Ultimamente ho scritto poco e niente sugli ultimi quindici giorni. Ho pubblicato qualche post-previsto, tra l'altro i post-previsti sono quasi finiti...., ma fondamentalmente aleggia un'aria di mistero sopra queste ultime due settimane. Qualche mio amico, di quelli che non vedevo da un po', mi ha chiesto se era tutto ok, se è che non era successo nulla..... come mai ultimamente non scrivo più?
L'ultimo post riguardante il presente è
Intimismo , in quei giorni ero particolarmente sensibile, una sensibilità nuova e forte. Come scrissi nel post citato, la nuova sensibilità era al limite della sopportazione e infatti dopo qualche giorno diventò difficilmente gestibile.
In queste due settimane si sono alternati giorni di forte sensibilità a giorni di scarsa sensibilità, un periodo yo-yo. C'ho messo un po' a capirci qualcosa e adesso proverò a riordinare le idee su questo continuo salire e scendere, tuttora ho ancora grossi problemi nel gestire questo periodo.
Ci sono stati tre livelli di sensibilità: scarsa, forte e insopportabile. Io avrei preferito stare sempre al livello forte, purtroppo così non è stato e dopo una serie di passaggi dal forte all'insopportabile, mi sono arenato nel livello scarso.
Sarebbe naturale pensare che nel periodi no, nel periodo in cui ero poco sensibile, magari era accaduto qualcosa di brutto, magari le cose andavano un po' male..... e invece no, anzi, è stato un periodo particolarmente positivo. Ma allora perché ero poco sensibile? E che problema c'era nell'essere poco sensibile se poi le cose andavano bene?
Essere sensibile vuol dire sentire e vedere di più, nel bene e nel male; è una capacità, come il volume di una bottiglia.... ci sono bottiglie da 50cl e ci sono bottiglie da 2 litri, adesso come adesso ci tengo a scoprire qual'è la mia capacità e dubito di potermi accontentare della solita bottiglietta da mezzo litro.
Con una sensibilità pari a zero, pure che ti accadono le cose più belle di questo mondo, non te ne accorgi, non te le gusti. Io non sono arrivato a zero, però comunque mi da' molto fastidio sentire che la mia capacità di sentire, vedere e ascoltare quello che c'è attorno si è limitata.
Nel periodo di scarsa sensibilità mi sono sentito quasi "normale", ossia mi sembrava di essere tornato a come ero prima di andare in crisi (più o meno verso il 97-98), apparentemente felice..... come mi sono reso conto di questa cosa, nella mia mente ho tirato fuori un lungo e secco: Noooooooo.
Non esiste che torno a come ero prima, mi preferisco adesso. Arrivato a questo punto non baratterei il "come sono adesso" con nulla di quello che ho passato. Mi tengo il dolore, mi tengo l'essermi sentito fallito, mi tengo l'aver rischiato di impazzire, mi tengo tutto..... va bene così, mi piaccio molto di più così.... e non è ancora finita, c'è ancora molto da scoprire.
Non è semplice accettare di essere meno sensibile quando vorresti esserlo di più..... e infatti non l'ho accettato. La mia politica dell'accettare tutto, è rivolta alle cose che di solito non accetto e, a sua volta, rientra nella politica di cercare di andare oltre i propri limiti.
Accorgermi che ero meno sensibile, nonostante andasse tutto bene, già di per sé è stata una piccola vittoria.
A questo punto torno a chiedermi: com'è che sono diventato meno sensibile?
Non è stato così semplice e immediato capire come ero arrivato fino a questo punto, ci sono volute due settimane.... alla fine sono arrivato alla conclusione che è una questione di paura.
Quando scatta la paura c'è un ritirarsi verso l'interno e un tirare su le proprie barriere, le difese. Di fatto ci si chiude. Il fatto di chiudersi ti fa sentire di meno.
Quando ti apri ti arrivano tante cose da fuori, probabilmente il fatto di rimanere aperto ti aiuta a rimanere più in contatto con te stesso. Anche perché se ti arrivano tante cose, l'unico modo per assorbirle è che passino da te, e se passano da te vuol dire che le senti, che senti.
In definitiva il nocciolo della questione è non avere paura, non avere paura e godersi le cose, fosse una canzone, fosse un cielo grigio che magari ti può dare una sensazione di nostalgia, ma è comunque un emozione.... ci sono tante cose belle in giro, bisogna solo riuscire a vederle, bisogna solo riuscire a sentirle. Se uno si chiude, se uno ha paura, limita la propria capacità di godere del mondo.
Da dove nascono le paure?
Spesso la paura cresce proporzionalmente alla consapevolezza di avere qualcosa da perdere. Si innesca un circolo vizioso: dopo che le cose incominciano ad andare bene e ci si rende conto di ciò, si incomincia a temere di perdere tutto quello che si è raggiunto. Più è importante ciò che si è raggiunto e più è grande la paura di perderlo.
A questo punto mi torna in mente un mio post:
Tornare alla superficie di sè e mi torna in mente che se "in questa vita bisogna diventare eroi di sé stessi", il miglior modo è affrontare le proprie paure. E' il modo più veloce per rimanere aderenti a sé stessi.
Alla fine del post citato mi chiedevo come era possibile rimanere a contatto con sé stesso. Le paure fioriscono di pari passo con i successi raggiunti, forse si tratta di incominciare un circolo virtuoso dove le paure vengono costantemente affrontate. Si tratta di un lavoro continuo, infinito, come il respirare....
E' la paura che ti fotte.... ed è anche la paura che fa scattare l'ossessione del controllo. Quando hai paura di una cosa, non ti fidi di questa e quindi la vuoi controllare tu, perché è l'unico modo per stare tranquillo, per non avere paura.
Se ci rifletto un attimino mi rendo conto che nei momenti in cui mi sono fidato di più e quindi sono riuscito, quanto meno temporaneamente, a non farmi sopraffare dalle paure ho provato le emozioni più forti, ho fatto i viaggi più belli.