domenica, 29 aprile 2007
In questi giorni le mie routine quotidiane sono state stravolte, mi ritrovo ad avere moltissimo tempo in meno, e ciò che mi manca realmente è il tempo per me.
Non avere tempo per me, vuol dire scivolare via, allontanarmi da me stesso..... diventare irrequieto, inquieto, insoddisfatto e a poco, a poco, ritrovarsi faccia a faccia con un mio vecchio amico: il dolore.
Per fortuna ho imparato ad accettarlo, ad ascoltarlo.... ora quando l'incontro non scappo, mi fermo e cerco di sentire cosa sta cercando di dirmi.
C'è che non mi sono preso cura di me, è importante accudirsi, coccolarsi, alimentarsi con stimoli necessari..... ora devo solo capire (o sentire) che cos'ho trascurato, di cosa ho più necessità.
Mi stupisco di come certi processi adesso, rispetto che in passato, avvengano ad una velocità nettamente superiore. Ora me ne accorgo subito quando incomincio a non stare bene. Sarà il pieno di dolore che mi sono fatto cinque mesi fa, sarà che non cerco di manipolare tutto ciò che mi accade, non so da cosa dipende esattamente.
Una volta quando mi accorgevo che qualcosa non andava, qualcosa stava cambiando, invece di accettare il cambiamento facevo di tutto per far funzionare quel qualcosa che non andava. In fin dei conti era meglio cercare di sistemare qualcosa che già conoscevo, piuttosto che ricominciare da zero.
"Le cose che possiedi alla fine ti possiedono" e questo vale oltre che per gli oggetti, persone, animali, anche per le certezze.
Piuttosto che fare un salto nel buio è meglio rimanere sulla nave che affonda..... tanto basta raccontare a sé stesso che lo si fa perché bisogna riparare la nave, perché non si può mollare.... sarebbe da vigliacchi mollare, no?
Invece di cambiare aria, mollare il colpo, lasciarsi andare.... ci si ostina ancora di più, quasi inebriati dalla sfida, ci si crede eroi di una battaglia epica.
In realtà..... la verità è che si ha una paura fottuta di non avere il controllo e si fa di tutto per non accettare questa piccola semplice verità: certe cose accadono e tu non ci puoi fare nulla, non le controlli e mai potrai controllarle.
Una volta ero ossessionato dal controllo, ora credo di non esserlo più, o quanto meno lo sono di meno. Adesso sono più che altro curioso e infatti mi chiedo: da dove nasce l'ossessione del controllo, quale paura la fa scattare?
giovedì, 26 aprile 2007
[...] "Vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di questo abbraccio e non chiedere altro perchè la vita è solo sua e per quanto tu voglia, per quanto ti faccia impazzire non gliela cambierai in tuo favore. Fidarsi del suo abbraccio, della sua pelle contro la tua, questo ti deve essere sufficiente, lo vedrai andare via tante volte e poi una volta sarà l'ultima, ma tu dici, stasera, adesso, non è già l'ultima volta? Vedere il lato bello, accontentarsi del momento migliore, fidarsi di quando ti cerca in mezzo alla folla, fidarsi del suo addio, avere più fiducia nel tuo amore che non gli cambierà la vita, ma che non dannerà la tua, perchè se tu lo ami, e se soffri e se vai fuori di testa, questi sono problemi solo tuoi, fidarsi dei suoi baci, della sua pelle quando sta con la tua pelle, l'amore è niente di più. Sei tu che confondi l'amore con la vita." [...]

Pier Vittorio Tondelli - Biglietti agli amici
By Iraz scritto alle ore 11:29 | Permalink | commenti (1)
categoria:citazione, poesia, riflessioni, vita, bellezza
sabato, 21 aprile 2007
Mesi fa, quando stavo cercando dei libri sulla depressione, mi sono imbattuto in un libro che poneva l'accento sullo stretto legame tra "male oscuro" e artisti.

