In questi giorni le mie routine quotidiane sono state stravolte, mi ritrovo ad avere moltissimo tempo in meno, e ciò che mi manca realmente è il tempo per me.
Non avere tempo per me, vuol dire scivolare via, allontanarmi da me stesso..... diventare irrequieto, inquieto, insoddisfatto e a poco, a poco, ritrovarsi faccia a faccia con un mio vecchio amico: il dolore.
Per fortuna ho imparato ad accettarlo, ad ascoltarlo.... ora quando l'incontro non scappo, mi fermo e cerco di sentire cosa sta cercando di dirmi.
C'è che non mi sono preso cura di me, è importante accudirsi, coccolarsi, alimentarsi con stimoli necessari..... ora devo solo capire (o sentire) che cos'ho trascurato, di cosa ho più necessità.
Mi stupisco di come certi processi adesso, rispetto che in passato, avvengano ad una velocità nettamente superiore. Ora me ne accorgo subito quando incomincio a non stare bene. Sarà il pieno di dolore che mi sono fatto cinque mesi fa, sarà che non cerco di manipolare tutto ciò che mi accade, non so da cosa dipende esattamente.
Una volta quando mi accorgevo che qualcosa non andava, qualcosa stava cambiando, invece di accettare il cambiamento facevo di tutto per far funzionare quel qualcosa che non andava. In fin dei conti era meglio cercare di sistemare qualcosa che già conoscevo, piuttosto che ricominciare da zero.
"Le cose che possiedi alla fine ti possiedono" e questo vale oltre che per gli oggetti, persone, animali, anche per le certezze.
Piuttosto che fare un salto nel buio è meglio rimanere sulla nave che affonda..... tanto basta raccontare a sé stesso che lo si fa perché bisogna riparare la nave, perché non si può mollare.... sarebbe da vigliacchi mollare, no?
Invece di cambiare aria, mollare il colpo, lasciarsi andare.... ci si ostina ancora di più, quasi inebriati dalla sfida, ci si crede eroi di una battaglia epica.
In realtà..... la verità è che si ha una paura fottuta di non avere il controllo e si fa di tutto per non accettare questa piccola semplice verità: certe cose accadono e tu non ci puoi fare nulla, non le controlli e mai potrai controllarle.
Una volta ero ossessionato dal controllo, ora credo di non esserlo più, o quanto meno lo sono di meno. Adesso sono più che altro curioso e infatti mi chiedo: da dove nasce l'ossessione del controllo, quale paura la fa scattare?
Non avere tempo per me, vuol dire scivolare via, allontanarmi da me stesso..... diventare irrequieto, inquieto, insoddisfatto e a poco, a poco, ritrovarsi faccia a faccia con un mio vecchio amico: il dolore.
Per fortuna ho imparato ad accettarlo, ad ascoltarlo.... ora quando l'incontro non scappo, mi fermo e cerco di sentire cosa sta cercando di dirmi.
C'è che non mi sono preso cura di me, è importante accudirsi, coccolarsi, alimentarsi con stimoli necessari..... ora devo solo capire (o sentire) che cos'ho trascurato, di cosa ho più necessità.
Mi stupisco di come certi processi adesso, rispetto che in passato, avvengano ad una velocità nettamente superiore. Ora me ne accorgo subito quando incomincio a non stare bene. Sarà il pieno di dolore che mi sono fatto cinque mesi fa, sarà che non cerco di manipolare tutto ciò che mi accade, non so da cosa dipende esattamente.
Una volta quando mi accorgevo che qualcosa non andava, qualcosa stava cambiando, invece di accettare il cambiamento facevo di tutto per far funzionare quel qualcosa che non andava. In fin dei conti era meglio cercare di sistemare qualcosa che già conoscevo, piuttosto che ricominciare da zero.
"Le cose che possiedi alla fine ti possiedono" e questo vale oltre che per gli oggetti, persone, animali, anche per le certezze.
Piuttosto che fare un salto nel buio è meglio rimanere sulla nave che affonda..... tanto basta raccontare a sé stesso che lo si fa perché bisogna riparare la nave, perché non si può mollare.... sarebbe da vigliacchi mollare, no?
Invece di cambiare aria, mollare il colpo, lasciarsi andare.... ci si ostina ancora di più, quasi inebriati dalla sfida, ci si crede eroi di una battaglia epica.
In realtà..... la verità è che si ha una paura fottuta di non avere il controllo e si fa di tutto per non accettare questa piccola semplice verità: certe cose accadono e tu non ci puoi fare nulla, non le controlli e mai potrai controllarle.
Una volta ero ossessionato dal controllo, ora credo di non esserlo più, o quanto meno lo sono di meno. Adesso sono più che altro curioso e infatti mi chiedo: da dove nasce l'ossessione del controllo, quale paura la fa scattare?
By Iraz scritto alle ore 22:45 | Permalink | commenti
categoria:riflessioni, vita, paura, stati danimo, razionalità , rivolta, iraz, rabbia di vivere, essere sé stesso, vero sé, autoterapia
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