mercoledì, 28 febbraio 2007
"[...] a volte c'è così tanta bellezza nel mondo, che non riesco ad accettarla.
Il mio cuore sta per.... franare."


American Beauty - 1999 - Scena della busta
By Iraz scritto alle ore 03:48 | Permalink | commenti (2)
categoria:riflessioni, video, paura, bellezza, stati danimo, iraz
martedì, 27 febbraio 2007
Ultimamente ho scritto poco e niente sugli ultimi quindici giorni. Ho pubblicato qualche post-previsto, tra l'altro i post-previsti sono quasi finiti...., ma fondamentalmente aleggia un'aria di mistero sopra queste ultime due settimane. Qualche mio amico, di quelli che non vedevo da un po', mi ha chiesto se era tutto ok, se è che non era successo nulla..... come mai ultimamente non scrivo più?
L'ultimo post riguardante il presente è Intimismo , in quei giorni ero particolarmente sensibile, una sensibilità nuova e forte. Come scrissi nel post citato, la nuova sensibilità era al limite della sopportazione e infatti dopo qualche giorno diventò difficilmente gestibile.
In queste due settimane si sono alternati giorni di forte sensibilità a giorni di scarsa sensibilità, un periodo yo-yo. C'ho messo un po' a capirci qualcosa e adesso proverò a riordinare le idee su questo continuo salire e scendere, tuttora ho ancora grossi problemi nel gestire questo periodo.
Ci sono stati tre livelli di sensibilità: scarsa, forte e insopportabile. Io avrei preferito stare sempre al livello forte, purtroppo così non è stato e dopo una serie di passaggi dal forte all'insopportabile, mi sono arenato nel livello scarso.
Sarebbe naturale pensare che nel periodi no, nel periodo in cui ero poco sensibile, magari era accaduto qualcosa di brutto, magari le cose andavano un po' male..... e invece no, anzi, è stato un periodo particolarmente positivo. Ma allora perché ero poco sensibile? E che problema c'era nell'essere poco sensibile se poi le cose andavano bene?
Essere sensibile vuol dire sentire e vedere di più, nel bene e nel male; è una capacità, come il volume di una bottiglia.... ci sono bottiglie da 50cl e ci sono bottiglie da 2 litri, adesso come adesso ci tengo a scoprire qual'è la mia capacità e dubito di potermi accontentare della solita bottiglietta da mezzo litro.
Con una sensibilità pari a zero, pure che ti accadono le cose più belle di questo mondo, non te ne accorgi, non te le gusti. Io non sono arrivato a zero, però comunque mi da' molto fastidio sentire che la mia capacità di sentire, vedere e ascoltare quello che c'è attorno si è limitata.
Nel periodo di scarsa sensibilità mi sono sentito quasi "normale", ossia mi sembrava di essere tornato a come ero prima di andare in crisi (più o meno verso il 97-98), apparentemente felice..... come mi sono reso conto di questa cosa, nella mia mente ho tirato fuori un lungo e secco: Noooooooo.
Non esiste che torno a come ero prima, mi preferisco adesso. Arrivato a questo punto non baratterei il "come sono adesso" con nulla di quello che ho passato. Mi tengo il dolore, mi tengo l'essermi sentito fallito, mi tengo l'aver rischiato di impazzire, mi tengo tutto..... va bene così, mi piaccio molto di più così.... e non è ancora finita, c'è ancora molto da scoprire.
Non è semplice accettare di essere meno sensibile quando vorresti esserlo di più..... e infatti non l'ho accettato. La mia politica dell'accettare tutto, è rivolta alle cose che di solito non accetto e, a sua volta, rientra nella politica di cercare di andare oltre i propri limiti.
Accorgermi che ero meno sensibile, nonostante andasse tutto bene, già di per sé è stata una piccola vittoria.
A questo punto torno a chiedermi: com'è che sono diventato meno sensibile?
Non è stato così semplice e immediato capire come ero arrivato fino a questo punto, ci sono volute due settimane.... alla fine sono arrivato alla conclusione che è una questione di paura.
Quando scatta la paura c'è un ritirarsi verso l'interno e un tirare su le proprie barriere, le difese. Di fatto ci si chiude. Il fatto di chiudersi ti fa sentire di meno.
Quando ti apri ti arrivano tante cose da fuori, probabilmente il fatto di rimanere aperto ti aiuta a rimanere più in contatto con te stesso. Anche perché se ti arrivano tante cose, l'unico modo per assorbirle è che passino da te, e se passano da te vuol dire che le senti, che senti.
In definitiva il nocciolo della questione è non avere paura, non avere paura e godersi le cose, fosse una canzone, fosse un cielo grigio che magari ti può dare una sensazione di nostalgia, ma è comunque un emozione.... ci sono tante cose belle in giro, bisogna solo riuscire a vederle, bisogna solo riuscire a sentirle. Se uno si chiude, se uno ha paura, limita la propria capacità di godere del mondo.
Da dove nascono le paure?
Spesso la paura cresce proporzionalmente alla consapevolezza di avere qualcosa da perdere. Si innesca un circolo vizioso: dopo che le cose incominciano ad andare bene e ci si rende conto di ciò, si incomincia a temere di perdere tutto quello che si è raggiunto. Più è importante ciò che si è raggiunto e più è grande la paura di perderlo.
A questo punto mi torna in mente un mio post: Tornare alla superficie di sè e mi torna in mente che se "in questa vita bisogna diventare eroi di sé stessi", il miglior modo è affrontare le proprie paure. E' il modo più veloce per rimanere aderenti a sé stessi.
Alla fine del post citato mi chiedevo come era possibile rimanere a contatto con sé stesso. Le paure fioriscono di pari passo con i successi raggiunti, forse si tratta di incominciare un circolo virtuoso dove le paure vengono costantemente affrontate. Si tratta di un lavoro continuo, infinito, come il respirare....