[..] Indro Montanelli, Vittorio Gasmann, Pietro Citati, Valeria Moriconi, Vincenzo Consolo, Ornella Vanoni, Geno Pampaloni. La Spoon River degli ex malati di depressione potrebbe continuare con tutti i nomi di quegli uomini e quelle donne, anonimi portatori di «melanconia» clinica, che infine hanno avuto il coraggio di raccontare la caduta nella sofferenza feroce: i colpi d’ansia allo stomaco, la volontà annientata, i gesti lenti e pesanti, i pensieri ripetitivi, i giorni spenti. E quella luce che non arriva mai.
Dicono le più recenti statistiche che nell’arco dell’esistenza una persona su cinque sarà colpita dalla depressione. Una mattina qualunque, senza preavviso, o dopo un grande trauma. E che meno di un terzo di chi ne soffre riceverà una diagnosi e un trattamento adeguato.
Tutto rallenta... il corpo e i processi creativi. Siamo dunque tutti potenziali candidati a diventare dei «prigionieri con la porta aperta» come aveva bendescritto l’esperienza di questa sofferenza Pablo Neruda? [..]

La depressione può colpire chiunque....... e giusto per la cronaca colpisce soprattutto i giovani.
Della depressione non se ne parla, c'è molta disinformazione, il grave errore che viene fatto spesso è quello di pensare di sapere di cosa si tratti. Se non ci si è documentati, se non si sono letti almeno un paio di libri (di quelli scritti bene) sull'argomento, pure che ci vivi con un depresso, non potrai mai avere un'idea di cosa sia la depressione.
Sono stato depresso per almeno otto anni e solo al settimo mi sono reso conto di esserlo..... E' un grave errore pensare di sapere cosa sia qualcosa se prima non ti sei documentato seriamente.

Chissà com'è che molti artisti, molti intellettuali, molti creativi hanno avuto a che fare con questa malattia. Non sono solo gli sfigati che se la beccano, non sono solo i pigri o quelli che non hanno sale in zucca.
Quello che sfugge alle persone "normali" è che spesso sono proprio le persone con una mente più acuta ad essere più a rischio. Riprendendo i concetti dei due post precedenti ( Dualità della mente - parte 1 e parte 2) direi che le persone più a rischio sono quelle che:
non hanno potuto mantenere uno stretto collegamento con la loro coscienza di corpo e di conseguenza hanno sviluppato in modo esagerato la coscienza di testa.
Persone dotate di un intelletto e una sensibilità accentuati, ma poco consapevoli delle proprie necessità.
Corpo e testa devono andare nella stessa direzione, se la testa è molto forte e decide che vuole andare da una parte, trascinerà il corpo in luoghi in cui il corpo non sta bene, il corpo la seguirà fin quando potrà, fino a quando ce la farà. Arrivato al limite il corpo inchioderà, come un'auto a cui parte il radiatore, come un motore che grippa.
La depressione è una situazione di stallo, sei andato talmente fuori strada, ti sei fatto talmente tanto male, che ora sei bloccato, rotto. La depressione è un meccanismo di sopravvivenza, un grosso segnale...... l'inconscio ti blocca prima che sputtani tutto in modo inreparabile.
L'unica e scendere aprire il cofano e mettersi pazientemente a cercare di capire cosa è successo. L'unica è imparare ad ascoltare, quello che il tuo corpo ha cercato di dirti per tanto tempo.
Se vuoi stare bene devi imparare ad ascoltare sia la coscienza di testa che la coscienza del corpo, servono entrambe, entrambe sono necessarie.
venerdì, 20 aprile 2007
Dentro Marylin - Afterhours - 1996 Germi


Lei è qua, falsità come, radioattività
Che mentre c'è da osare
Uccide lo spettacolo carnale
E l'anima brucia più di quanto illumini
Ma è un addestramento mentre attendo

Che io m'accorga che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c'è torto o ragione
E' il naturale processo di eliminazione

Forse se, forse se, porta ad esitare
Io vengo dall'errore, uno solo
Del tutto inadatto al volo
E anche se vedo il buio, così chiaramente
Io penso la bugia affascinante

E non mi accorgo che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c'è torto o ragione
E' il naturale processo di eliminazione

