ci sia una stretta correlazione tra il cambiamento e l'apprendimento. Può accadere che apprendi qualcosa e di conseguenza cambi, scegli un'altra soluzione; oppure può accadere che cambiando scelte impari qualcosa di nuovo.
Guardando in dietro faccio un po' di fatica a ricordarmi da dove sono nate tutte le varie riflessioni, devo rileggere il blog per tornare al dettaglio, per ritrovare la traccia.
All'inizio ero un po' preoccupato, l'impresa mi sembrava titanica: affrontare  la dipendenza affettiva, combatterla. Strada facendo è successo di ritrovarsi in situazioni che non pensavo si sarebbero presentate così presto e a quel punto s'è trattato di scegliere: giocare o stare a guardare rimanendo fuori dal gioco.
Penso che ci siano tanti modi per fare le cose, c'è solo da imparare ad ascoltarsi e capire qual'è il modo migliore per affrontare ciò che arriva.
Comunque il punto a cui volevo arrivare è che non esistono regole certe e assolute, si tratta di ascoltarsi e tentare, è un lavoro in divenire. Ognuno deve trovare il proprio modo per riuscire ad ascoltarsi.

 
C.S.I. - A tratti - 1994 Ko de Mondo


A tratti percepisco tra indistinto brusio
Particolari in chiaro,
Di chiara luce splendidi,
Dettagli minimali in primo piano,
Più forti del dovuto e adesso so
Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Ma non va, non va, non va, non va...

Nell'occhio inconsapevole di un cucciolo animale,
Archivio vivente della Terra,
Un battito di ciglia sonnolente racchiude un'esistenza
Spazio determinato, costretto dilatabile
Spazio determinato, costretto dilatabile mi incanta...

Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è

In toghe svolazzanti e lunghe tonache,
divise d'ordinanza tute folgoranti,
in fogge sempre nuove innumerevoli colori,
in abiti eleganti con la camicia bianca, la cravatta blu

Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Consumati gli anni miei,
vistosi movimenti sulla Terra,
grandiosi necessari, futili patetici

Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Come fare non fare, quando dove perché
E ricordando che tutto va come va
Ma non va, non va, non va...

Non fare di me un idolo mi brucerò,
se divento un megafono m'incepperò,
cosa fare non fare non lo so,
quando dove perché riguarda solo me,
io so solo che tutto va ma non va,
non va, non va, non va, non va...
Sono un povero stupido so solo che
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Se tu pensi di fare di me un idolo
Lo brucerò,
Trasformami in megafono m'incepperò,
cosa fare non fare non lo so,
quando dove perché riguarda solo me,
io so solo che tutto va ma non va,
non va, non va, non va, non va...

Sono un povero stupido so solo che
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
Chi è stato è stato e chi è stato non è
Se tu pensi di fare di me un idolo
Lo brucerò
Trasformami in megafono m'incepperò,
cosa fare non fare non lo so,
quando dove perché riguarda solo me,
io so solo che tutto va ma non va,
non va, non va...
martedì, 22 maggio 2007
In questi giorni sono un vulcano, continuano a venirmi cose da scrivere.
Sto cercando, anche, di attingere dai film, da certi film. Film che ho già visto e che mi trovo a rivedere con occhio diverso.
Fight Club me lo sono rivisto due volte a distanza di 24 ore e volevo "fermare" una frase:

"Dopo la lotta qualsiasi cosa si abbassa di volume. Nel Fight Club non era una questione di vincere o perdere,alla fine del combattimento nulla si risolveva...... ma non era importante, l'importante era lottare."

Inoltre, dopo il post precedente, volevo consigliare la visione di un film che calza a pennello: "Vero come la finzione".
By Iraz scritto alle ore 23:25 | Permalink | commenti
categoria:citazione, riflessioni, rivolta, iraz, rabbia di vivere
martedì, 22 maggio 2007
Tutto muta continuamente, le situazioni cambiano: la vita è movimento, la vita è cambiamento.
Il problema c'è quando non riesci a cambiare, quando non vedi la strada per andare avanti. Il bicchiere non è mezzo pieno, non è neanche mezzo vuoto, il bicchiere non c'è.... o quanto meno tu non riesci a vederlo, e così continui a versare tutta l'acqua che hai a disposizione per terra.
Quando non riesci a cambiare, quando diventi immobile, succede che rimani nella stessa situazione e non riesci ad andare oltre..... per quanto possa essere bella la situazione iniziale, l'ossigeno prima o poi si consumerà tutto e alla fine non rimarrà più nulla.
La vita è cambiamento e quando incominci a non cambiare vuol dire che ti sei avviato verso la morte, perché non si muore solo col corpo, anche l'anima può morire.

Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l`incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in sé stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l`ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.



Il punto è mettersi nella condizione di essere aperti al cambiamento. Cambiamento che può riguardare anche gli aspetti più profondi di sé.
L'immobilità è la condizione che blocca la vita ed è strettamente correlata alla compulsione. Essere immobili vuol dire stare in una condizione in cui non si è capaci di scegliere strade diverse. Vuol dire essere bloccati.
Che cos'è che blocca di più se non la paura?
In particolare vorrei fare notare che sono soprattutto le paure più grosse quelle che si cerca sempre di evitare in tutti i modi, le paure più radicate.
Se non mangi dopo quaranta giorni muori, se non bevi ci vuole una settimana. Alcune questioni di vitale importanza seguono regole molto semplici...... sono arrivato alla conclusione che per sentirsi bene, per rimanere in contatto con sé stessi, basta seguire una semplice regola: affrontare le proprie paure.
Cosa che si deve realizzare a fatti, non a parole. Ci sono parole che possono sbloccarti, ma quello che conta è cambiare il proprio modo di approcciarsi alla vita, se no non serve a niente avere la soluzione sotto il naso, non serve a niente conoscere da anni una poesia come: lentamente muore.
Le parole come i miti, vanno incarnate.