E' la paura che ti fotte.... ed è anche la paura che fa scattare l'ossessione del controllo. Quando hai paura di una cosa, non ti fidi di questa e quindi la vuoi controllare tu, perché è l'unico modo per stare tranquillo, per non avere paura.
Se ci rifletto un attimino mi rendo conto che nei momenti in cui mi sono fidato di più e quindi sono riuscito, quanto meno temporaneamente, a non farmi sopraffare dalle paure ho provato le emozioni più forti, ho fatto i viaggi più belli.
domenica, 18 febbraio 2007
Post-ibrido, ossia un misto tra un post-previsto e un post-imprevisto.
Innanzi tutto rispondo al commento dell'ultimo post:
grazie per i grazie, ma non dimenticare di ringraziare te stessa, non è semplice aprirsi.... soprattutto con un semisconosciuto.
La lista delle persone che mi hanno aiutato quando stavo male è veramente lunga. Molte persone le ho ringraziate di persona, alcune continuano ad aiutarmi e ad altre ho potuto dare una mano quando poi sono stato meglio.

Venerdì 1° dicembre è stato il primo giorno che ho incominciato a prendere psicofarmaci, purtroppo hanno incominciato a fare effetto solo ventiquattro ore dopo..... quella sera stavo male e anche se non stavo tanto male quanto il giorno prima, vivere, respirare era terribilmente faticoso.
E' incredibile come quando meno te lo aspetti, succede qualcosa che segnerà la tua vita..... accade che attacco a parlare con un tizio che conoscevo appena. Parliamo, parliamo, non so bene per quanto tempo. Parliamo di cose serie, cose maledettamente serie.... io stavo uno straccio quella sera, mi sentivo veramente fallito.... e scopro che non ero l'unico ad avere certi problemi.
Poco dopo si aggrega un altro tizio, con un'altra storia allucinante alle spalle..... a conti fatti eravamo in tre più il mio amico-socio, per un totale di quattro pirla che senza farlo apposta si erano ritrovati a parlare di psicologi, psicofarmaci, paura dell'abbandono, etc, etc. Tutto questo in un locale di musica live, mentre attorno a noi le altre persone erano impegnate in tutt'altro.
Di solito capita raramente di conoscere qualcuno e diventarci amico nel giro di così poco. Da due mesi e mezzo a questa parte, sta capitando sempre più spesso.... che nome dare a questo fenomeno: chimica del cervello? Fiuto? O magari che a mostrarsi per come veramente si è, si attirano persone con cui c'è un'affinità più profonda?
La cosa assurda è che succede che la persona con cui sei stato per quattro anni, ti volta le spalle in un attimo, fottendosene allegramente delle tue esplicite richieste di aiuto; altre persone, perfetti sconosciuti o quasi, ti danno una quantità di aiuto e amore (inteso come amore fraterno) da lasciarti quasi imbarazzato.
Quella sera ho capito due cose:
1 che non c'era nulla di cui vergognarsi.
2 il significato della parola umiltà

Della vergogna ne ho già scritto in altri post, quindi non mi ripeto. Sull'umiltà ne scrivo adesso.