Lei è qua, lei è qua come, radioattività
Che mentre c'è da osare,
Uccide lo spettacolo carnale
Cinque pianeti, tutti nel tuo segno
Il fallimento è un grembo e io ti attendo

Mentre ti scordi che puoi respirare
Che sono il sovversivo
Tuo sovversivo amore
Non c'è torto o ragione
E' il naturale processo di eliminazione
By Iraz scritto alle ore 20:44 | Permalink | commenti
categoria:musica, respiro, afterhours, stati danimo, razionalità, rivolta
venerdì, 20 aprile 2007
Dualità del cervello: coscienza della testa e coscienza del corpo.
La coscienza della testa è ciò che di solito viene definita, come razionalità, come la capacità di ragionare.
La coscienza di corpo è qualcosa che senti e basta, senti le persone, senti le cose attorno a te.... senti, non ci rifletti su e basta. La meditazione recettiva mi ricorda molto la coscienza di corpo.
Servono entrambe, ma come si fa a passare alla coscienza di corpo?
Quando fai un'attività che comporta un certo sforzo fisico per forza di cose la mente si spegne, si è concentrati su quello che si sta facendo, su quello che si sente, sul corpo.
Coscienza di testa vuol dire concentrarsi, restringere il campo, in un certo senso chiudersi un po', filtrare di più.
Coscienza di corpo vuol dire aprirsi totalmente, fidarsi, spegnere tutte le difese.
Per filtrare bisogna passare repentinamente alla coscienza di sé.
E' il meccanismo di passare da una all'altra in modo immediato che mi sfugge (oltre al riuscire a stabilire un contatto duraturo con la mia coscienza di corpo).
Quando si è piccoli si ha più che altro una coscienza di corpo, motivo per cui si è maggiormente in contatto con sé stessi. Ad una certa età si passa dal gioco, dall'imparare giocando, al ragionare, all'imparare ragionando.
Forse per alcuni, causa problemi, è avvenuta una scissione netta. Invece di portare avanti entrambe le coscienze, c'è stato un passaggio di testimone. Alla coscienza di corpo è succeduta quella di testa..... e s'è perso un pezzo di sé. A lungo andare la mancanza di questo pezzo s'è fatta sentire.
Recuperare questa parte di sé è un primo passo, poi c'è da imparare a passare da una all'altra.

Il respiro
Il principio della meditazione è che non bisogna pensare a niente. Non pensando a niente per forze di cose il cervello può solo sentire.
Non pensare a niente non è una cosa tanto semplice, direi che è quasi impossibile, eppure il trucco c'è.... ci si concentra sul respiro. Si rallenta il ritmo rendendo la respirazione più profonda e si ascolta l'aria entrare ed uscire.
Respirare profondo e rilassarsi fa salire i sentimenti, ma normalmente (tipo ora che scrivo) il respiro non è profondo. Quando succede qualcosa di imprevisto la tendenza è quella di trattenere il respiro. Trattenendo il respiro si bloccano le emozioni, i sentimenti, in questo modo è più facile concentrarsi.
L'ansia è uno stato permanente di limitazione del respiro e dei sentimenti. Si strozza il fiato per bloccare certe emozioni. Si cerca di tenere un tappo sopra i sentimenti che spingono per uscire, la pressione alimenta il senso di disagio.
All'aumentare della pressione si aumenta la morsa, si respira di meno, e quando si raggiunge il limite massimo si sviene.

Come si passa da una coscienza all'altra?
La mia intuizione (ancora da verificare pienamente) è che modulando il respiro si può passare da una all'altra. La mente si accorderà al respiro. Un respiro profondo, rilassandosi, porterà a galla la coscienza di corpo; un respiro meno profondo, con una certa concentrazione, sintonizzerà la mente sulla coscienza di testa.

I traumi bloccano il naturale flusso tra coscienza di sé e coscienza di corpo. Impedendo il completo sviluppo, la completa scoperta di sé.
L'ingiustizia subita è quella di non essersi potuti sviluppare in pieno.
By Iraz scritto alle ore 01:42 | Permalink | commenti
categoria:riflessioni, vita, respiro, ansia, razionalità, rivolta, iraz, vero sé, autoterapia