L'umiltà
Non sono mai stato una persona umile.... e non è che non ci abbia mai provato. L'umiltà è difficile da definire ed è difficile da comprendere. L'umiltà è una forma di rispetto che puoi sentire a diverse profondità.
Andando in alta montagna mi ero fatto un'idea di cosa volesse dire essere umile quando ti contrapponi a certi luoghi, quando hai a che fare con una natura selvaggia. I ghiacciai sono luoghi molto pericolosi, quando penso alla morte penso alle pareti blu tenue di un crepaccio. Su un ghiacciaio tu non conti niente, sei una formica, la durata della tua vita in paragone ai millenni di esistenza di un ghiacciaio non è nulla.
In certi luoghi essere umile è semplice. Tutt'altra cosa è essere umile con le persone che incontri sulla tua strada nella vita normale. Tutti ci facciamo un'idea di chi abbiamo di fronte, tutti diamo un giudizio...... non per cattiveria (o almeno non sempre), ma semplicemente perchè così come riconosci il colore dei capelli di chi ti sta davanti, con la stessa semplicità il cervello elabora un giudizio. Per ricordare è necessario dare un nome, definire ciò che abbiamo di fronte. E' impossibile non elaborare un giudizio su chi hai di fronte.
Quello che cambiò quella sera è che mi resi conto che tutte le persone stanno nella stessa situazione, viviamo tutti su questo mondo e ognuno ha i suoi problemi. Ognuno è diventato com'è per una complicata serie di cause. Non c'è "realmente" nessuno che può sentirsi arrivato, non c'è nessuno che si può sentire meglio. Spesso si incontrano persone che mostrano solo il lato buono, magari lo mostrano anche con una certa abilità, ma non esiste una persona perfetta. Viviamo una vita incerta, nel senso che potrebbe finire da un momento all'altro, illudendoci di avere tutta una serie di certezze.... tutti quanti, nessuno escluso.

domenica, 18 febbraio 2007
Sono le 3:53 del mattino, giornata particolare, ho fatto una serie di chiacchierate molto interessanti. La prima sta mattina e l'ultima poco fa..... chissà com'è che si sono concentrate di sabato, di solito il sabato è uno di quei giorni in cui le persone "normali" pensano a divertirsi.
Forse è che divertirsi non vuol dire stare bene, o almeno non sempre. Forse che ogni tanto per stare bene è necessario smettere di parlare di cazzate, perchè non conta se hai 32, 27, 20 o 17 anni.... certi discorsi vanno fatti.... bisogna tirare la linea e fare il punto, non si può sempre andare avanti e continuare a voler andare avanti con un paio di ruote bucate e la spia dell'olio accesa.
Ogni tanto bisogna mettere da parte la maschera e fare prendere un po' d'ossigeno alla pelle.

Sono un paio di giorni che ho in mente una cosa.... spesso i genitori ai figli impartiscono leggi di vita, tipo:
"Non devi mostrarti debole, sii forte", "Non devi avere paura, sii coraggioso", etc, etc, la lista potrebbe continuare all'infinito....
Sono arrivato alla conclusione che nella vita nulla è dovuto, neanche i doveri...... quindi fanculo i vari devi essere così o cosà, e rifanculo ai vari non devi essere così o cosà.
Personalmente, al mio ipotetico figlio futuro, l'unica cosa che mi sento di dire è:

"Cerca di sentire tutto quello che puoi sentire, nel bene e nel male, perchè la vita è sentire. Quando non senti più nulla, vuol dire che sei morto o quasi."
venerdì, 16 febbraio 2007
Oggi torno a scrivere sul Blog.
Questo è uno dei Post previsti, per la precisione il penultimo, l'argomento del "giorno" è:

Il vuoto

Uno dei più grossi problemi di quando si chiude una relazione sentimentale, di dipendenza o non, è l'avere a che fare con una sensazione di vuoto assoluto.
La dimensione del vuoto è direttamente proporzionale a quanto ti sei annullato nel rapporto, più ti sei annullato e maggiore sarà il vuoto.... inutile dire che le dimensioni di tale vuoto, possono essere veramente mastodontiche.
Così passi, da un momento all'altro, dall'avere la tua vita più o meno piena...... all'essere risucchiato da questa depressione, assenza di stimoli, gigante. In un attimo ti ritrovi a  dover escogitare modi per riempire le giornate.... perché aver del tempo libero vuol dire pensare...... pensare a quello che non c'è più: la tua vita.
Pensare vuol dire infliggersi del dolore, quindi ci sono varie reazioni: c'è chi si butta a capo fitto in qualsiasi cosa gli passi per le mani, c'è chi si fa', c'è chi rimane impietrito, c'è chi contempla il vuoto chiedendosi da dove cavolo è uscito fuori..... da dove nasce il vuoto? Come fa' a crearsi così tanto vuoto in così poco tempo? Come ci si arriva un giorno a chiedersi: e mo' che faccio?
Non è stato tanto facile riuscire ad accettare il vuoto, la prima reazione è stata quella di negarlo, cercare di riempirlo......  i l    v u o t o    n o n    c' è.
Il problema è che non lo puoi nascondere sotto il tappeto.... non funziona così.
Un giorno ho compreso che il vuoto non si crea da un giorno all'altro, il vuoto c'era anche prima.... era semplicemente nascosto, riempito di cazzate e dipinto dai caldi colori dell'amore. Il vuoto c'era anche prima, solo che prima non lo vedevo. Nessuno è cieco come chi non vuol vedere, nessuno è cieco come chi ama.
Quando la luce dell'amore finisce ecco che gli occhi, a poco, a poco si riabituano alla penombra e ricominciano a vedere ciò che prima non volevano vedere......
C'è chi dice che la religione è l'oppio dei popoli, ne siamo tanto sicuri? Forse una volta era così, ma adesso il mercato offre una vasta scelta di tipi di oppio..... qualsiasi cosa può diventare oppio, anche ciò che viene chiamato amore.
Si tratta di un meccanismo: credere che basti un'unica cosa per essere apposto.
Ognuno al suo oppio personale: c'è chi ha bisogno di avere una persona vicina, c'è chi ha bisogno di mostrare i suoi beni, c'è chi è invaghito dal potere, etc, etc.
E' che per un motivo o per un altro, si tende a voler spegnere il proprio cervello..... e il modo più semplice è concentrare le proprie attenzioni su un'unica cosa, vedi quella - non vedi il resto.
Anni fa' feci un viaggio in un paese del terzo mondo. La domenica le persone si ubriacavano, tutti. I primi erano gli insegnanti delle scuole, dato che guadagnavano meglio avevano più soldi da spendere.
Parlando con un padre missionario mi spiegò che le persone non volevano prendere decisioni, non volevano avere responsabilità, se non decidevano niente non erano colpevoli di niente.... l'ideale era essere comandati.
Anche se con una sua logica, mi sembrava una cosa assurda.
Magari nei paesi del "primo" mondo non ci si ubriaca in massa la domenica con l'alcool, ma fino a che punto si può dire che qui non si faccia di tutto per spegnersi il cervello? La domenica pomeriggio basta accendere la TV e fare un giro tra i canali..... la TV è sicuramente un oppio a buon mercato.
Qualsiasi cosa può diventare "l'oppio dei popoli". Ora l'importante è darci un taglio, chiudere con questo meccanismo diabolico.
Il vuoto non si crea da un momento all'altro, nella mia precedente vita quante cose facevo perché effettivamente sentivo che erano necessarie? Poche, molte poche. Perché? Perché avevo anch'io il mio oppio.... avevo il mio amore.
Il vuoto c'era anche prima.

Empty spaces + What Shall We Do Now  - Pink Floyd - 1979-83 The Wall


Empty Spaces + What Shall We Do Now
Spazi vuoti + Cosa dovremmo fare ora?

What shall we use
to fill the empty spaces
Where waves of hunger gnaw / roar
Shall we set out across this sea of faces
In search of more and more applause


Shall we buy a new guitar?
Shall we drive a more powerful car?
Shall we work straight through the night?
Shall we get into fights?
Leave the lights on?
Drop bombs?
Do tours of the east?
contract diseases?
Bury bones?
Break up homes?
Send flowers by phone?
Take to drink?
Go to shrinks?
Give up meat?
Rarely sleep?
Keep people as pets?
Train dogs?
Race rats?
Fill the attic with cash?
Bury treasure?
Store up leisure?
But never relax at all
With our backs to the wall.


Cosa dovremmo usare
Per riempire gli spazi vuoti
Dove onde di famelici ruggiscono
dovremmo emergere attraverso questo mare di facce
In cerca ancora di ulteriori nuovi applausi

Dobbiamo comprare una nuova chitarra?
Dobbiamo guidare una macchina più potente?
Lavorare duro tutta la notte?
Dobbiamo fare a botte?
Lasciare accese le luci?
Gettare bombe?
Fare tournée nell’Est?
Contrarre malattie?
Sotterrare ossa?
Sfasciare case?
Inviare fiori per telefono?
Ubriacarci?
Andare in analisi?
Rinunciare alla carne?
Mai dormire?
Tenere la gente come gli animali?
Ammaestrare cani?
Far correre i topi?
Riempire l’attico di contanti?
Sotterrare tesori?
Accumulare piaceri?
Tutto ciò senza mai riposarci
Con le nostre spalle al muro.





Bye